Il sogno della farfalla

Massimo, un attore, ha deciso di non parlare più. Le persone a cui è caro si preoccupano, ma lui non reagisce. Incontra una giovane che conosce un linguaggio fatto di gesti e la sua strana crisi inizia a sbloccarsi. Una delle migliori pellicole del Bellocchio maturo: vette di lirismo delle immagini molto alte fanno da contrappunto alla difficoltà di una pellicola in cui è evidente il rifiuto dell’utilizzo del dialogo.

Notte d’estate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico

La presenza della Melato, in un racconto di un sensuale gioco del gatto col topo, potrebbe far pensare a un altro Travolti da un insolito destino, ma qui siamo lontani anni luce: una commedia implacabilmente pesante su una ricca e sexy capitalista italiana che rapisce un famoso terrorista e cerca di ripagarlo con la sua stessa moneta… finché non si sente attratta da lui. Una “notte” che sembra non finire mai!

L’ultima lezione

La notte del 14 aprile 1987 il professor Federico Caffè, uno dei più grandi economisti italiani, scompare misteriosamente senza lasciare tracce.
Due suoi ex allievi sperano di ritrovarlo…
Un’occasione mancata. Eppure è una storia ricca di spunti, quella dell’economista Federico Caffè scomparso a Roma una sera dell’aprile ‘87 (nel 1999 il Tribunale di Roma ne ha dichiarato la morte presunta), dopo aver lasciato in perfetto, quasi maniacale ordine la casa. Con sé forse un libro, mancante dalla sua biblioteca, di Leonardo Sciascia su una sparizione analoga, quella del fisico Ettore Majorana. Caffè, antifascista con simpatie azioniste, consulente di Bankitalia, docente di politica economica e finanziaria alla Sapienza, era keynesiano e convinto sostenitore dello Stato sociale, di un mercato e di una Borsa sotto controllo; un uomo controcorrente in quel clima degli anni Ottanta, così sensibile alle ricette economiche reaganiane e thatcheriane. Insomma tanta materia interessante che attende di essere plasmata, ma il film non va oltre un ritratto fedele, quasi scolastico dell’economista. Solo il talento dell’attore Roberto Herlitzka, con la sua recitazione trattenuta, svolta per sottrazioni, prova a scavare nella psicologia del personaggio, ma il debole impianto narrativo non lo aiuta.

Il film del giovane Rosi, 37 anni, infatti non ha un vero centro narrativo, oscilla tra la mielosa storia d’amore dei due ex studenti del professore e la cronaca della scomparsa di Caffè, e ancora tra le reazioni del mondo accademico e dei suoi allievi e la raggiunta maturità del giovane Andrea, che recupera il lascito intellettuale del suo docente. Un film che, nonostante le dichiarazioni d’intenti del regista – «la vicenda Caffè era per me il detonatore, il contesto per raccontare altre vicende più comuni e a me più vicine…» – fin dalle battute iniziali non ha il coraggio di abbandonare la cronaca e l’eccessivo didascalismo. Così uno dei tanti «misteri» d’Italia o più probabilmente il mistero tutto privato di un uomo ferito da accadimenti personali e non (la morte della madre, il suicidio di Primo Levi, l’uccisione dell’amico e allievo Enzo Tarantelli da parte delle Brigate Rosse) rimane inesplorato, appena accennato. C’era in nuce la possibilità di un giallo psicologico, perché accontentarsi di una trama incolore? Timori di un esordiente?
(stefano stefanutto rosa)

Buongiorno, notte

Il 16 marzo del 1978 i terroristi delle Brigate Rosse rapiscono il Presidente della Democristiana Cristiana, Aldo Moro. Sono tre uomini e una donna: Mariano, Enzo, Ernesto e Chiara. Affittano un appartamento, lo arredano, preparano la stanza dove terranno segregato Moro. Lo trasportano dentro una cassa. Lo Stato italiano e le sue istituzioni vengono colpite al cuore. I cinque trascorrono insieme 55 giorni. Mangiano le stesse cose. Chiara esce ogni giorno per andare al suo lavoro, torna con la spesa e i giornali. Sembra che tutto debba andare avanti all’infinito ma poi le Brigate Rosse votano per la condanna a morte del leader democristiano.
Ispirato a Il prigioniero, il libro di Anna Laura Braghetti, una dei carcerieri di Moro, Buongiorno, notte ripercorre uno dei periodi più drammatici del dopoguerra. Chiara è l’occhio dei terroristi sul mondo. Annusa le reazioni della gente, porta dentro casa l’odio, l’incomprensione, l’indifferenza. Si commuove per le lettere di Moro che le ricordano quelle del padre, partigiano giustiziato dai fascisti. Non condivide la decisione di ucciderlo. Bellocchio immagina per la brigatista una conversione finale, un risveglio. Così Chiara sogna Moro libero per la città. Un finale diverso, surreale. Nel film gli uomini e le donne fanno la storia, mentre piegano le calze, cucinano la minestra e guardano la televisione. È stato detto che il pregio del film è quello di non cercare a tutti i costi la teoria del complotto politico. La delicatezza della scelta stilistica non salva però nessuno. Le immagini del funerale di Moro con la sfilata dei politici, il papa sulla portantina, vale molto di più di ogni parola. Buongiorno, notte merita di essere visto: ottimi gli interpreti tra cui Maya Sansa (Chiara), Luigi Lo Cascio (Mario Moretti) e Roberto Herlitzka (Moro). Una pellicola che tiene bassi i toni e lascia nello spettatore la voglia di approfondimento, di ricerca storica. Bellocchio ha dichiarato: «l’oggetto del mio film non è la verità storica. Non mi ha interessato, pur essendo argomento di fondamentale importanza, capire chi c’era dietro i terroristi, affrontare quel dibattito sul complotto che per anni ci siamo portati dietro. Da lì l’invenzione, che a un certo punto reagisce, non ci sta, come invece non è avvenuto nella realtà». (francesco marchetti)