Stalag 17

Il progenitore di tutti i film sui prigionieri di guerra. Holden (vincitore di un Oscar) è un sergente supercinico sospettato di essere una spia nazista. Wilder mescola brillantemente dramma e commedia per mostrare la vita monotona e piena di ansie dei prigionieri. Meravigliosi gli intermezzi comici di Strauss e Lembeck (che riprendono i loro ruoli di Broadway), e superba la prova di Preminger nella parte del comandante del campo nazista. Sceneggiatura di Wilder e Edwin Blum, dal dramma di Donald Bevan e Edmund Trzcinski. Oscar a Holden, nomination per la regia di Wilder e a Strauss.

La finestra sul cortile

James Stewart è L.B. Jeffries, un fotoreporter costretto in casa con una gamba ingessata. Spia il vicinato con il teleobiettivo, tra una visita dell’infermiera e della sua bella fidanzata modella, Lisa. Scopre un assassinio nell’appartamento di fronte al suo, al di là del cortile… Uno dei film più perfetti di Hitchcock, uno di quelli per i quali la definizione di «mago del brivido» è assolutamente insensata. È intanto (a partire dal bellissimo titolo) un film sul cinema e sulla visione: una riflessione sull’impotenza e l’onnicomprensività dello sguardo, leggibile trasversalmente in termini di maschile e femminile (fondamentale la presenza di una divina Grace Kelly che fa la sua comparsa nella penombra, al ralenty). Ma è anche un film nel quale il cattolicesimo del regista si fa meno misantropico (
Gli uccelli
), masochista (
Il ladro
) o dilemmatico (
Io confesso
). Qui il «giallo» è la metafora migliore per dire che ogni esistenza è degna di essere narrata; e qui Hitchcock è davvero vicinissimo a Simenon. Si guardi la scena della donna cui muore il cane: è una sequenza secondaria, sarcastica ma con un fondo di celatissima pietà, rara in Hitch. Anche se ironicamente, potrebbe contenere addirittura la morale del film.
(emiliano morreale)