L’uomo che amò gatta danzante

Una banda di rapinatori sequestra la moglie di un ufficiale di cavalleria. La donna apprende che il capo dei criminali è diventato un fuorilegge dopo aver assistito all’uccisione della moglie indiana. La prigioniera comincia in breve tempo a sodalizzare con l’uomo tanto che finisce per innamorarsene. Un discreto western crepuscolare che il regista di
Uomo bianco, va col tuo Dio!
ha tratto da un romanzo di Marilyn Durham. Forse un po’ troppo prolisso.
(andrea tagliacozzo)

Don Juan De Marco, maestro d’amore

Un bizzarro giovane è convinto di essere una reincarnazione di Don Giovanni. Va da un vecchio psicanalista che cerca senza molta fortuna di curarlo. Ma forse il ragazzo ha davvero ragione… Un regista senza nerbo dirige una propria sceneggiatura, curiosa e onirica: ne viene fuori una pellicola bizzarra e del tutto sbilenca, piena di cadute di ritmo e sdolcinature eccessive, che probabilmente verrà ricordata più che altro per lo scontro di grandi attori che mette in scena. Marlon Brando, pur enormemente imbolsito, fornisce infatti una delle sue prove più carismatiche degli ultimi tempi, forse stimolato dall’avere di fronte l’unico erede della generazione sua e dei Montgomery Clift. Depp in effetti è straordinario e domina il film, duettando con una Faye Dunaway ormai di plastica ma molto autoironica: convincente quando è romantico, conserva sempre un’aria folle, slapstick, in qualche modo burtoniana.
(emiliano morreale)

Bound – Torbido inganno

Noir violento, pieno di stile e sensualità (con risvolti saffici): le protagoniste — una è la donna di un gangster, l’altra una tuttofare — hanno un piano per fuggire insieme con una valigia piena di soldi. Fra le due attrici c’è la giusta alchimia, ma è Pantoliano a rubare la scena a tutti nei panni del mafioso. Impressionante debutto per i fratelli Wachowski (anche sceneggiatori). L’autrice di libri lesbo-erotici Susie Bright appare brevemente ed è anche accreditata come “consulente tecnica” (!).