Prova a incastrarmi

Basato sugli atti di uno dei più complessi processi di mafia mai celebrati negli Stati Uniti. Jack DiNorscio (Vin Diesel), della famiglia Lucchese del New Jersey, scampa per miracolo al tentativo di omicidio da parte del cugino tossicodipendente, lo stesso che per paura dell’immancabile vendetta denuncia all’Fbi l’intero clan. Jack, il solo a essere già detenuto, malvisto dagli altri mafiosi decide di difendersi da sé, rinunciando all’assistenza di un legale. L’uomo, poco istruito ma dotato di una forte carica umana, riuscirà, malgrado le prove addotte dalla pubblica accusa, a entrare in sintonia con i membri della giuria. Fedele a oltranza alla legge mafiosa che impone omertà a ogni costo, riuscirà a smontare il castello accusatorio a carico suo e di tutti gli altri membri della famiglia, facendo così mandare assolto l’intero clan.

La recensione

Sidney Lumet ha cominciato a fare film quasi cinquant’anni fa con
La parola ai giurati
e ancora lì, in un’aula di tribunale, torna con questo apologo sullo strisciante
appeal
esercitato dalla c

Il mistero Von Bulow

Giudicato colpevole di tentato omicidio nei confronti della moglie, ora in coma irreversibile, il ricchissimo Claus Von Bulow ricorre in appello affidandosi al celebre avvocato Alan Dershowitz. Questi accetta l’incarico, sebbene nutra forti sospetti sull’innocenza del suo cliente. Schroeder aggira le trappole del film processuale con una struttura a mosaico notevole. Ma il merito della riuscita si deve anche alla buona sceneggiatura di Nicholas Kazan e all’apporto decisivo dei tre protagonisti: Jeremy Irons (vincitore dell’Oscar come migliore attore) su tutti, anche se Glenn Close e l’ottimo Ron Silver non gli sono da meno.
(andrea tagliacozzo)

Nemici: una storia d’amore

La vicenda, tratta dal libro di Isaac Bashevis Singer, è ambientata nella New York dell’immediato dopoguerra. L’ebreo Herman ha sposato in seconde nozze una polacca che lo ha sottratto alle persecuzioni naziste. Sebbene affezionato alla consorte, Herman ha un’amante, Masha, sua correligionaria. A complicare le cose arriva Tamara, la prima moglie, che l’uomo credeva morta nei campi di sterminio. Tra le prove più complesse e ambiziose di Paul Mazursky, solitamente più a suo agio con la commedia. Anche se non privo di spunti ironici ed umoristici, il film è permeato di un’atmosfera inquietante, dovuta al tragico vissuto dei protagonisti che, come la moglie di Herman, torna puntualmente a riaffiorare. Formidabile il trio d’interpreti (la Olin e la Huston vennero entrambe candidate all’Oscar).
(andrea tagliacozzo)

Alì

«Muoviti come una farfalla e pungi come un’ape», questa è probabilmente la frase più celebre del grande Mohamed Alì, quella che lo rispecchiava meglio quando era sul ring. Campione olimpico nel 1960 a Roma, Cassius Clay diventa campione del mondo dei pesi massimi nel 1964 alla tenera età di 22 anni, sconfiggendo Sonny Liston. Da qui parte il film di Michael Mann interpretato da Will Smith. Il giorno dopo la conquista del titolo, Clay annuncia la sua conversione all’Islam e cambia nome in Mohamed Alì. Da qui inizia la sua guerra personale contro il razzismo, i preconcetti della gente e il governo degli Stati Uniti, che lo chiama alle armi per andare a combattere in Vietnam: «Non andrò a litigare con i Vietkong», disse il campione. Ritiro del passaporto, processo per renitenza alla leva e ritiro della licenza da pugile. Ormai in ginocchio, Alì continuò la sua battaglia personale e, dopo l’assoluzione della Corte Suprema, dieci anni dopo il suo primo titolo mondiale, andò a Kinshasa a combattere contro il campione in carica George Foreman. Da tutti è considerato l’incontro di tutti i tempi, splendidamente raccontato da

Norman Mailer
, e a 32 anni Alì tornò in cima al mondo. Diventato leggenda già in vita, Mohamed Alì è una delle figure più rappresentative del Novecento. Opera titanica quella di Mann e altrettanto ammirabile quella di Will Smith, non solo per i 17 chili che ha dovuto prendere per assomigliare al campione, non solo per aver imparato a boxare come Clay, non solo per aver imparato a muoversi come Alì, ma soprattutto perché ha imparato a pensare come Mohamed Alì.
(andrea amato)

Oltre il ricatto

Tornando di notte dal Messico in California, i coniugi Doug e Lynn Kaines investono e uccidono involontariamente un agente della polizia. I due, per evitare guai, decidono di non denunciare il fatto. Tornati a casa, i Kaines trovano ad aspettarli un misterioso individuo, Shell, che è a conoscenza dell’incidente e intende ricattarli. Un thriller di discreta fattura prodotto per la televisione via cavo. Bravi gli interpreti.
(andrea tagliacozzo)

Blue Steel – Bersaglio mortale

L’agente di polizia Megan Turner sventa una rapina in un supermercato uccidendo un delinquente armato di pistola. L’arma viene raccolta da un cliente, l’agente di borsa Eugene Hunt, che riesce a dileguarsi senza farsi notare. L’uomo, psicologicamente disturbato, incide il nome della poliziotta su alcuni proiettili e, durante una passeggiata notturna, uccide la prima persona che gli capita a tiro. Un eccellente thriller, estremamente elegante e stilizzato nella messa in scena. I preziosismi stilistici della Bigelow riescono a mascherare le pecche della sceneggiatura, intrigante ma non perfetta. (andrea tagliacozzo)