Aspettando il sole

Italia, anni Ottanta. Tre balordi si imbattono in un hotel fuori mano. Ma questa non è solo la loro storia. Perché al Bellevue Hotel esistono altri ospiti, respiri o pianti dietro una porta dai numeri consumati, gesti d’amore o di disperazione, voci sussurrate o urla. Nell’intreccio di ciascuna di queste storie le pareti si annullano e le porte si aprono, svelando il filo che lega i destini di tutti gli ospiti.

Scusa ma ti voglio sposare

Il sequel della storia di Federico Moccia Scusa ma ti chiamo amore.
Nel precedente capitolo Alex, pubblicitario 39enne di successo, e Niki, ventenne, si promisero amore eterno.
Ora, dopo 3 anni, Alex è ancora convinto che Niki, nonostante la differenza di età, sia la donna della sua vita: così si decide a fare il grande passo e le chiede di sposarlo. Lei è felice, ma con l’avvicinarsi della nozze, si fa prendere dalla paura e manda il matrimonio a monte.
Dopo il dietrofront accadranno molte cose che movimenteranno la loro storia, nel bene e nel male.

La finestra di fronte

Giovanna (Giovanna Mezzogiorno) e Filippo (Filippo Nigro) hanno trent’anni, sono sposati da nove e hanno due bambini. Giovanna lavora come contabile in una polleria industriale, mentre Filippo in un deposito carburanti, con turni notturni. Giovanna spia un manager single (Raoul Bova) dalla finestra di fronte alla sua cucina. Idealizza quest’uomo, la sua figura, il suo personaggio, apparentemente così diverso da suo marito. Un giorno Filippo e Giovanna incontrano un uomo anziano e distinto per strada (Massimo Girotti), che ha perso la memoria e non ricorda più nulla della sua vita, se non alcuni flashback e allucinazioni che lo riportano a sessant’anni prima. Filippo decide di aiutare questo signore, nonostante la riluttanza di Giovanna, troppo presa dalla sua vita, dai figli, dai sogni frustrati e mai realizzati e dalla sensazione di essere l’unico traino familiare. Giovanna a poco a poco si avvicina a questa persona, riuscendo anche a decifrare il rebus della sua memoria. Ma non è l’unico incontro che cambierà la vita di Giovanna… Dopo il grandissimo successo ottenuto con
Le fate ignoranti,
Ferzan Ozpetek ritorna al grande schermo con un’altra pellicola destinata a riscuotere consensi di critica e pubblico. Sempre più maturo, convincente, poetico e intenso, Ozpetek ci presenta un film sulla memoria, sulla storia che non va dimentica, sui sogni repressi, sulle isole felici che ci si crea per evadere, ma che una volte raggiunte risultano molto meno interessanti. Molta carne al fuoco, ottima regia, leggera e delicata. Solo due note un po’ stonate: un Raoul Bova anello debole del film, finito a recitare in un cast di tutto rispetto da cui ne esce con le ossa rotte. E poi alcuni dialoghi che scadono nell’eccesso di retorica e banalità, errori non commessi nel precedente film. Una nota particolare, invece, per l’ultima grande interpretazione di Massimo Girotti.
(andrea amato)

Sbirri

Storia di Matteo Gatti (Raoul Bova), un impegnato giornalista televisivo che, dopo aver perso il figlio per l’improvvida assunzione di una pastiglia di ecstasi, vuole svolgere un’inchiesta e viene accolto nella Squadra Speciale della Polizia che combatte lo spaccio di droga a Milano. Matteo, quindi, compie un viaggio reale nel mondo della droga alla ricerca convinta e disperata dei motivi della morte di suo figlio, del colpevole, ma anche del suo essere genitore inadeguato. Matteo conosce con stupore e disagio tutti gli aspetti del fenomeno droga, della sua rapida e drammatica espansione che travolge tutte le classi sociali e migliaia di ragazzi sempre più giovani. Matteo scopre anche con ammirazione la vita dei poliziotti, eroi normali, che quotidianamente mettono a rischio la loro vita per combattere il crimine, per salvare i giovani.

Immaturi

Sei i protagonisti, 38 i loro anni e 2 i decenni che li separano da quando erano un gruppo di compagni di scuola e soprattutto di amici. Poi tra Giorgio, Lorenzo, Piero, Luisa, Virgilio e Francesca qualcosa è cambiato e il gruppo si è frantumato.

Ma tra poco torneranno ad essere uniti, almeno per qualche giorno, dal momento che il Ministero della Pubblica Istruzione ha annullato il loro esame di maturità e dovranno rifarlo se non vogliono vedere annullati tutti i titoli successivamente conseguiti.

E così, con qualche ruga in più e qualche capello in meno, saranno di nuovo insieme con la voglia di risentire il sapore della giovinezza e con la consapevolezza, più o meno profonda, che quel periodo è passato.

Una commedia brillante e sentimentale che riporta una generazione a confrontarsi con la vita che dopo 20 anni ha preso diverse direzioni , fra sogni e disillusioni.

Alien vs. Predator

Tentativo di attrarre i fan delle saghe di Alien e Predator con una trama che comprende una spedizione archeologica ai confini dell’universo conosciuto — un bizzarro mondo sotterraneo — e ovviamente i terribili mostri di Alien e Predator. Uno spreco di tempo. La versione “extended”, uscita solo in Dvd, è più lunga di ben un minuto! Titolo alternativo: AvP: Alien vs. Predator. 

