La mano sulla culla

Il ginecologo Victor Mott tenta di abusare di una delle sue pazienti, Claire Bartel, che lo denuncia. L’uomo, travolto dallo scandalo, si suicida. Mentre la vedova di questi, Peyton, è costretta ad abortire, Claire partorisce un bel bambino. Peyton, intenzionata a vendicarsi, riesce a diventare, sotto mentite spoglie, la baby sitter del figlio di Claire. Un thriller di buona fattura, ricco di momenti di tensione, che purtroppo si perde in un finale a dir poco scontato. Da notare, in un ruolo marginale, la bravissima Julianne Moore, all’epoca ancora sconosciuta al grande pubblico.
(andrea tagliacozzo)

Identità

Durante una notte buia e tempestosa un motel semiabbandonato fa il pieno di clienti. Le strade allagate e la scarsa visibilità obbligano gli automobilisti a interrompere i loro viaggi e il gestore riesce a incassare qualche soldo grazie alla presenza di una tranquilla famigliola, di un’ex diva con il suo autista, di una prostituta in fuga verso una nuova vita, di due novelli sposini e di un poliziotto che sta trasferendo un detenuto. Solo uno di loro vedrà la luce del sole.

Già regista di
Dolly’s Restaurant, Cop Land, Kate & Leopold
e del sopravvalutato
Ragazze interrotte,
James Mangold confeziona un thriller psicologico senza cali di tensione, basandosi su una sceneggiatura che ha nel finale il suo principale punto debole. Un difetto non da poco che tuttavia non riesce a rovinare del tutto un film che cita a piene mani i classici del genere, dai
Dieci piccoli indiani
di Agatha Christie (portati sullo schermo da René Clair nel 1945) a
Psycho
di Alfred Hitchcock (e non solo per l’ambientazione in un motel). Mentre si domanderanno chi è l’assassino, i cinefili si divertiranno un mondo a scovare le altre citazioni, spalmate dallo sceneggiatore Michael Cooney lungo tutta la pellicola. John Cusack convince in una parte drammatica dopo aver divertito in
Alta fedeltà
ma la rivelazione è la bellissima Amanda Peet, prostituta sognatrice dal buon cuore e dal turbolento passato. Ray Liotta se la cava nei panni di un poliziotto a dir poco stereotipato, mentre Rebecca De Mornay si concede una fugace apparizione nei panni di un’attrice dimenticata dal pubblico (una parte non molto diversa da quella che, suo malgrado, interpreta anche nella vita reale). Impossibile dire di più senza rovinare allo spettatore le sorprese disseminate ovunque dal regista. Ha detto bene la produttrice Cathy Konrad: «in questo film i personaggi sono la trama». Peccato per quel finale.
(maurizio zoja)

E Dio creò la donna

Variazione sorprendentemente tiepida di Vadim sul tema del suo famoso film-scandalo del tempo che fu. La viziosa DeMornay sposa il falegname Spano solo per poter uscire di prigione, ma intanto flirta con il candidato governatore Langella. Piuttosto simile a Overboard — Una coppia alla deriva con Goldie Hawn. Pessima la sottotrama rock’n’roll.

Oltre il ricatto

Tornando di notte dal Messico in California, i coniugi Doug e Lynn Kaines investono e uccidono involontariamente un agente della polizia. I due, per evitare guai, decidono di non denunciare il fatto. Tornati a casa, i Kaines trovano ad aspettarli un misterioso individuo, Shell, che è a conoscenza dell’incidente e intende ricattarli. Un thriller di discreta fattura prodotto per la televisione via cavo. Bravi gli interpreti.
(andrea tagliacozzo)

Risky Business – Fuori i vecchi… i figli ballano

Mordace, originale commedia su un evasivo adolescente che va un po’ fuori di testa mentre i suoi genitori sono fuori città, e finisce per rimanere coinvolto — in più di un senso — con una prostituta. Il copione sinistramente satirico di Brickman è bilanciato dall’interpretazione assolutamente accattivante (e credibile) di Cruise nel ruolo del protagonista.

La moglie del campione

Una sceneggiatura originale di Neil Simon decisamente poco affascinante su un rozzo campione di baseball che si innamora di una cantante. Noioso e sconnesso, pieno di musica mediocre — in breve, un bel pasticcio! L’allenatore è interpretato dal regista (ed ex attore) Martin Ritt.