Excalibur

Nascita, infanzia e vocazione di Artù, fino alla formazione dei Cavalieri della Tavola Rotonda, alla lotta contro gli incantesimi di Morgana e all’amore di Ginevra e Lancillotto. Su suggestioni New Age-Tolkien-metacinema (il Drago che è la Natura, Merlino-regista) e sempre a un passo dal kitsch (i Carmina Burana , Wagner…), Boorman – che nel 1972 aveva diretto Deliverance/Un tranquillo week-end di paura – ritrova nella leggenda alcuni dei suoi temi prediletti e si dimostra perfettamente a suo agio nel creare una visione particolarmente ambigua del Male e della Natura. Ne è venuto fuori un grande e rutilante spettacolo (del resto bisognava sostenere il confronto con il trionfante Spielberg, ma anche con Apocalypse Now ), pur se la limpidezza del connubio tra fiaba, allegoria e visione ne risulta intasata. Un film di crisi, sospeso e senza equilibrio tra Inghilterra, Irlanda e Hollywood, con momenti abbaglianti e un’atmosfera barbarica e artificiosa che oggi appare piuttosto datata. (emiliano morreale)

Another Country – La scelta

Un inglese anziano e malato, ex-spia del Kgb che vive da anni a Mosca, concede un’intervista a una giornalista, nella quale rievoca gli anni della sua giovinezza in un college britannico degli anni ’30. Presentato con successo al festival di Cannes dell’84, dove vinse il premio per il miglior contributo artistico (per la fotografia), il film è indubbiamente ben confezionato, ma – come capita spesso a molte produzioni inglesi – risulta freddo e poco coinvolgente. Ottima l’interpretazione di Rupert Everett.
(andrea tagliacozzo)