Pallottole cinesi

Una guardia cinese deve salvare una prinicipessa rapita nel Far West. Diventerà amico degli indiani… Jackie se l’era legata al dito quando nel 1997 Jet Li aveva girato Once upon a Time in China and America di Sammo Hung. Il kung-fu nel Far West! Mi avete rubato l’idea! E adesso mostra che cosa è capace di fare lui. Ma Jackie è stanco. Non ha più né il fisico né le idee. E non sembra neanche troppo furbo (non si dice generoso). Perché si sceglie un regista-ombra, anonimo. E una spalla letteralmente invisibile, un biondone di cui non ci si ricorda neanche la faccia. Evidentemente era stato geloso di Chris Tucker, suo partner in Rush Hour , popolarissimo negli Usa. Risultato: un terzo degli incassi di Rush Hour . E un film tre volte più brutto. Gli indiani buoni, i cinesi schiavi che costruiscono le ferrovie, la principessa da salvare che decide di aiutare il popolo. Le battute anacronistiche su John Wayne. Non una traccia di ironia. Non un barlume di meraviglia nelle coreografie. Gli Usa fanno molto male a Jackie Chan. (alberto pezzotta)

Il monaco

Tibet, 1943. Un monaco, addestrato alle arti marziali, riceve dal suo maestro il compito di proteggere un antichissimo manoscritto. Chi lo possiede guadagna l’immortalità e il potere assoluto. Ma sulle tracce del manoscritto c’è anche il gerarca nazista, Struker. Comincia una caccia all’uomo che si protrae per sessant’anni. Ci ritroviamo così, con un salto temporale, nell’America del 2003. Qui il Monaco incontra Kar, un ladruncolo dei bassifondi che vive in un cinema. Intravede in lui il suo «seguente», cioè colui che dovrà prendere il suo posto e proteggere il manoscritto. Ma i due dovranno però guardarsi da Struker, che, ormai vecchio, è spalleggiato dalla bella nipote Nina. Ci riusciranno?

Dopo il super tecnologico
Matrix Reloaded
pensavamo di esserci saziati. Invece ecco un nuovo film che mescola arti marziali, filosofia ed effetti speciali. Ancora una volta duelli sospesi per aria che hanno fatto la fortuna dei predecessori
Matrix
e
La tigre e il dragone. Il monaco
nasce come fumetto alla fine degli anni Novanta, caratterizzato dallo stile d’azione di Honk Hong e dalla filosofia orientale. Anche il film viaggia su queste due frequenze. Il regista Paul Hunter, autore dei video musicali di Jennifer Lopez ed Eminem e di spot pubblicitari per Coca Cola e Nike, è qui alla sua prima esperienza cinematografica. Per alcuni momenti si dimentica degli effetti speciali e il film si avvicina ad alcuni prodotti anni Ottanta. Gli inseguimenti tra i bassifondi dei quartieri orientali sembrano quelli di film come Grosso guaio a Chinatown. Il personaggio di Kar, l’occidentale che deve salvare l’oriente ricorda Eddie Murphy ne
Il bambino d’oro
. Non si lascia scappare l’occasione di citare il genere arti marziali alla Bruce Lee. A modo suo ne guadagna in originalità. I rimandi ad altri film sono comunque tanti. Hunter non si lascia scappare nemmeno l’occasione di citare il cinema-arti marziali alla Bruce lee. Nostalgia? Ma non finisce qui, perché c’è anche il nazista cattivo alla ricerca di un’antichità preziosa (episodio storicamente corretto poiché Hitler mandò più volte spedizioni in Tibet alla ricerca del Graal) in stile
Indiana Jones.
E poi c’è il mito dell’uomo immortale, sempre giovane che attraversa il tempo come in
Highlander
. Insomma un bel mix, apprezzabile dai fan del genere che dopo
Matrix
sono già in astinenza e dai nostalgici degli anni Ottanta.
(francesco marchetti)