Scusi, dov’è il West?

La storia insolita di un rabbino polacco che attraversa gli Stati Uniti nel 1850 e diventa amico di un giovane rapinatore di banche. La prova di Wilder e alcune gustose scenette compensano molti altri difetti. Al suo penultimo film, Aldrich si diverte a riproporre i luoghi comuni del western. Non una parodia ma una parabola gentile e incruenta che ha il difetto principale di andare per le lunghe.

Non è più tempo d’eroi

Nel novembre del 1942, un tenente della Marina americana, addetto alle comunicazioni, viene aggregato a un reparto britannico di stanza in un’isola delle Nuove Ebridi. Assieme a un commando di dodici uomini, l’ufficiale partecipa a una missione altamente pericolosa. Un film bellico efficace e polemico, in pratica una dura e violenta requisitoria contro la guerra. Grande regia di Aldrich, come al solito privo di frivoli, e ottimo il cast. (andrea tagliacozzo)

Quella sporca dozzina

Durante la seconda guerra mondiale, alla vigilia dello sbarco in Normandia, un ufficiale americano riceve l’incarico di distruggere una base nazista in Francia. Gli uomini per la rischiosa impresa vengono reclutati tra la feccia di un carcere militare: ai dodici prescelti viene promessa la libertà a missione compiuta. Un entusiasmante film bellico, spettacolare e ricco d’azione, diretto da Robert Aldrich con stile secco ed efficace. Ottimo il cast. Del film verranno realizzati tre sequel, nessuno dei quali minimamente all’altezza dell’originale. (andrea tagliacozzo)

Il grande coltello

Uno sguardo cinico su Hollywood, firmato dal grande autore teatrale Clifford Odet: il protagonista è Charlie Castle (Palance), una star cinematografica sull’orlo di una crisi di nervi. Steiger domina la scena nei panni di un produttore dispotico.

All’epoca fu considerato un atto d’accusa esplosivo contro i potenti degli studios. Rivisto oggi, appare molto più convenzionale: Aldrich, comunque, sa caricare di tensione e di violenza anche i lunghi dialoghi e lo spazio chiuso di un set di chiara derivazione teatrale.

Che fine ha fatto Baby Jane?

Blanche, attrice di successo, al culmine della carriera rimane paralizzata in seguito a un incidente d’auto. Di lei si prende cura la sorella Jane, ex bambina prodigio e attrice frustrata, che, invidiosa del successo ottenuto da Blanche, la sottopone a ogni sorta di angherie. Film alle soglie dell’horror che ha il suo punto di forza nelle interpretazioni delle protagoniste, una vera e propria gara di bravura tra la Davis (Jane) e la Crawford (Blanche).

Ottima anche la regia di Robert Aldrich che e riesce a non far calare mai la tensione dall’inizio alla fine. Nel suo genere, ormai un classico. (andrea tagliacozzo)

L’occhio caldo del cielo

Film un po’ fuori dai canoni, per gentile concessione di Aldrich e dello sceneggiatore Dalton Trumbo. Il fuorilegge filosofo Douglas e lo sceriffo Hudson che gli dà la caccia giocano al gatto col topo durante un lungo trasporto di bestiame. Contiene di tutto: dall’incesto agli indiani! Restano la prova convincente di Douglas e la fotografia solare di Laszlo.

I ragazzi del coro

Film (considerato comico) sulle avventure di alcuni poliziotti di Los Angeles che si liberano dalle pressioni del lavoro con imprese scabrose. Tratto dal libro di Joseph Wambaugh, che poi ha rinnegato il film, è uno dei film americani più importanti degli anni Settanta: quasi un Taxi Driver in versione collettiva, meno romantico e più spietato, fa l’autopsia di un’istituzione irrimediabilmente marcia e completa la fenomenologia del machismo nazionale. Nononstante ciò, da molti fu ritenuto un completo fallimento

Ultimi bagliori di un crepuscolo

Instabile ufficiale dell’aeronautica americana si impadronisce di un impianto missilistico e minaccia di dare inizio alla terza guerra mondiale se il governo statunitense non chiarirà la sua passata politica nei confronti del Vietnam. Buono, anche se troppo lungo. Tratto dal romanzo Viper Three di Walter Wager.

Memore della fantapolitica degli anni Sessanta, Aldrich confeziona un dramma un po’ tardivo sull’etica del potere: non possiede l’efficacia dei suoi modelli (Frankheimer) ma ha piglio asciutto e giusto sdegno, aiutato da un cast stellare. Impennata per il magnifico finale tragico.

