Fra Manisco cerca guai

Mentre l’arrivo di Garibaldi sembra imminente, Fra Pacifico e Fra Leone, giunti in paesino del napoletano con l’intenzione di costruirvi una chiesa, si ritrovano a proteggere una coppia d’innamorati, un antiborbonico e la figlia di un camorrista, dalle ire del padre di lei. Innocua commediola che si regge unicamente sui duetti comici tra Aldo Fabrizi e Carlo Croccolo.
(andrea tagliacozzo)

Fantozzi subisce ancora

Quarto episodio della serie, il secondo diretto da Neri Parenti. La vita del ragionier Fantozzi è sempre più grigia e umiliante: dopo aver coperto i colleghi assenteisti al lavoro ed essere sopravvissuto a una disastrosa riunione di condominio, il nostro eroe scopre che Mariangela, la sua bruttissima figlia, è incinta. Di un mostro. Il film lascia poco spazio all’originalità: si tratta dei soliti lazzi, delle solite gag, dei già noti personaggi che se da un lato accontentano i fan, dall’altro lasciando indifferenti tutti gli altri. Una curiosità: la gag dell’aereo antincendio che pesca Fantozzi in mare e lo getta sulle fiamme di una foresta e straordinariamente simile a una delle sequenze iniziali di
Magnolia
, realizzato sedici anni più tardi da Paul Thomas Anderson.
(andrea tagliacozzo)

La città invisibile

La terra trema… e il mondo non è più lo stesso. Tutto cambia. Cambiano i paesaggi, cambiano le persone, cambia la vita. Spesso i cambiamenti sono solo l’inizio di una nuova vita. Una vita che può sorgere dalle ceneri di una città distrutta, dalle rovine di una città come l’Aquila. Questo è ciò che accade a Luca e Lucilla. Entrambi vittime, come i loro familiari e i loro amici, di una tragedia forse annunciata, ma al contempo forse inevitabile.

Tutto sembra essersi interrotto quella fatidica notte del 6 aprile 2009, eppure la vita deve continuare: Luca e Lucilla studiavano medicina all’Università dell’Aquila, il primo con la speranza in realtà di sfondare nella musica rock, lei con la passione di aiutare il prossimo. Entrambi scelgono di non abbandonare la loro città e continuare la loro professione di studenti all’interno di una emergenza (postterremoto) nella quale si sentono di essere parte attiva. I loro sogni, i loro desideri, le loro paure e ansie non sono state abbattute dal terremoto, anzi si sono rafforzate. Luca non crede in Dio, Lucilla è guidata da una fede incrollabile. Luca suona in un gruppo rock, mentre Lucilla ama la musica sacra.

Luca e Lucilla sono due ragazzi apparentemente distanti, lontani eppure il crollo della città, delle case, delle pareti, ha aperto nei loro cuori la possibilità di incontrarsi e stare vicini per percorrere insieme la via che porta alla loro città invisibile. Attorno a loro, la comunità delle tendopoli, i sopravvissuti, coloro che si muovono tra le varie città che l’Aquila è stata e potrebbe essere, come “le città invisibili” descritte da Marco Polo a Kublai Kan nel romanzo di Calvino che si mescolano alle loro storie come i fili della tela di un ragno, lasciandone intravedere la trama senza mai svelarla davvero. Un viaggio alla ricerca della fede, quella vera che nasce dal perdono e dalla ricerca di domande e risposte che diano un senso a tutto ciò che è la vita.

Venezia, la luna e tu

A Venezia, il gondoliere Bepi, legatissimo alla bella Nina, non riesce a resistere al fascino delle giovani turiste. Nina, gelosa, minaccia di rompere il fidanzamento e di sposarsi con Toni. Ma Bepi sa come riconquistare la ragazza. Curioso l’impiego dei romani Alberto Sordi e Nino Manfredi in ruoli da veneziani. Sono proprio i due attori, comunque, ad assicurare divertimento al film, felice nel ritmo ma un po’ meno nella sceneggiatura.
(andrea tagliacozzo)

Gli spadaccini di Siena

Lo spagnolo Don Carlos, tirannico governatore di Siena, è in procinto di sposarsi con la bella Orietta Arconti. L’uomo assolda tra i suoi l’abile spadaccino inglese Thomas Stanwood. Quest’ultimo, però, finisce per passare dalla parte dei ribelli, capeggiati dalla stessa Orietta, che intendono liberare la città dall’invasore. Granger è sufficientemente vivace nel ruolo del protagonista. Il punto debole del film è il copione: stiracchiato e banale.
(andrea tagliacozzo)

L’ultima violenza

Un medico condotto di paese s’innamora della figlia di un ricco possidente. Quando il fratello di questa, un giovane cinico e spregiudicato, scopre che ella non è la figlia naturale del padre, decide di provocare uno scandalo per accaparrarsi tutta l’eredità. Tipico melodramma alla Matarazzo, anche se non uno tra i suoi più riusciti.
(andrea tagliacozzo)

