Non c’è pace tra gli ulivi

Tornato dalla seconda guerra mondiale, dopo aver cercato invano lavoro, Francesco ruba delle pecore a un pastore che si è arricchito ai suoi danni. Ma questi, con lo scopo d’insidiarne la fidanzata, riesce a far condannare Francesco a quattro anni di carcere. Giuseppe De Santis, che l’anno precedente aveva ottenuto un grande successo con
Riso Amaro,
riprovò a bissarne gli esiti con un altro dramma a sfondo sociale, molto raffinato nella messa in scena, stilisticamente agli antipodi dell’allora imperante neorealismo.
(andrea tagliacozzo)

Il padrino – Parte III

L’ultimo episodio della saga dedicata alla famiglia mafiosa di Vito Corleone, di Francis Ford Coppola. Il padrino Mike (Al Pacino) in preda al rimorso lascia il comando al nipote (Andy Garcia) e cerca di ripulire gli affari e la coscienza con operazioni finanziarie d’accordo con il Vaticano. Molti i riferimenti ai complotti e agli intrighi degli anni Ottanta, dal finanziere Calvi a Papa Giovanni Paolo I. Forse eccessiva questa terza parte, un’autocelebrazione che svilisce i primi due capolavori. (andrea amato)

Teresa Raquin

Sorgono complicazioni quando una donna (Signoret), stanca di un marito ottuso e una suocera infernale, inizia una relazione con un rozzo camionista (Vallone). Questo melodramma di passioni e ossessioni ha il giusto pedigree — Carné e Charles Spaak hanno adattato il romanzo di Émile Zola — ma non possiede quel fuoco necessario per renderlo memorabile.

Quattro tocchi di campana

In un villaggio del Nuovo Messico, un vecchio pistolero, ormai a riposo, ha trovato dimora assieme alla propria famiglia. L’arrivo in città di un pistolero più giovane suscita la curiosità della gente, quasi desiderosa di assistere a un mortale duello fra i due. Western originale e atipico, non memorabile, ma particolarmente attento alle psicologie dei due protagonisti.
(andrea tagliacozzo)

Guendalina

In Versilia, durante una vacanza estiva caratterizzate dalle liti dei genitori, Guendalina, che parteggia per il padre, amoreggia con il giovane Oberdan. Uno dei migliori film di Lattuada, capace di dipingere con molta poesia i turbamenti del primo amore. All’epoca, rese molto popolare la sconosciuta ma bellissima Jacqueline Sassard.
(andrea tagliacozzo)

La ciociara

La Loren ha meritatamente vinto l’Oscar per questo ritratto strappacuore di una madre italiana che, insieme alla figlia, viene violentata da soldati marocchini alleati durante la seconda guerra mondiale. La storia della loro sopravvivenza è estremamente toccante. Sceneggiatura di Cesare Zavattini, da un romanzo di Alberto Moravia. La Loren riprese il ruolo in un film tv in due parti del 1989.

Il cardinale

Alla vigilia della prima guerra mondiale, Stefano Fermoyole, giovane prete americano, dubitando della sua vocazione si reca in Austria per insegnare. A Vienna, incontra una graziosa studentessa che, ignorando che il giovane è un sacerdote, s’innamora di lui. Stefano, sebbene sia attratto dalla ragazza, comprende che non può rinunciare alla sua missione di fede. Dal romanzo omonimo di Henry Morton Robinson, un film troppo prolisso, riuscito solo in alcune figure di contorno.
(andrea tagliacozzo)

Riso amaro

Francesca, complice del fidanzato Walter in una rapina, cerca di far perdere le proprie tracce mescolandosi alle mondine. Walter la raggiunge nelle risaie, tenta di recuperare la collana rubata e subito progetta il furto dell’intero raccolto. De Santis fu uno dei teorici più lucidi del neorealismo italiano: ne capì la natura ibrida, e da subito lavorò sui suoi paradossi. Più che il lavoro di un intellettuale organico,
Riso amaro
è un grande fumettone, con l’esorbitante Mangano – che è già quella di Anna e Mambo – e poi Raf Vallone e Gassman… Il film, coraggioso e abbastanza folle, ha una solidità e un fascino irresistibili. Oggi, com’è giusto, ci appare più vicino a Matarazzo che a De Sica. Un capolavoro non lo era nemmeno allora, ma è forse un esempio irripetuto di grande spettacolo nazional-popolare di «sinistra». E poi, al di là dei partiti presi, si vede che De Santis amava le facce delle persone che inquadrava; amava i luoghi, amava le donne…
(emiliano morreale)

Il magnate greco

Pellicola ispirata alla vita di Aristotele Onassis. Partendo quasi dal nulla, Theo Thomasis riesce a diventare uno degli uomini più ricchi del mondo. Ad un ricevimento, l’uomo conosce il futuro presidente americano James Cassidy e la moglie di questi, Liz. Qualche anno più tardi, la donna, dopo la prematura scomparsa del marito, sposerà il miliardario. Interpreti e regista di consumato mestiere non riescono a salvare un film colmo di banalità (a partire dalla ridicola sceneggiatura di Morton S. Fine, Nico Mastorakis e Win Wells).
(andrea tagliacozzo)

Gli eroi della domenica

Il film segue il filone del più famoso Cinque a zero , girato da Mario Bonnard nel ’32, narrando i retroscena e le passioni che si agitano intorno a una squadra di calcio. Raf Vallone è un centravanti, al quale viene promessa una forte somma di denaro per non impegnarsi nell’ultima, decisiva, partita di campionato. A tratti interessante – specie come documento d’epoca – ma decisamente inferiore alle precedenti commedie del regista. (andrea tagliacozzo)