Maverick

Aggiornamento svogliato della serie televisiva degli anni Sessanta ricordata con affetto che si avvalle fortemente del fascino individuale per portare avanti una storia che si trascina troppo lenta e troppo a lungo. Gibson è divertente nei panni dell’abile baro delle carte a caccia di piatti ricchi a poker e il cast è pieno di facce familiari dal mondo dei western televisivi d’annata e della musica country contemporanea. Cercate un paio di cammei delle star dei film precedenti del regista Donner. Garner, che recitò nella vecchia serie tv, qui fa un maresciallo. Sceneggiatura di William Goldman. Panavision.

Arma letale 4

Ecco nuovamente glti strambi poliziotti, questa volta alle prese con un boss criminale cinese e con crisi familiari a proposito di gravidanza e matrimonio. Le aggiunte di questa puntata: Rock, un poliziotto eccessivamente zelante, e Li, un cattivo formidabile. Il cast è così adorabile e l’energia che sprigiona così contagiosa che gli autori si fanno perdonare il peggio: una storia troppo lunga e incoerente, disseminata di sequenze sovraccariche d’azione. I fan della serie non rimarranno delusi; gli altri non c’è bisogno che si disturbino. Richard Libertini appare non accreditato. Panavision.

I Goonies

Divertente pellicola per ragazzi, diretta con mano anonima ma sicura dal regista di Superman e Arma letale , Richard Donner. In una soffitta, un ragazzo trova la mappa di un tesoro sepolto anni prima dal mitico pirata Willy l’Orbo. Seguendo le indicazioni della carta, il giovane, assieme ad alcuni intraprendenti amici, si mette alla caccia del bottino. Tratto da un soggetto di Steven Spielberg, il film è stato scritto da Chris Columbus, più tardi regista di Mamma ho perso l’aereo e Mrs. Doubtfire . (andrea tagliacozzo)

Timeline

Il professor Edward Johnston (Billy Connelly), guida un giovane gruppo di archeologi, impegnati negli scavi attorno alle rovine di Castelgard, nel dipartimento francese della Dordogna, dove, nel 1357, al termine di un sanguinoso assedio, i francesi sconfissero gli inglesi nel corso della cosiddetta guerra dei cent’anni. Del gruppo fanno parte l’aitante assistente del professore, Andre Marek (Gerard Butler), la fascinosa studente Kate (Frances O’Connor) e il figlio del professore, Chris (Paul Walker), deciso a seguire le orme del padre più per amore di Kate che per reale interesse nell’archeologia. Il ritrovamento di un’antica pergamena risalente alla metà del XIV secolo, che riporta inspiegabilmente una richiesta di aiuto del professore, porta i giovani archeologi nel Nuovo Messico, dove ha sede la International Technology Corporation, misteriosa società presso la quale lo scienziato si era recato prima che le sue tracce si perdessero. Scopriranno che la ITC ha creato una macchina del tempo e che lo studioso, avendo preteso di tornare al tempo della battaglia, non ne ha fatto più ritorno. Detto fatto, i giovani decidono di tornare indietro nel tempo alla ricerca dello scomparso. Ma lo scaltro capo dell’ITC, Robert Doniger (David Thewlis) ha dimenticato di dire loro molte cose importanti…
Io ho conosciuto degli archeologi veri, una volta. Scavavano delle rovine etrusche, dalle parti dell’antichissima città di Roselle, nel cuore della Maremma toscana. Si facevano un mazzo così, sotto il sole a picco. Giovani erano giovani ma dire che fossero belli… E ti credo: caldo umido, tafani al posto delle mosche, niente acqua, magari due lire di dottorato. Magari neppure quelle… E più erano giovani, e più si facevano il mazzo. Perché gli archeologi di Hollywood sono tutti appassionati sognatori innamorati e tremendamente fighi? Mah, sia come sia, il regista-produttore Richard Donner (la quadrilogia di Arma letale, Ladyhawke, Superman come regista; X-Men come produttore) realizza un filmetto dalla partenza sciatta per non dire irritante che poi però prende il volo grazie alle scene d’azione e all’ambientazione medievale. Di gran moda da qualche tempo a questa parte, come tutto ciò che è rievocazione storica. Lo fa sul canovaccio di un signore che risponde al nome di Michael Crichton (pare si pronunci Cràiton, caso mai anche voi, come me, abbiate penosamente provato a pronunciarlo). Di mestiere Mr. Crichton scrive best seller, dai quali astuti produttori (il Donner, nello specifico) cavano film mediocri ma di sicuro successo al botteghino. Così è stato per Jurassic Park (trilogia), per Twister, per Congo e per la fortunata serie televisiva ER, quella dei dottori (pure loro appassionati sognatori innamorati e tremendamente fighi. Ma allora sei tu, Michael…).
L’ambientazione medievale è poco più di un pretesto per rispolverare il mito della macchina del tempo, del viaggiare attraverso i secoli come in un soffio di brezza, ritrovandosi muso a muso con la Storia. Peccato, perché invece Timeline avrebbe potuto essere un bel trampolino per tuffarsi con doppio carpiato nel mare della storiografia, nel gorgo delle contraddizioni-evoluzioni del linguaggio, del costume, della psiche. Avrebbe potuto soffermarsi sulle differenze-similitudini che ci legano-allontanano dai comuni avi europei. Avrebbe, appunto. Ma Timeline è un film di Hollywood, Stati Uniti d’America. Poche pippe, ladies and gentlemen, gli effetti speciali costano e bisogna pur campare! (enzo fragassi)

