Twilight

Newman, per fare un favore a un suo vecchio amico (Hackman) si ritrova implicato fino al collo in una storia di omicidio e complotto, quando gli scheletri escono dall’armadio. Storia investigazione privata in vecchio stile, ambientata a Los Angeles. Newman è in ottima forma, circondato da un bel cast, ma il film non ha lampi né slancio e neppure un punto di vista originale. Benton ha co-sceneggiato con Richard Russo, ma non c’è confronto con La vita a modo mio, la loro precedente collaborazione (sempre con Newman).

Nadine – Un amore a prova di proiettile

Leggera ma gradevole commedia ambientata ad Austin nel 1954, su una parrucchiera incinta ma già prossima al divorzio che assiste incidentalmente a un omicidio proprio mentre tenta di recuperare alcune foto di nudo “artistico” per cui aveva posato in un momento di debolezza. Molto buono il cast, con Kim Basinger sorprendentemente in testa a tutti; l’orecchiabile brano sui titoli di coda è interpretato dagli Sweethearts of the Rodeo.

L’occhio privato

Carney è un vecchio investigatore privato che cerca di risolvere il caso dell’omicidio del suo ex compagno (Duff), “aiutato” da una donna fragile e incerta (Tomlin). Echi di Chandler e Hammett risuonano nella sceneggiatura, complessa ma godibile, di Benton. La chimica fra Carney e la Tomlin è perfetta. In seguito ne fu tratta la serie tv — dalla vita breve — Eye to Eye.

Kramer contro Kramer

Una donna, delusa da un matrimonio che si trascina stancamente, abbandona il marito e il figlio di cinque anni. L’uomo, che fa di tutto per occuparsi del bambino cercando di non fargli pesare l’assenza della madre, trascura il lavoro e finisce per essere licenziato. Un melodramma di grande successo, ricattatorio, furbetto, ma indubbiamente ben confezionato e commovente. Premiato nel ’79 con cinque premi Oscar, due dei quali ai protagonisti, Dustin Hoffman e Meryl Streep. (andrea tagliacozzo)

Billy Bathgate

Siamo negli anni Trenta. Il giovane Billy Bathgate riesce ad entrare nella banda di Dutch Schultz, leggendario gangster newyorkese. Le cose si mettono bene e il ragazzo fa rapidamente strada. Commette un solo tragico errore: s’innamora di Drew Preston, la bellissima amante del boss. Poco amato dalla critica, il film ha il suo punto di forza nell’interpretazione di Hoffman, che giganteggia nella parte di Dutch Schultz. Bravo anche Bruce Willis, che appare in un memorabile cammeo all’inizio del film. Notevoli anche la fotografia di Nestor Almendros e l’apparato scenografico messo in piedi da Patrizia von Brandenstein, Dennis Bradford e Tim Galvin. Sceneggiatura di Tom Stoppard. (andrea tagliacozzo)

La vita a modo mio

Picaresco sguardo su un buono a nulla di provincia e sulla sua grande (e insana) famiglia di amiconi; dopo aver voltato le spalle alla sua vera famiglia anni addietro, ora si ritrova a passare del tempo con il figlio ormai cresciuto e il nipotino. In questo studio di caratteri dal fascino imprevedibile, un Newman irresistibilmente commovente è circondato da meravigliosi attori, incluso Willis nella parte della sua amichevole nemesi. Sceneggiatura di Benton, da un romanzo di Richard Russo. Elizabeth Wilson compare non accreditata nel ruolo dell’ex moglie di Newman.

Cattive compagnie

Due giovani criminali, diversi come il giorno e la notte, si aprono la via verso il West durante la guerra civile: piacevole e divertente, soprattutto grazie alla eccezionale fotografia di Gordon Willis e ai pezzi di pianoforte scritti da Harvey Schmidt per la colonna sonora. Sceneggiatura dello stesso Benton (debuttante) e di David Newman.

La macchia umana

Coleman Silk è un insigne professore, nonché ex preside del New York England College. Un giorno viene accusato ingiustamente di razzismo e si dimette. Sua moglie non regge alla notizia e muore per un’embolia al cervello. La sua reputazione, la sua carriera e la sua vita cadono in frantumi. Ma la resurrezione è dietro l’angolo. Incontra Nathan Zuckerman, uno scrittore cui affida il compito di raccontare la sua storia e con cui instaura un profondo rapporto di amicizia. E soprattutto incontra Faunia Farley, una donna delle pulizie molto più giovane di lui, con cui intreccia una relazione sessuale. Ma la vera macchia di Coleman Silk è nel passato: una colpa che non è mai stato in grado di confessare.

