xXx

Xander Cage è un amante del brivido, un campione degli sport estremi che si diverte a sfidare le autorità. Dopo l’ennesima bravata, Xander rischierebbe la galera, se non fosse per Augustus Gibbons, dirigente della segretissima NSA (National Security Agency), che vuole servirsi di lui per una importante e rischiosa missione a Praga. Xander dovrà infiltrarsi tra le fila di un’organizzazione chiamata Anarchy 99 che minaccia di distruggere il mondo. Il film di Rob Cohen avrebbe potuto chiamarsi «007 per caso». XXX è infatti una versione coatta e pompata agli estrogeni della serie di James Bond. Ma al contrario della saga tratta dai romanzi di Ian Fleming, che da almeno venticinque anni sembra incapace di sfornare un prodotto decente (l’ultimo episodio veramente riuscito, La spia che mi amava, risale al 1977), questo simpatico spoof funziona, diverte e ha la saggezza di spingere il pedale sul versante dell’azione inventandosi alcune sequenze di notevole impatto spettacolare (memorabile per follia ed esecuzione quella della valanga). Certo, la vicenda è formulaica e in alcuni momenti sfiora l’idiozia, ma ha il film ha il merito di non prendersi troppo sul serio, di stemperare tutto nell’ironia e, una volta tanto, di fregarsene altamente della verosimiglianza, soprattutto nella costruzione coreografica degli stunt e delle scene d’azione. E poi può contare sul carisma di Vin Diesel, film dopo film sempre più sicuro e sfrontato. Asia Argento non sfigura, almeno come presenza scenica, anche se sarebbe curioso vederla nella versione inglese, in presa diretta, dato che l’auto-doppiaggio non sembra averle giovato. (andrea tagliacozzo)

Stealth – Arma suprema

Riproposizione in chiave militaresca e catastrofistica del tema della ribellione delle macchine ai loro costruttori già ampiamente sfruttata da 2001: Odissea nello spazio in poi. In un futuro non troppo lontano, la Marina degli Stati Uniti mette a punto un nuovo aereo della classe Stealth, invisibile ai radar, dotato di un’intelligenza artificiale a bordo in grado di pilotare il caccia in maniera pressoché autonoma. EDI è il suo nome. I piloti Ben Gannon (Josh Lucas), Kara Wade (Jessica Biel) ed Henry Purcell (Jamie Foxx) sono incaricati di una missione segretissima atta a testare il nuovo velivolo. Tutto procede secondo i programmi, fino a quando EDI non decide di ammutinarsi, prendere il controllo dell’aereo e scatenare un terribile conflitto termonucleare.

The Fast and the Furious

Brian è un giovane agente di polizia con la passione dei motori, che s’infiltra nella banda di Dom Toretto nella speranza di trovare le prove necessarie per inchiodarlo alla responsabilità di una serie di rapine, di cui sono vittime i camion che trasportano elettrodomestici. Per entrare nelle grazie di Dom, Brian partecipa a una delle numerose corse illegali che Dom ei suoi organizzano lungo le strade di Los Angeles. Rob Cohen è un ottimo regista d’azione e da lui non ci saremmo mai aspettati quel thriller slavato che era
The Skulls – I teschi
. Ma evidentemente Cohen possiede un talento reale che gli permette di correre immediatamente ai ripari.
The Fast and the Furious
è un ottimo film di serie B (inteso in accezione strettamente cormaniana) tirato a lucido e sciccoso come un episodio di
Miami Vice
. Con un gusto perverso, inorganico diremmo se non si corresse il rischio di sovradeterminare la spietata efficacia del suo gesto cinematografico, Cohen filma le macchine con gusto cronenberghiano (come se fossero corpi ultraplaestrati) e i corpi come se fossero macchine tirate a lucido. Ultraveloce, il film ridicolizza
Fuori in 60 secondi
, esibisce una sensibilità digitale nella composizione dei dettagli di montaggio che concorrono a evocare lo spettro della velocità, ma non cede mai alla banalità clippistica da playstation. L’azione scorre fluida, in continuità, mentre i conflitti morali dei personaggi innervano la struttura drammatica delle immagini. Cohen dirige come un Walter Hill che ama Nicholas Ray; si lascia sedurre dalle superfici lucide e filma i suoi giovani attori con la devozione che in passato era esclusiva di gente come James Dean e Sal Mineo (concedendosi persino il lusso dell’autocitazione di
Dragon
).
The Fast and the Furious
s’innesta nella tradizione migliore del cinema americano: quella che continua a celebrare il mito della frontiera e della velocità (alla stregua di una pursuit of happiness tecnologica) come se si trattasse di un canto di gioventù mai interrotto. Dire che si tratta di roba tutta già vista, significa (più o meno) non capire un’acca di cinema.
(giona a. nazzaro)

The Skulls – I teschi

Uno di quei film in cui tutto quello che c’è da vedere è già nel trailer. Giuro comunque che l’ho visto, e anzi vi dico che alla fine c’è un bacio. Inutile a questo punto che ve lo racconti: il bambacione di Dawson’s Creek viene cooptato in una società segreta universitaria. Gli danno soldi, macchine, donne. Per fare cosa, non si sa. Però gli ammazzano anche l’amico nero, e lui ha un soprassalto di giustizialismo egualitarista: «Se una cosa è segreta, non può essere buona». La cosa più comica, comunque, è William Petersen nella parte del vecchio «Skull» buono e di sinistra (il cattivo è Craig T. Nelson). Perché mica è un film di denuncia, ma una pacchianata prodotta da quello di Cruel Intentions. Con meno soldi, meno canzoni fighe in colonna sonora, meno sesso. Proponiamo un remake italiano, dove al posto degli Skulls c’è la P2, o Lotta Continua. (alberto pezzotta)

Daylight – Trappola nel tunnel

Buon film catastrofico vecchio stile, costruito in modo stereotipato. Stallone è un poveraccio che lavora per il pronto intervento medico di New York: quando un’enorme esplosione distrugge il tunnel che passa sotto il fiume Hudson, si lancia in azione per salvare un gruppetto di sopravvissuti che sono rimasti intrappolati. Acrobazie circensi e grandi effetti speciali. C’è anche Sage, il figlio di Stallone, nei panni di un giovane arrogante e sedicente artista che viene sbattuto in prigione. Una nomination agli Oscar per il comparto delgli effetti sonori.

Dragon: la storia di Bruce Lee

Biografia, retorica ma molto piacevole, sul leggendario protagonista di tanti film d’azione, morto nel 1973 a 33 anni. Tanti scontri a base di arti marziali, ma anche la storia di un uomo che deve superare una quantità di ostacoli per trovare il suo posto nel mondo. Adattato da un libro della vedova di Lee, Linda. Il protagonista del film non ha niente a che fare con il vero Lee. Panavision.

Dragonheart – Cuore di drago

Una favola decisamente insolita su un cavaliere “della vecchia scuola” (siamo nel I secolo d.C.), il cui giovane re diventa malvagio dopo che gli è stata salvata la vita da un dragone che gli ha dato metà del suo cuore. Anni dopo, il cavaliere fa amicizia con quello stesso dragone, con il quale si allea per sconfiggere il crudele sovrano. L’improbabile soggetto è reso credibile dalla persuasiva interpretazione di Quaid e dalla carismatica presenza di Connery che, nella versione originale, dà voce al dragone (nonché dall’eccezionale e aggiornatissima animazione digitale). Bella colonna sonora di Randy Edelman. Ne fu girato un seguito per la televisione. Panavision. Nomination agli Oscar per gli effetti speciali.