Padri e figli

Due giovani liceali – lui figlio di uno stimato medico, lei di un sarto rimasto vedovo – marinano la scuola per stare insieme. I genitori, preoccupati, corrono ai ripari e impediscono ai giovani di vedersi. Una commedia senza troppe pretese sociologiche, ma ben scritta (dal regista con Age, Scarpelli e Leo Benvenuti), piacevole e divertente, in cui Monicelli riesce ad ottenere il meglio dall’ottimo cast.
(andrea tagliacozzo)

Nel blu dipinto di blu

Un musicarello di quelli artigianali e dignitosi, prima dell’era trash Fizzariotti – Morandi – Efrikian (o, addirittura, Al Bano – Romina). Piero Tellini era un valido sceneggiatore (i film neorealisti di Lattuada e Zampa, e poi
Cronaca di un’amore
,
Napoli milionaria
,
Guardie e ladri
) che prima aveva girato solo una commedia un po’ cupa con Paolo Stoppa (
Prima di sera
). Qui scrive con Scola e Zavattini una piccola vicenda populista da tardo neorealismo rosa. Dall’Arcadia di
Poveri ma belli
qualche anno è passato e si sente. Siamo un attimo prima del boom e, tra periferie e borgate, piccoli malviventi e picari, tira un’aria simile a quella dei
Soliti ignoti
, o addirittura di certo Bolognini – Pasolini (
La giornata balorda
). La canzone del titolo viene cantata prima da De Sica e poi diventa elemento essenziale di un finale surreale (zavattiniano?) in cui un elicottero atterra tra le baracche per consentire a Modugno, appunto, di volare.
(emiliano morreale)

Il divorzio

Dopo quindici tumultuosi anni di matrimonio, Leonardo, architetto di mezza età, decide di separarsi dalla moglie e si rituffa nella vita da scapolo con l’entusiasmo di un ventenne. Ma una serie di insignificanti e squallide avventure finiscono per stancarlo in breve tempo. Una commedia priva di qualsiasi originalità, indegna di un attore del calibro di Vittorio Gassman. Le musiche del film sono composte da Fred Bongusto.
(andrea tagliacozzo)

Peccatori di provincia

Alla morte del ricco genitore, la giovane Domitilla, una suora, eredita un’enorme fortuna. I parenti della ragazza tentano in tutti modi di entrare in possesso dell’ingente patrimonio, ma invano. Domitilla deciderà di lasciare tutto quanto al più piccolo e meno avido dei suoi congiunti, l’adolescente Aldo. Il lato peggiore della peggiore commedia all’italiana. In sintesi, un film di uno squallore sconcertante che non è nemmeno così spinto come vorrebbe far credere il titolo.
(andrea tagliacozzo)

Al momento giusto

Sfruttare l’onda lunga di Pieraccioni, o l’eco lontana – con le dovute differenze – di Benigni: è questa la strategia della Cecchi Gori Group. Ma le code non si annodano alle punte e le punte erano già in partenza smussate, logorate da una idea di comicità che fa della battuta dialettale il centro vuoto. In questo film, studiato per intero a tavolino come operazione schiettamente commerciale, Panariello veste i panni di un giornalista di provincia di nome Perozzi, sottoversione toscaniota di Fantozzi, che per cercare uno scoop e per spuntare una risata fa cadere la torre di Pisa, inclina la torre Eiffel, provoca la morte per soffocamento di un fantasmatico tesoriere di Hitler rifugiato in Argentina e scomoda addirittura la «voce» di Battiato che interpreta una canzone di Sergio Endrigo… Per arricchire il tutto, sfoggia un mimetismo improbabile facendo il verso alle icone verdoniane. Non pago – ma lui c’entra poco – ambienta la sua scalata alla celebrità televisiva in una Rai imbalsamata fatta di direttori in doppiopetto. Pubblicità indiretta negativa?
(dario zonta)

Il bidone

Vita squallida di un bidonista di professione, che vorrebbe cambiar vita ma farà una fine tragica. Uno dei Fellini meno riconciliati, meno «istituzionalizzati». E uno dei più amari, dei più melodrammatici: non meno cattolico del precedente
La strada
e del successivo
Le notti di Cabiria
, ma più cattivo nel suo agghiacciante finale: anzi, quasi un doppio atroce delle storie dei mille simpatici truffatori italiani alla Albertone o alla Gassman. È forse il primo film pienamente tragico di Fellini, dopo la commedia malinconica degli esordi e la poesia chapliniana di Zampanò e Gelsomina. Il tragico vi abita curiosamente puro, senza il grottesco, l’orrido o il barocco dei film successivi; e così puro lo ritroveremo di rado in Fellini (ad esempio nel suicidio collettivo de
La dolce vita
, comunque osservato dall’occhio distante di Marcello). Forse per questo Il bidone è un film negletto, quasi maledetto. E forse per questo (oltre che per la gigantesca interpretazione di Broderick Crawford) fece innamorare di Fellini il giovanissimo critico François Truffaut.
(emiliano morreale)