Ultracorpi-L’invasione continua

Steve Malone ottiene l’incarico di bonificare un deposito di prodotti tossici in una base militare dell’Alabama. Messosi in viaggio con la famiglia, si rende conto già lungo la strada che nella zona c’è qualcosa di inquietante. Giunto alla base, i suoi peggiori timori vengono gradatamente confermati.
Ultracorpi
è un Ferrara considerato generalmente (e a torto) minore. Abel ritrova l’energia da filmmaker di genere degli esordi, e grazie ai cromatismi plastici del folle Bojan Bazelli dimostra anche di essere un calligrafo d’eccezione. Il film, unico caso nella storia della fantascienza cinematografica, è all’altezza sia del capostipite siegeliano (solo gli integralisti sci-fi affermano il contrario) che della rilettura modernista che ne trasse Philip Kaufman. Prodotto su commissione, ma intimamente ferrariano, il film è un’ardita investigazione ai confini dell’umano. Straordinario poi il finale esplosivo, antonioniano, che omaggia
Zabriskie Point
. Eh già, capolavoro.
(giona a. nazzaro)

Occhi di serpente

Poco prima del capolavoro
Fratelli
, Abel Ferrara si abbandona a uno dei suoi affondi più narcisistici e deliranti. Al suo apparire, il film parve una di quelle «fellinate» in cui talvolta incappano i registi americani con complessi di inferiorità verso gli «autori» europei (tipo
Il mondo di Alex
di Mazursky o
All that jazz
di Bob Fosse). E in effetti le idee del film nel film, del regista cinico e dissoluto stile
Due settimane in un’altra città
, dei legami morbosi con la diva, confermerebbero quest’intuizione. Ma in realtà
Occhi di serpente
ha lo stesso fascino scomposto di una pellicola ancora più nichilista di qualche anno dopo,
Blackout
. Ferrara rischia davvero, e il suo è comunque purissimo cinema della crudeltà; la confusione tra arte e vita è decadente quanto si vuole, ma fa star male sul serio. Apprezzabile il coraggio con cui Madonna si è fatta martoriare dal regista.
(emiliano morreale)