Milano Palermo – Il ritorno

Il contabile della mafia Turi Arcangelo Leofonte, che aiutò la giustizia facendo arrestare diversi membri del clan Scalia, esce di galera dopo undici anni. Rocco Scalia, il figlio del boss ormai morto in carcere, è deciso a vendicare il tradimento di Leofonte e a recuperare il denaro perso dal padre. Decide così di rapire il nipote del contabile conducendolo in Sicilia. Ricomposta la squadra del Questore Aggiunto Nino Venanzio, gli agenti di polizia intraprendono un lungo viaggio verso sud. Sbarcati sull’isola si scontreranno con gli Scalia.

Io, l’altro

Il siciliano Giuseppe e il nordafricano Yousef condividono da tempo il duro lavoro su un peschereccio ma stanno finalmente per coronare il loro sogno di mettersi in proprio. Intanto, i media rimbalzano l’eco di un grave attentato terroristico. Tutto cambia nell’amicizia fra i due uomini quando Yousef risulta fra gli indagati da parte della polizia intern

La bella società

Due fratelli, Giuseppe e Giorgio. Due adolescenti cresciuti senza il padre. Maria la loro giovane e bellissima madre, della quale sono gelosi come fosse la loro donna, con la quale vivono e lavorano in una casa immersa nei campi di grano di una Sicilia arcaica e dura dei primi anni sessanta. Uno splendido e assolato paese dell’entroterra siciliano. Nello, il loro migliore amico, figlio del farmacista e medico del paese, che non combina nulla di buono, sperperando i soldi del padre giocando a carte. Il giovane amante di Maria, giunto da Roma al seguito di una troupe cinematografica, che sparirà nel nulla dopo uno scontro con la gelosia di Giuseppe e Giorgio. L’anziano padre, che disperato e ossessionato, non smetterà mai di cercare il figlio scomparso, fino a diventarne matto. L’incidente che renderà cieco Giorgio da piccolo, che crescerà con a fianco sempre il fratello, diventando dipendente da lui per ogni cosa, anche per l’amore. Caterina, la segretaria del dirigente della Fiat ucciso dalle brigate rosse. La ragazza che i due fratelli da grandi conosceranno a Torino, dove sono andati, dove andranno per tentare un’operazione agli occhi di Giorgio e che porteranno a vivere con loro in Sicilia.

Scusa ma ti chiamo amore

Niki (Michela Quattrociocche) e le sue amiche sono all’ultimo anno di liceo. Alex (Raoul Bova) è un trentasettenne di successo che è stato lasciato da poco dalla sua fidanzata storica. Intorno a lui ruota un mondo complicato e divertente: i suoi genitori, le sorelle sposate con figli e poi i suoi tre amici Enrico (Luca Angeletti), Flavio (Ignazio Oliva) e Pietro (Francesco Apolloni). Alex è un pubblicitario ed ha delle grandi responsabilità all’interno della sua azienda. Ma è appena arrivato un giovane rampante che mette a repentaglio il suo lavoro. E tutto questo non sarebbe niente se lo stesso giorno Alex non si scontrasse con Niki.

I cavalieri che fecero l’impresa

Anno di grazia 1271. Luigi IX il Santo è perito durante la settima crociata e le sue spoglie, lungo la strada di ritorno per la Francia, vengono bloccate in Italia. Cinque cavalieri, scoperta l’ubicazione della presunta Sacra Sindone (a Tebe, in Grecia), decidono di recarvisi, attraversando l’intera Italia per strapparla ai traditori del Regno di Francia che la custodiscono impropriamente. E sarà per loro un’avventura fuori dal comune.
Il Medioevo di Pupi Avati è un luogo spirituale, una sorta di «posto delle fragole» tosco-emiliano, una dimensione fantastica priva di autentico spirito storiografico. E ciò nonostante I cavalieri che fecero l’impresa ostenti la consulenza storica di Franco Cardini, esattamente come per Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud veniva vantata quella di Jacques Le Goff. Gli storiografi, dietro operazioni nemmeno tanto divulgative come questa, fungono da specchietti per le allodole, mentre gli Eco (in letteratura) e gli Avati (nel cinema) non fanno che ingrossare le fila di chi coltiva e accredita un’immagine fiabesca e fantastica del Medioevo.
Fin qui nulla di male, s’intende. Ma la sensazione è che Avati, dopo aver già esplorato i sentieri medievali nell’anomalo Magnificat , non abbia trovato nemmeno ne I cavalieri che fecero l’impresa la cifra più autentica del suo universo macabro, languido e visionario, oramai appannaggio esclusivo delle sue notevoli incursioni nel fantastico orrorifico puro (quello, per intenderci, de La casa dalle finestre che ridono , di Zeder e persino de L’arcano incantatore ). Nel film convivono troppe cose: dal tocco barbaro e sanguinolento all’afflato epico ed eroico delle gesta dei protagonisti, che si vorrebbero somiglianti ai personaggi di Peckinpah. E l’ambizione autoriale non facilita certo l’amalgama. Certo, c’è un cast internazionale (e un budget all’altezza del cast), ma anche una volontà di non affrancarsi troppo da caratteri, ambienti e umori tipici della filmografia avatiana (Carlo delle Piane continua a essere la mascotte dell’autore di Una gita scolastica ). In sostanza il film manca di un disegno unitario, oscillando tra suggestioni gotiche, disinganni estremi e impeti salvifici. Di stampo, naturalmente, cattolicissimo. (anton giulio mancino)