L’adattamento cinematografico di un romanzo è un operazione che nasconde difficoltà e possibili scivoloni. Difficoltà che il regista Robert Benton doveva avere ben presenti, avendo deciso di portare sul grande schermo La Macchia Umana (ultimo capitolo della trilogia iniziata con Pastorale Americana e proseguita con Ho sposato un Comunista), opera di uno dei maggiori scrittori americani di origine ebraica, Philiph Roth, un letterato di grande potenza narrativa e impatto sociale. La macchina realizzativa è delle migliori. Benton ha vinto due Oscar (Kramer contro Kramer, Le stagioni del cuore) e ha ottenuto numerose candidature per le sue sceneggiature (L’occhio privato, La vita a modo mio, Bonnie and Clyde). Sir Anthony Hopkins ha dimostrato ampiamente la sua capacità di calarsi nei personaggi letterari: Il silenzio degli innocenti, Quel che resta del giorno, Casa Howard, Il Bounty. Nicole Kidman è l’attrice più ricercata del momento. Un tris d’assi che però non riesce a vincere la partita. L’ex moglie di Tom Cruise non convince del tutto. I suoi occhi di ghiaccio, i capelli scuri e scompigliati, l’aspetto non curato non riescono a toglierle quella patina di dolcezza hollywoodiana che ormai la contraddistingue. In questo film la Kidman è una copertina di Vogue che tenta di fare la donna delle pulizie. Estremamente bella e sexy quando si spoglia, non credibile quando si lancia in tranche drammatiche. La potenza di questo film è l’idea narrativa, ossia Philiph Roth. Al romanzo, che merita di essere letto, aggiunge poco, forse toglie qualcosa, specie nella caratterizzazione dei personaggi. E il sesso? Questo universo, da sempre protagonista dei romanzi dello scrittore, viene affrontato con troppa pulizia, a parte qualche inquadratura della Kidman nuda. Si sarebbe potuto confrontare la donna giovane e il vecchio maturo calandosi un piano più materialistico, che avrebbe giovato alla veridicità dei protagonisti. La Macchia Umana è la storia di un uomo che reinventa se stesso. Coleman Silk, afro-americano dalla pelle chiarissima, si fa passare per bianco e diventa il prototipo dell’ebreo acculturato, del self-made man americano. La frase farsi passare per bianco è stata usata per indicare le persone che hanno cercato di cancellare la loro identità afro-americana. Nel XIX secolo era considerata una tecnica di sopravvivenza degli schiavi che cercavano così di sfuggire alle umiliazioni ma il fenomeno è continuato anche in epoca moderna. «Bisogna ricordare gli anni di cui parliamo – spiega Philiph Roth – prima del 1945 l’America era un paese segregazionista. Coleman ha preso la sua decisione in un periodo precedente a quello dei diritti civili, e sospetto che molti abbiano preso allora decisioni simili. Coleman si sente spinto a farlo perché vuole essere quello che pensa sia un uomo libero». (francesco marchetti)

Una lama nel buio

Sam Rice, psichiatra, indaga per proprio conto sull’assassinio di uno dei suoi pazienti. Strada facendo, s’innamora dell’ex amante della vittima, Brooke, che potrebbe risultare tra i principali sospettati. Un omaggio non troppo riuscito ad Alfred Hitchcock da parte dell’autore di Kramer contro Kramer . Qualche buon momento di tensione e un cast di prim’ordine, ma la sceneggiatura ha troppi buchi per poter funzionare. (andrea tagliacozzo)

Le stagioni del cuore

Sguardo affezionato dello sceneggiatore e regista Benton sulla vita della sua città, Waxahachie in Texas, durante la Depressione negli anni Trenta. Un po’ troppo calcolato e prevedibile, ma la Field è talmente brava (nel ruolo di una giovane vedova decisa a sopravvivere come coltivatrice di cotone) e il film è fatto così bene (splendidamente girato da Nestor Almendros) che è difficile non farselo piacere. La Field ha vinto l’Oscar come Migliore Attrice per la sua interpretazione, e anche Benton per la sua sceneggiatura originale.