Michael

Un paio di cinici reporter e un ciarlatano “esperto di angeli” scoprono che una vecchia signora suonata che sostiene di vivere con l’arcangelo Michele dice la verità. Michael, comunque, non si rivela un angelo normale. Film geniale e beffardo che non va mai nella direzione che vi aspettereste e ci mette il suo tempo ad arrivare dove vuole, ma il viaggio è affascinante e Travolta, nel ruolo del trasandato, assatanato Michael, è perfetto. Colonna sonora ideale di Randy Newman.

Sister Act 2 – Più svitata che mai

Affabile sciocchezzuola che poco credibilmente ripropone la Goldberg in mezzo alle suore, ad allenare le studentesse partecipanti a una gara di canto, con il cattivo Coburn che trama per far chiudere la scuola. Anche se qualcuno degli autori forse ha visto troppe volte Le campane di Santa Maria, questo inutile sequel vi lascia con il sorriso sulle labbra, grazie a un esaltante finale in musica e alla sequenza dei titoli di coda che è la cosa migliore del film. Molto lento all’inizio.

Balla coi lupi

Debutto di Kevin Costner dietro la macchina da presa, premiato da ben sette premi Oscar. Durante la guerra di Secessione, un tenente nordista sceglie di andare su un isolato avamposto della frontiera indiana. A poco a poco, l’uomo riesce a conquistare la fiducia di una confinante tribù di Sioux. Un western atipico e progressista che, col suo improvviso successo, ha dato quasi l’illusione di poter rilanciare il genere (ma, a parte Gli spietati , il rilancio non c’è stato). Nonostante la mastodontica durata, il film (che nell’edizione integrale dura 4 ore) non ha mai un momento di stanca. Regia sorprendentemente matura e personale. Costner si ripeterà diversi anni più tardi con L’uomo del giorno dopo, anche se la critica e il pubblico gli volteranno inspiegabilmente le spalle. (andrea tagliacozzo)

Be Cool

Il seguito di
Get Shorty,
dieci anni dopo la pellicola di Barry Sonnenfeld, basato sul seguito del romanzo da cui era tratto, scritto dal famoso e prolifico Elmore Leonard, oggi ottantenne. Chili Palmer
(John Travolta),
diventato produttore cinematografico di successo grazie alla conoscenza diretta dei meccanismi del mondo del crimine da cui proviene, decide di entrare nel mondo attiguo della musica leggera, dopo aver scoperto lo straordinario talento della giovane cantante rythm’n’blues Linda Moon
(Christina Milian).
Per farlo, dovrà ancora una volta fare ricorso al suo sangue freddo e al bagaglio di esperienza maturato quando era un pocodibuono. Lo aiuterà Edie Athens
(Uma Thurman),
giovane vedova di un suo amico produttore discografico
(James Woods),
ammazzato da un improbabile killer russo con parrucchino all’inizio del film. La strada del successo è lastricata di pericoli, rappresentati dalla temibile band(a) del
gangsta rapper
Sin LaSalle
(Cedric the Entertainer)
– criminale laureato dai modi raffinati ma abituato a muoversi altrettanto bene nel ghetto e con la pistola – e dallo sgangherato e bilioso produttore Nick Carr
(Harvey Keitel),
dal suo vice Raji
(Vince Vaughn)
e dal di lui aiutante, muscoloso quanto irrimediabilmente gay con velleità artistiche The Rock
(Elliot Wilhelm,
noto negli Usa anche come pluricampione di wrestilig). Chi aiuterà la bella Linda a sfondare nello
showbiz?
Il famoso gruppo rock degli Aerosmith, naturalmente, presente al gran completo sul palco e con lo storico leader,
Steven Tyler
(papà di Liv), che gigioneggia in una particina. C’è anche l’apparizione di
Danny DeVito,
nella parte del produttore Martin Weir, protagonista di
Get Shorty.

Con un cast così, si potrebbe pensare che
Be Cool
non possa che essere una boiata pazzesca. Di solito, infatti, tanta abbondanza di nomi celebri nasconde storie zoppicanti, intrecci inesistenti, sceneggiature di serie B. Beh, non che sia un capolavoro, ma in questo caso ci troviamo di fronte a una commedia con screziature satiriche assolutamente godibile, divertente. Ci ha però deluso il
pas de deux
tra John Travolta e Uma Thurman, destinato nelle intenzioni del regista
Gary Gray
(The Italian Job, Il negoziatore)
a rinverdire i fasti di quello tarantiniano ne
Le iene.
Non li rinveridsce. Neppure con la complicità dei
Black eyed peas
che
rappano
sulle note di
Sexy.
La forza del film sta nella giusta caratura dei personaggi, che realizzano un’evidente presa per i fondelli della scena musicale americana, tiranneggiata dalle hip hop band che usano alla grande i mixer come le Smith & Wesson. Un mondo scintillante e lussuoso oltre ogni ragionevolezza, con un
backyard
che però puzza di monnezza manco fosse una discarica. Certo, trattasi di satira non ustionante, alla
volemose bene
anzichenò. Ma il sollazzo è garantito. Travolta con qualche chiletto di meno sarebbe un dio greco di mezza età. Uma è perfetta così. Compreso il tatuaggio. Scoprite voi dov’è andando al cinema.

(enzo fragassi)