Nome in codice: Nina

Un’orrenda, patinata Hollywoodizzazione di Nikita, in cui una criminale punk (Fonda) viene reclutata dal governo statunitense per compiere una sparatoria in un ristorante Chi Chi di Washington (senza alcuna copia del Washington Post in vista). Non troverete una sola genuina emozione fino a quando compare Mulroney; e anche dopo, non molte di più.

Protocol

A Washington, una cameriera dall’aria un po’ svampita, ma in realtà assai svelta di cervello, riesce fortunosamente ad ottenere un posto nel governo in qualità di addetta alle relazioni pubbliche. Il film, diretto da un esperto della commedia leggera, è stato confezionato su misura per sfruttare la viscomica di Goldie Hawn. E in parte ci riesce. Solo che il tutto sa troppo di ovvio, di già visto, e finisce per risultare tremendamente scontato.
(andrea tagliacozzo)

Lo strizzacervelli

Un famoso psichiatra di Los Angeles, dovendo cercare un momentaneo sostituto per la sua rubrica radiofonica di successo, si rivolge al dottor Lawrence Baird, direttore di una clinica per malati mentali. Sfortunatamente per lui a ricevere la chiamata è John Burns, un paziente dell’istituto, che piomba a Beverly Hills spacciandosi per il dottor Baird. Attori sprecati in questa fiacca farsa che vorrebbe ironizzare sull’ambiente della psicanalisi. Solo Dan Aykroyd ogni tanto azzecca qualche battuta. Donna Dixon, moglie di Aykroyd, è già apparsa a fianco del marito in
Spie come noi,
girato nell’85.
(andrea tagliacozzo)