Frankenstein junior

Il dottor Friedrich von Frankenstein, perfetto americano moderno, torna in Europa e rimane invischiato nel progetto del suo celebre avo di ridare la vita ai morti. E in una notte di tempesta, la Creatura di Frankenstein verrà alla vita. Una delle migliori parodie cinematografiche di sempre, di certo l’unico film perfettamente riuscito di Mel Brooks. Pur risentendo del gusto camp anni Sessanta, che trova nelle bizzarrie dell’horror un terreno fecondo, Brooks fa un equilibrato, raffinatissimo, ipnotico clone dei classici della Universal anni ’30 (Frankenstein, ovviamente, ma anche La moglie di Frankenstein e Il figlio di Frankenstein , di cui è in effetti il remake). Alcuni dei maggiori nomi dell’umorismo ebreo-americano si ritrovano in un film esilarante, tutto giocato sull’idea che Hollywood ha dell’Europa: Wilder non è mai stato così bravo, Marty Feldman è un’icona. La parodia non scantona mai verso il demenziale metafilmico (tipo Io, Beau Geste e la legione straniera , o tipo Zucker and Abrahams). Tutto è millimetricamente mantenuto sul filo del calco: non si esce mai dal genere, ma si ride come raramente è capitato. La Creatura è Peter Boyle, il vecchio cieco Gene Hackman. (emiliano morreale)

La superba creola

A New Orleans, Stefano, figlio illegittimo di una nobildonna irlandese, grazie ai suoi modi raffinati, riesce a entrare nelle simpatie di una giovane appartenente a una delle famiglie più ricche della città. In seguito sposa la figlia di un nobile francese, anche se il matrimonio si rivela un vero fallimento. Buona ricostruzione ambientale, discreta l’interpretazione, ma niente di memorabile.
(andrea tagliacozzo)

Alice nel paese delle meraviglie

Divertente versione animata del racconto di Carroll, a tratti un po’ fredda. Il team Disney fa rivivere sullo schermo lo Stregatto, la Regina di Cuori e il Cappellaio Matto. Film che si regge sui singoli episodi, con canzoni trascinanti come È tardi e La canzone del non-compleanno. Una nominatio all’Oscar.

Il valzer dell’imperatore

Musical stravagante ma fiacco, ambientato nell’Austria di Francesco Giuseppe, con Crosby venditore di giradischi alla famiglia reale. Materiale esageratamente sentimentale per Wilder (anche sceneggiatore). Girato nel 1946: le montagne del Jasper National Park in Alberta, in Canada, rimpiazzano le Alpi Tirolesi. Due nomination all’Oscar (Costumi e Colonna Sonora).

Colpo di fulmine

Un giovane glottologo, che assieme a un gruppo di sette professori sta redigendo un’enciclopedia, s’imbatte in un’attraente spogliarellista, legata a un temile gangster. Lui vorrebbe studiare il gergo da strada parlato dalla donna, mentre a lei interessa far perdere le proprie tracce alla polizia. Una scatenata screwball comedy (commedia in cui una donna dal carattere forte finisce per stravolgere la vita del protagonista maschile) nel più tipico stile di Howard Hawks. Comunque si sente, e non poco, anche il tocco di Billy Wilder, autore, assieme a Charles Brackett, della sceneggiatura del film.
(andrea tagliacozzo)

Dieci piccoli indiani

Un giallo di Agatha Christie, pieno di tensione e suspense. In dieci vengono invitati su un’isola deserta: verranno uccisi uno dopo l’altro. Grande sceneggiatura di Dudley Nichols, superbe trovate visive. Con tre remake.

Tutti insieme appassionatamente

In Austria, alla vigilia dell’avvento del nazismo, la giovane Maria, che aspira a prendere i voti, assume il ruolo di governante della numerosa famiglia del vedovo colonnello Von Trapp. La ragazza riuscirà a conquistare la loro simpatia e a far innamorare di sé l’apparentemente rigido ufficiale. Il regista Robert Wise, che aveva già fatto incetta di Oscar nel ’61 con il suo
West Side Story
, riesce a ripetersi vincendo l’ambita statuetta (assegnata anche al film, alle musiche, al montaggio e al suono) con un altro musical d’imponenti proporzioni. Ingenuo e stucchevole quanto sia vuole, ma indubbiamente ben fatto, spettacolare e con una splendida colonna sonora di Richard Rodgers e Oscar Hammerstein. L’inglese Julie Andrews, candidata all’Oscar come migliore attrice protagonista (che aveva vinto l’hanno precedente con
Mary Poppins
), si vide portare via il premio dalla connazionale Julie Christie.
(andrea tagliacozzo)

Gli ammutinati del Bounty

Aprile 1789: il vascello della marina britannica Bounty fa rotta verso i mari del Sud sotto la guida implacabile del comandante Bligh (Howard). Una volta giunti sull’isola, i marinai troveranno la vita nel paradiso tropicale ben più gradevole di quella a bordo e, guidati dal primo ufficiale Christian (Brando), decideranno di ammutinarsi andando però incontro a tragiche conseguenze.