La sirenetta

Delizioso prodotto d’animazione della Disney tratto liberamente da un racconto di Hans Christian Andersen su una giovane sirena di nome Ariel che vorrebbe essere umana. Alcuni punti della trama sono discutibili, ma il film è così piacevole che non ne vale la pena. Gli esuberanti numeri musicali comprendono Kiss the Girl, Part of Your World e Under the Sea, cantata da un granchio jamaicano di nome Sebastian (Wright). Ha vinto gli Oscar per la Migliore Colonna Sonora Originale (Alan Menken) e per la Miglior Canzone (Under the Sea, di Menken e Howard Ashman). Seguito da una serie d’animazione per la tv e un sequel direttamente in video.

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Una donna sposata, vittima di un esaurimento nervoso che la sta rapidamente portando verso la schizofrenia, si rifugia per un periodo di riposo nella casa dove è nata e cresciuta. I fantasmi del suo passato improvvisamente riaffiorano. Una pellicola di non facile lettura, ma molto affascinante. Gran parte della riuscita del film è da attribuire alla bravura di Susannah York, che vinse il premio come miglior attrice al Festival di Cannes del 1972. (andrea tagliacozzo)

La brillante carriera di un giovane vampiro

Durante una consegna a domicilio, uno studente capita nella villa di una misteriosa signora in nero. Solo dopo essere stato morso sul collo, il giovane si accorge che la donna è una vampira. Ma in fondo la vita delle creature della notte non è poi così malvagia. Commedia horror per teen-ager diretta dal figlio di John Huston, versione aggiornata (e non troppo riuscita) di cult-movie degli anni Cinquanta come
I Was a Teenage Frankenstein
e
I Was a Teenage Werewolf
.
(andrea tagliacozzo)

Il patriota

Non c’è regista oggi negli Stati Uniti più patriottico, enfatico ed edificante del tedesco Roland Emmerich, già autore degli imbarazzanti Independence Day e Godzilla . Questa volta, pur di tornare a cantare i valori solidi e militari che hanno reso forte e potente l’unica superpotenza mondiale, ha pensato bene di cominciare dal principio, dalla Guerra d’Indipendenza, e di confezionare così una specie di grande omaggio al Paese nel quale sente di appartenere. L’attenzione con cui riscrive le pagine storiche si riduce a una filologia tutta esteriore (concentrata giusto sulle divise dei soldati), mentre il film è in realtà un’ipocrita celebrazione delle magnifiche sorti e progressive di un paese di cui si preferisce occultare la vocazione schiavista e sciovinista. L’azione si svolge nel 1776, in Carolina del Sud: Mel Gibson, nei panni del prode vedovo Benjamin Martin, dapprima restio a partecipare alla rivoluzione e poi conquistato dalla nobile causa contro gli inglesi, incarna il tradizionale modello dell’eroe americano irriducibilmente isolazionista eppur votato all’altruismo, sulla falsariga del Gary Cooper de Il sergente York e La legge del signore . La sceneggiatura di Robert Rodat, già autore del copione di Salvate il soldato Ryan , è talmente discutibile da farci venire retrospettivamente il sospetto di aver sopravvalutato il film di Spielberg. (anton giulio mancino)

I compari

Film d’atmosfera, riccamente stratificato, su un uomo ambizioso ma di nessuna importanza che apre un bordello in una città durante il boom a cavallo fra Ottocento e Novecento. Altman leva la patina dall’immagine hollywoodiana dell’epoca, con la sua visione realistica. Beatty dà il meglio di sé nel ruolo di McCabe, fanfarone da due soldi. Il romanzo McCabe di Edmund Naughton è stato adattato da Brian McKay e Altman. Panavision.