A sangue freddo

Dall’omonimo romanzo di Truman Capote. Fidandosi di un’informazione raccolta in carcere, due giovani pregiudicati penetrano nella casa di un agricoltore con l’intenzione di svuotare una cassaforte. Non riuscendo a trovare il denaro, i malviventi compiono un’inutile strage uccidendo l’agricoltore e la sua famiglia. All’epoca il film con il suo impietoso realismo, la sua violenza tutt’altro che compiaciuta, sembrò quasi un pugno nello stomaco.
(andrea tagliacozzo)

Il seme della violenza

Eccellente adattamento del regista del romanzo di Evan Hunter sulle dolorose esperienze di un professore nel sistema scolastico newyorkese. Poitier è memorabile nel ruolo di un ragazzo problematico. In questo film viene usata per la prima volta la musica rock (Rock Around the Clock di Bill Haley fa da sottofondo ai titoli di testa). Ne esiste anche una versione colorizzata al computer. Quattro nomination agli Oscar.

Qualcosa che vale

Una pellicola realizzata all’indomani dell’indipendenza del Kenya, ottenuta dopo anni di sanguinosa guerriglia. Protagonisti del film sono due amici, un bianco e un nero. Quando il nero entra nel movimento nazionalista e violento dei Mau-Mau, i due, trovandosi su opposti fronti, sono costretti a combattersi. Tratto dal romanzo di Robert C. Ruark, il film offre un’analisi obiettiva e coraggiosa dell’argomento, pur non riuscendo a evitare i toni didascalici. (andrea tagliacozzo)

In cerca di Mr. Goodbar

Theresa, una giovane che ha ricevuto un’educazione particolarmente religiosa, trova un posto d’insegnante in una scuola per sordomuti. La sua personalità comincia a sdoppiarsi: mentre il giorno si comporta da donna morigerata, la notte si abbandona a ogni sfrenatezza. Ottima l’interpretazione di Diane Keaton, straordinaria nel tratteggiare il ritratto di una donna inquieta e autodistruttiva, ma il film, tratto dall’omonimo romanzo di Judith Rossner, non può dirsi altrettanto riuscito. In quello stesso anno, la Keaton vinse un Oscar come migliore attrice protagonista con Io e Annie Io e Annie di Woody Allen. (andrea tagliacozzo)

Stringi i denti e vai

Nel 1908, un giornale del West organizza una corsa di resistenza a cavallo su un percorso, quasi sempre accidentato, lungo 800 miglia. Alla gara, oltre a sei uomini, partecipa anche una donna, che intende servirsi della corsa per liberare il marito, condannato ai lavori forzati. Il regista Richard Brooks – che aveva già affrontato il genere western nel ’56 con L’ultima caccia e dieci anni più tardi con I professionisti – si rifà alla grande tradizione dei film d’avventura con esiti a dir poco notevoli, in alcune sequenze addirittura entusiasmanti. Eccellente l’intero cast. (andrea tagliacozzo)

L’ultima caccia

Nel vecchio West, Granger e Taylor tentano una difficile alleanza per cacciare le ultime mandrie di bufali rimasti. Granger è stanco di uccidere, mentre a Taylor piace anche troppo. Personaggi complessi e buoni dialoghi supportano questo western drammatico; lunghezza eccessiva e ritmo lento, invece, lo danneggiano. CinemaScope.

Obiettivo mortale

Satira esplicita, bizzarra e disinibita sulla nostra società dominata dalla televisione, incentrata sulla connessione tra un famoso giornalista (Connery) e un gruppo di terroristi, e sui possibili legami di quest’ultimo con il governo americano. Una sceneggiatura approssimativa riesce a centrare pochi obiettivi, ma trae vantaggio dal ritmo mozzafiato della regia.

Lord Jim

Adattamento troppo lungo e diseguale della storia di Joseph Conrad su un giovane idealista nella marina mercantile inglese del XIX secolo screditato in quanto codardo costretto a vivere con questo sfregio per il resto della vita. I migliori momenti del film sono forniti dal meraviglioso cast di comprimari. Super Panavision 70.

A sangue freddo

Eccellente adattamento, dal taglio un po’ documentaristico, del libro di Truman Capote, che racconta le storie di due giovani killer (Blake e Wilson), i motivi che li spingono a uccidere e l’arresto finale dopo lo sterminio di una famiglia innocente. Tagliente, appassionante, non sensazionalistico: magistrali la sceneggiatura e la regia di Brooks, raffinata la fotografia in bianco e nero di Conrad Hall. Rifatto come miniserie televisiva nel 1996. Quattro nomination agli Oscar. Panavision.

La gatta sul tetto che scotta

In una patriarcale famiglia del profondo sud, il vecchio Pollit domina la moglie e i due figli, Cooper e Brick, entrambi sposati: il primo con la gretta e avida Mae, il secondo con la bella e insoddisfatta Margaret. Brick, infatti, trascura la moglie affogando i suoi dispiaceri nell’alcool. Dal dramma di successo di Tennesse Williams, un film altrettanto fortunato, ben diretto da Brooks, ma soprattutto magnificamente recitato da Paul Newman e Burl Ives. Bellissima e bravissima Liz Taylor, nel ruolo della moglie innamorata, nonostante nella vita privata fosse appena rimasta vedova del marito del momento, il produttore, Mike Todd. Sei nomination agli Oscar. (andrea tagliacozzo)

Il genio della rapina

Un giovane americano organizza un grosso colpo ai danni di un istituto bancario tedesco per il quale, nelle sue reali vesti di funzionario di una fabbrica di antifurti, ha messo a punto un sofisticato ma tutt’altro che irresistibile sistema d’allarme. Scritto dallo stesso Brooks, un film dall’andamento atipico, abilmente giocato in bilico tra la commedia e il thriller. La trama è molto simile a Colpo da 500 milioni di dollari alla National Bank , realizzato due anni prima dall’inglese Peter Hall. Ottima colonna sonora di Quincy Jones. (andrea tagliacozzo)

Karamazov

Ambientato nella Russia del XIX secolo, è la versione cinematografica della tragedia di Dostoevskij, che vede la morte di un padre opprimente (Cobb) e il suo effetto sui suoi figli: lo scapestrato Brynner, lo studioso Basehart, il pio Shatner e l’epilettico Salmi. Straordinaria la sceneggiatura dello stesso Brooks. Primo film per Shatner. Una nomination agli Oscar.

La febbre del gioco

L’ultimo film di Richard Brooks, che negli anni Cinquanta fu una delle vittime più illustri del maccartismo. Ryan O’Neal veste i panni un giornalista sportivo con la mania delle carte e del tavolo verde. Il vizio, che gli ha già procurato parecchi dispiaceri (inclusa la morte della moglie), rischia di metterlo nei guai. Un film poco incisivo, decisamente non all’altezza delle precedenti opere del regista. (andrea tagliacozzo)