Casino Royale

Ormai in pensione, James Bond è alle prese con intrighi internazionali complicatissimi, stangone belle e pericolose e un nipote degenere. Negli anni Sessanta, oltre a quelli di Blake Edwards e Richard Lester, si producevano un sacco di film dissacratori anche se non riusciti: operazioni autoreferenziali, piccole e grandi scoperte del camp (era di poco precedente il fondamentale saggio di Susan Sontag). Questa ad esempio è una pellicola assurda, scritta scavalcando un problema di diritti e diretta da cinque registi diversissimi uno dall’altro: tra i quali Val Guest, quello di Quatermass; il grande Huston, che aveva già fatto una cosa simile – ma più divertente – con
I cinque volti dell’assassino
; il montatore e regista di western Robert Parrish… Senza dire dello script, cui mise mano anche Woody Allen (che, possiamo dirlo, fa il cattivo), o degli attori, da Orson Welles a Barbara Bouchet. Però che simpatia quel delirio, e che libertà dissennata e pop in questo film pur noioso e scombinato!
(emiliano morreale)

Pianura rossa

Un ufficiale, pilota dell’aviazione, il giorno stesso delle nozze perde la moglie in un bombardamento del nemico. Ancora scosso dal tragico evento, il pilota viene inviato in Birmania dove, in condizioni impervie, si batte valorosamente contro i giapponesi. Da un romanzo di H.E. Bates, abilmente adattato per il cinema da Eric Ambler, un melodramma bellico non convenzionale, ricco di spunti e suggestioni visive, in cui un Gregory Peck insolitamente efficace disegna con abilità la complessa psicologia del protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Luci della città

Un vagabondo squattrinato ma generoso prende a cuore le sorti di una giovane fioraia cieca. Quando la ragazza si ammala, l’uomo si prodiga per non farle mancare il sostentamento. Volendo far sottoporre la giovane a un’operazione alla vista, chiede aiuto a un facoltoso amico al quale ha salvato la vita. Tra i capolavori della filmografia di Chaplin. Come in quasi tutti i lavori del regista, la magica fusione tra il comico e il patetico è semplicemente perfetta. Girato nell’arco di tre anni e realizzato con la tecnica del muto, nonostante il sonoro fosse già stato inventato e sperimentato con successo proprio mentre la lavorazione del film era già iniziata. (andrea tagliacozzo)

Lo sperone insanguinato

Dopo un lungo periodo di assenza, Tony torna nella fattoria del fratello Steve. Quest’ultimo non tarda ad accorgersi che il primo, cresciuto in un ambiente di pistoleri e fuorilegge, è diventato irrimediabilmente violento e litigioso. Buon western dai risvolti psicologici scritto da Rod Serling. Ottima l’interpretazione di John Cassavetes che l’anno seguente esordì come regista con
Ombre.
(andrea tagliacozzo)

Senza madre

Dave Jannings, uomo d’affari ricco e divorziato, non riesce a tenere testa al proprio viziatissimo figlio. Dopo averle tentate tutte per metterlo in riga, decide di iscriverlo alla scuola diretta da una giovane insegnante, Lidia Marble. Mentre i metodi della ragazza danno in poco tempo i suoi frutti, Dave s’innamora di lei. Se da un lato gli interpreti e il regista sono indubbiamente di tutto rispetto, dall’altro la prevedibilità della trama rende il film poco appetibile.
(andrea tagliacozzo)