Infedelmente tua

Un famoso direttore d’orchestra è convinto che la moglie lo tradisca con uno dei propri assistenti. Mentre sta dirigendo il concerto, l’uomo escogita un astutissimo piano per liberarsi della consorte. Ma quando, dopo l’esibizione, prova a mettere in pratica i suoi propositi omicidi, si dimostra alquanto maldestro. Un piccolo classico della commedia americana, realizzato sulla base di una sceneggiatura dai meccanismi praticamente perfetti scritta dallo stesso Preston Sturges. Nel 1984, ne verrà realizzato un divertente remake (anche se decisamente inferiore all’originale) intitolato
Un adorabile infedele
.
(andrea tagliacozzo)

Cleopatra

Uno dei kolossal più dispendiosi (e fallimentari) della storia del cinema, venne girato quasi interamente a Roma, negli studi di Cinecittà. Dopo aver sconfitto il rivale Pompeo, Giulio Cesare sbarca in Egitto dove fa salire al trono Cleopatra, sua futura sposa. Tornato a Roma, l’imperatore fa in modo che Cleopatra venga accolta con un grande trionfo. La Taylor è perfetta nel ruolo, ma il film, funestato da mille problemi durante la realizzazione, risulta interessante solo a tratti ed è troppo prolisso. Mankiewicz, che sostituiva l’esonerato Rouben Mamoulian, non ha particolari demeriti, se non quello di non essere riuscito a imporre il proprio stile al film. Nonostante tutto, vincitore di quattro Oscar.
(andrea tagliacozzo)

Ashanti

Il dottor David Linderby e la bella moglie Anansa, nera della tribù Ashanti, prestano assistenza sanitaria in alcune zona dell’Africa centrale. Quando la donna viene rapita da uno schiavista, che intende venderla a un principe arabo, il medico si mette disperatamente alla sua ricerca. Le uniche cose interessanti del film, diretto con mestiere ma con poca fantasia dal veterano Richard Fleischer, consistono nel prestigioso cast e negli splendidi paesaggi africani.
(andrea tagliacozzo)

Una Rolls-Royce gialla

Dramma ben congengnato di Terence Rattigan che coinvolge i tre proprietari dell’auto sopra citata, con attenzione prestata al lato romantico nella vita dei suddetti; artefatto ma anche ben trattato. Panavision.

La cittadella

Superbo adattamento del romanzo di A.J. Cronin su un dottore fallito (Donat) che rinuncia agli ideali per ottenere denaro sfruttando le paure di ricchi ipocondriaci, dimenticandosi completamente di moglie e amici. Una tragedia, però, gli aprirà gli occhi. La buona recitazione compensa un finale debole. Hanno contribuito alla sceneggiatura Frank “Spig” Wead, Emlyn Williams, Ian Dalrymple, Elizabeth Hill e John Van Druten. Rifatto in Gran Bretagna come serie tv. Quattro nominatio, tra cui Miglior Film e Regia.

La superba creola

A New Orleans, Stefano, figlio illegittimo di una nobildonna irlandese, grazie ai suoi modi raffinati, riesce a entrare nelle simpatie di una giovane appartenente a una delle famiglie più ricche della città. In seguito sposa la figlia di un nobile francese, anche se il matrimonio si rivela un vero fallimento. Buona ricostruzione ambientale, discreta l’interpretazione, ma niente di memorabile.
(andrea tagliacozzo)

I marciapiedi della metropoli

Laughton è superbo nei panni di un artista di strada, con la Leigh quasi allo stesso livello in quelli della sua protetta, che fa di tutto nella sua ricerca del successo come star del palcoscenico (un personaggio non dissimile da Scarlett “O’Hara!) Intrattenimento eccellente… fino alla sbagliata scena finale. In America è stato intitolato Sidewalks of London.

La pulce nell’orecchio

Dalla celebre pièce teatrale di Georges Feydeau. Gabrielle è la moglie dell’avvocato Victor Chandebisse. La donna ha il forte sospetto che il marito le sia infedele. Per mettere alla prova il consorte, Gabrielle, seguendo il consiglio di un’amica, fa pervenire a Victor un invito, firmato con il nome di una sconosciuta, per un appuntamento galante. Considerato il testo, poteva essere un film memorabile. La mediocre regia, invece, riesce a trasformare un meccanismo ben oliato in stanca routine.
(andrea tagliacozzo)

Il principe e il povero

Riduzione cinematografica del celebre libro di Mark Twain (già portato sullo schermo quarant’anni prima da William Keighley con eccellenti risultati). Per gioco, il giovanissimo erede al trono d’Inghilterra scambia i suoi vestiti con un coetaneo perfettamente somigliante, dando inizio a una interminabile serie di equivoci. Richard Fleisher spreca banalmente un ottimo cast d’attori realizzando un film che, se da un lato segue diligentemente la storia originale, dall’altro manca completamente di vitalià.
(andrea tagliacozzo)