Grissom Gang – Niente orchidee per Miss Blandish

Bizzarro thriller da fumetto estremamente violento ambientato negli anni Venti. Un’ereditiera (Darby) viene rapita da una famiglia di bavosi e grotteschi personaggi il cui capo (Wilson) comincia a innamorarsi di lei. Molto divertente se si apprezza il senso dell’umorismo di Aldrich; in caso contrario, resta un solido film d’azione. Remake della pellicola inglese del 1948 Niente orchidee per miss Blandish.

Sodoma e Gomorra

Libera trasposizione cinematografica delle note vicende bibliche. Vagando per il deserto alla ricerca della terra promessa, l’ebreo Lot e la sua tribù si accampano nei pressi di Sodoma e Gomorra, le città dove gli abitanti si abbandonano ai piaceri più sfrenati. Mezzi imponenti per un film storico ambizioso, magniloquente, ma irrimediabilmente banale. Girato a Cinecittà. Stewart Granger e Anna Maria Pierangeli avevano già lavorato assieme ad Hollywood, nel 1951, in L’immagine meravigliosa di Richard Brooks . (andrea tagliacozzo) 

Il volo della fenice

Un incidente aereo costringe un gruppo di uomini a rimanere bloccati nel deserto del Sahara; il film evita i cliché nel far montare la tensione fra gli uomini. Stewart nei panni del capitano e Attenborough in quelli del navigatore spiccano in un cast generalmente buono.

Dal romanzo omonimo di Elleston Trevor, un’avventura fluviale che sembra anticipare di due anni Quella sporca dozzina. Peccato che la filosofia spicciola manchi di spessore, mentre i personaggi sono troppo manichei. Bellissimi i titoli di testa, fatti su nervosi fermi-immagine. Rifatto nel 2004.

California Dolls

Francamente non si capisce perché, ma questa vicenda (incentrata sulla storia di due bellissime lottatrici e dei loro manager), pur se costruita in modo bislacco e con una sceneggiatura assolutamente priva di profondità, è davvero divertente. Il match per il titolo di campionessa vi terrà incollati allo schermo. L’ultimo film di Aldrich è anche uno die più belli e malinconici. Corruzione, arrivismo, crudeltà affaristica: temi già affrontati dal regista ma la rabbia impetuosa e la voglia di non chinare la testa li rendono ancora efficaci. Ritmo, dialoghi e interpretazioni sono da manuale si ride e ci si commuove in egual misura.

Un bacio e una pistola

Meeker è un perfetto Mike Hammer nell’adattamento umorale, veloce e violento del romanzo di Mickey Spillane. Con anni di anticipo, una grande influenza sui registi francesi della Nouvelle Vague: uno dei film migliori di Aldrich. Debutto cinematografico per la Leachman. Alcune versioni homevideo hanno 82 secondi in più di metraggio che cambiano completamente il finale.

Poliziesco brusco e tortuoso, sceneggiato da A.I.  Bezzerides, il film colpì per la sua carica di visionaria violenza offrendo il ritratto di un mondo oscuro e corrotto, rilettura pessimista e angosciante del mito del vaso di Pandora. Maltrattato all’uscita, in seguito è diventato un noir di culto grazie soprattutto all’entusiasmo dei critici della Nouvelle Vague. Grande la regia barocca di Aldrich, splendida la fotografia di Ernest Laszlo.

Piano… piano, dolce Carlotta

Macabra storia di una famiglia che ha uno scheletro nell’armadio: a tratti confusionaria, ma il cast vale la visione. La Davis è la vittima della cugina de Havilland, Cotten è il fidanzato di quest’ultima.

Un film a metà tra l’horror gotico e il melodramma grandguignolesco, con un cast eccellente. Secondo il progetto originario doveva essere il seguito di Che fine ha fatto Baby Jane? ma la Crawford si ritirò.

L’imperatore del Nord

Insolito film d’azione, eccitante e altamente simbolico, ambientato durante la Depressione. Il sadico conducente di treni Borgnine uccide qualsiasi barbone cerchi di rimediare una corsa gratis sul suo treno. Il leggendario vagabondo Marvin è determinato a essere il primo a riuscire nell’impresa. Girato mirabilmente nell’Oregon da Joseph Biroc. La sceneggiatura tesa di Christopher Knopf (da un racconto di Jack London) e la regia tipicamente virile di Aldrich fanno di quest’opera un intrattenimento unico. Inizialmente uscito come Emperor of the North Pole.

