Qualcuno da amare

A Santa Monica, in occasione dell’imminente demolizione di un vecchio cinema, due fratelli, proprietari del locale, organizzano un ricevimento al quale invitano numerosi personaggi del mondo dello spettacolo. Film d’autore interessante, ambizioso, ben dialogato, ma anche un po’ prolisso. Ultima interpretazione di Orson Welles, scomparso il 10 ottobre dell’85 a sessantanove anni, mattatore assoluto delle sequenze in cui appare.
(andrea tagliacozzo)

Nightmare – Dal profondo della notte

Diversi adolescenti scoprono di avere tutti lo stesso incubo sul medesimo personaggio: lo sfigurato Freddy Krueger, una sorta di spettro che può entrare a piacimento nei loro sogni e ucciderli nei modi più macabri. Toccherà alla sopravvissuta Nancy (Langenkamp) provare a fermarlo. A una fantasiosa premessa segue uno sviluppo banale, ma questo supersuccesso al botteghino ha portato a una manciata di sequel e una serie tv, Freddy’s Nightmares.

I vampiri di Salem Lot

Un antropologo divorziato, per conquistare la stima del figlio adolescente, si trasferisce in una piccola cittadina del Maine. Incuriosito da alcune stranezze, l’uomo scopre che tutti gli abitanti del luogo sono dei vampiri. Ispirato al romanzo di Stephen King «»«Salem’s Lot», un horror curioso che agli ingredienti tipici del genere unisce una buona dose d’umorismo e una non celata metafora politica. In una parte di rilievo compare Samuel Fuller.
(andrea tagliacozzo)

Nashville

Brillante mosaico di Altman sulla vita americana, vista attraverso 24 personaggi coinvolti in una manifestazione politica a Nashville. Ricco di convincenti studi caratteriali e di bozzetti acuti e divertenti, e apparentemente realizzato in totale libertà stilistica. Caleidoscopico, frammentario melodramma musicale, uno dei capolavori del cinema anni Settanteìa, con cui Altman rinnova e critica il cinema classico hollywoodiano.

La struttuta narrativa aperta, dove tutto s’intreccia con tutto, permette al film di affrontare una serie di temi e aspetti della società americana senza imporre un punto di vista preciso, ma anche senza preoccupazioni didascaliche e moralistiche. E la “babele dei personaggi” è sottolineata dalla babele delle colonne sonore che riverberano la confusione esistenziale che attraversa il film. Oscar alla canzone I’m Easy di Carradine. Elliott Gould e Julie Christie compaiono nei panni di se stessi.