Superman – Il film

Versione multimiliardaria del popolare personaggio dei fumetti creato nel ’33 da Jerry Siegel, primo episodio di una lunghissima serie. Superman, spedito sulla Terra ancora in fasce dal pianeta Krypton, viene accolto e cresciuto da una famiglia di contadini, i coniugi Kent. Diventato adulto, il giovane, dotato di poteri sovrumani che si guarda bene dal rivelare, arriva a New York dove si fa assumere come giornalista nel prestigioso Daily Planet. Forse eccessivo nella sua durata e diretto con poca fantasia da Richard Donner (in seguito regista della serie Arma letale ), ma tutto sommato divertente, con un Christopher Reeve perfettamente a suo agio nella calzamaglia rossa e blu del protagonista. Budget colossale (35 milioni di dollari, 3 dei quali finiti nelle tasche di Marlon Brando per la sua fugace apparizione) ma incassi altrettanto stratosferici. (andrea tagliacozzo)

Arma Letale 3

L’agente Roger Murtaugh della polizia è ormai prossimo alla pensione e vorrebbe godersi in tranquillità i suoi ultimi giorni di servizio. Il collega Martin Riggs lo coinvolge, invece, in una rischiosa indagine durante la quale si ritrovano a collaborare con una intraprendente agente in gonnella, Lorna Cole. Leggermente inferiore agli altri episodi della serie, anche se rimane un gradino al di sopra di tanti film d’azione americani. Comunque, ancora divertente. La fotografia del film è curata da Jan De Bont, due anni più tardi regista del fortunatissimo Speed. (andrea tagliacozzo)

Solo due ore

Il detective di mezz’età Jack Mosley non se la passa bene. Una gamba malandata e una dipendenza dall’alcool lo hanno fiaccato nello spirito e nell’aspetto. Con addosso ancora i postumi di una sbornia, sta per tornare finalmente a casa a fine turno ma, suo malgrado, viene incaricato di scortare un testimone in tribunale, entro e non oltre le 10, a sedici isolati dal Distretto in cui si trova. Sono le 8.02 e in una ventina di minuti dovrebbe cavarsela. Ma Jack ignora che Eddie Bunker, il teste affidato alla sua custodia, deve deporre contro un altro poliziotto, il quale non ha nessuna intenzione di far arrivare l’uomo vivo davanti al Gran Giurì. 

Arma letale 2

Tornano Martin (Mel Gibson) e Roger (Danny Glover), i sergenti di polizia protagonisti del primo episodio di Arma letale . I due sono incaricati di guardare le spalle a un supertestimone. Impresa non facile, perché questi, ex trafficante di droga, è nel mirino di un’organizzatissima banda di spacciatori sudafricani. Riuscito cocktail di umorismo e azione, realizzato dallo stesso produttore dell’ottimo Trappola di cristallo . Divertente Joe Pesci, in ruolo di contorno ma fondamentale nell’economia del film (non a caso l’attore tornerà nei panni di Leo Getz anche nei due successivi episodi). (andrea tagliacozzo)

Ipotesi di complotto

Sceneggiatura grossolana ma avvincente per narrare le vicende di un tassista newyorkese paranoico, ossessionato da una donna che lavora per il Dipartimento di Giustizia. Un giorno, però, le racconterà una storia, apparentemente sensata, su di una cospirazione e sui tentativi di mascherarla; presto si ritroveranno entrambi coinvolti in una situazione più grande di quanto potessero immaginare. La sceneggiatura non è impassibile di critiche ma rimane comunque piacevole, con Gibson che fa centro nella parte del paranoico. Panavision.

Arma letale

Dopo la morte della moglie, l’agente di polizia Martin Riggs trasferisce tutta la sua rabbia nel lavoro diventando indisciplinato e incurante del pericolo. I superiori pensano bene di affiancargli Roger Murtaugh, poliziotto responsabile ed estremamente ligio al dovere. Sceneggiato dall’ottimo Shane Black, uno spettacolare cocktail di umorismo e azione. La coppia Gibson-Glover, prevedibilmente fondata sugli opposti, funziona comunque a meraviglia. Senza guizzi particolari ma efficace e funzionale la regia di Richard Donner. Di questo film verranno realizzati quattro seguiti. (andrea tagliacozzo)

S.O.S fantasmi

Versione moderna del Racconto di Natale di Charles Dickens. Alla vigilia del Natale, Frank Cross, avido e dispotico dirigente di un network statunitense, riceve la visita di tre fantasmi che, con un viaggio nel passato, nel presente e nel futuro, lo inducono a un profondo esame di coscienza. Bill Murray è bravissimo, ma non basta: la sceneggiatura è più ovvia di quanto ci si possa aspettare da un film del genere. Anonima la regia di Donner. (andrea tagliacozzo)

Ladyhawke

Nel Duecento, in un borgo francese, un malvagio vescovo per gelosia ha trasformato due innamorati in animali: lui diventa un lupo di notte, quando lei è una bella fanciulla; lei è un falco di giorno, quando lui è un prode cavaliere. Probabilmente il miglior lavoro di un cineasta discontinuo e spesso impersonale come Richard Donner (Arma letale ). Merito soprattutto dell’ottima sceneggiatura di Edward Khmara e degli interpreti. Girato interamente in Italia, il film si avvale dell’ottima fotografia di Vittorio Storaro. (andrea tagliacozzo)