L’ultimo apache

Uno dei classici intramontabili del filone western revisionista, dove la figura del pellerossa viene riabilitata, promossa al rango di protagonista e tratteggiata con fiera e onesta sensibilità. Certo, L’ultimo apache non è uno dei western più cinici e crudeli di Robert Aldrich (basterebbe confrontarlo con il successivo e agghiacciante Nessuna pietà per Ulzana per rendersene conto), specie se si considera che l’eroe apache è interpretato da Burt Lancaster. Ciò nonostante resta una straordinaria parabola non priva di accenti surreali, che sigla l’impossibilità dell’irriducibile Massai ad accettare la sconfitta del suo popolo (nel 1886 il ribelle Geronimo era stato definitivamente battuto e gli Apache tradotti in una riserva). Nonostante un lieto fine imposto all’autore, L’ultimo apache è un’acuta e impietosa riflessione sul genocidio dei nativi americani per mano dei colonizzatori bianchi, che neppure dopo la vittoria accordano alla minoranza la libertà e la dignità guerriera. La storia d’amore di Massai con la sua squaw (un’altra attrice bianca, Jean Peters), smorza i toni della denuncia e sposta l’asse tematico sul versante sentimentale, senza compromettere comunque l’originalità del film. (anton giulio mancino)

Prima linea

Ricostruzione della battaglia delle Ardenne (1944) che si concentra su un gruppo di soldati e sul loro pavido comandante. Ben diretto, evita i cliché dei film di guerra, uno dei migliori film bellici di sempre dove i conflitti tra i personaggi sono altrettanto violenti di quelli tra gli eserciti nemici. Aldrich dirige le scne di battaglia con la stessa furia e suspense di quelle dialogate. Non così pacifista come sembrò allora, le scenografie povere e l’aria di disfacuimento risultano però congeniali a un film secco e, per i tempi, di un realismo brutale.

L’assassinio di Sister George

Dramma troppo elaborato ma piacevole, con tocchi di commedia, su un’attrice di soap-opera (Reid) che teme che il suo personaggio, sorella George, debba essere “ucciso”. La storia segue il suo rapporto lesbico in via di deterioramento con l’infantile e condizionata York, su cui ha posato gli occhi l’amministratrice del network (Browne). Ottime interpretazioni in questo adattamento di una pièce di Frank Marcus.

Quando muore una stella

Un ex regista hollywoodiano modella una giovane donna sull’immagine dell’ultima moglie per una biografia cinematografica. Vistosamente brutto: eppure qualche idea è tanto cattiva da funzionare…

Giudicate voi. Tratto dalla commedia televisiva Dupont Show of the Week (1963) di Robert Thom, è un melodramma barocco ed eccessivo. Snobbato dal pubblico alla sua uscita, il film è un ritratto al vetriolo del mondo del cinema. Geniale il finale con lo spot di cibo per cani che si tramuta in un incubo.

Colline dell’odio, Le

Buona prova per Mitchum in questo film d’azione, ambientato durante la seconda guerra mondiale, in cui interpreta un corrispondente dal fronte che cerca di fuggire dalla Grecia con alcune informazioni vitali per gli alleati.

Aldrich definisce in questo film i contorni della sua epica (libertà, fierezza, sacrificio, eroismo) ambientandola nel paese che è stato la culla della tragedia e del fato.

Vera Cruz

Un western pesante, ma che ancora coinvolge, ambientato nel Messico del 1860 con Cooper e Lancaster coinvolti in un piano per acciuffare una diligenza sulla quale viaggia il tesoro dell’imperatore Massimiliano.

Un western folgorante, al di fuori della storia e della geografia statunitensi, costruito in modo impeccabile attorno a un lungo duello morale che si risolve a favore dell’eroe diventato “giusto”. Esplosive le scene di battaglia, riprese con maestria dall’operatore Ernest Laszlo.

I quattro del Texas

Sinatra e Martin in un bislacco divertissement ambientato nel vecchio west, con i loro giochetti superati solo dal losco banchiere Buono. La Ekberg e la Andress sono notevoli attrazioni.

Aldrich si prende una vacanza con questa commedia western. Peccato che non funzioni niente: la vicenda è noiosa, il ritmo inesistente, l’ironia pure. La Ekberg cambia molti abiti e la Andress sventola le gambe: pare che al regista non interessi altro. TRa i più brutti film del regista, giustamento finito nel dimenticatoio.