Tombstone

Wyatt Earp (Russell) cerca di lasciarsi alle spalle i suoi giorni violenti, trasferendosi a Tombstone coi due fratelli… ma la banda assassina nota come “i Cowboys” (tra i cui membri ci sono i Clanton) impone diversamente. Saga western non male, con una prova energica di Russell e una piacevolmente eccentrica di Kilmer nel ruolo del tubercolare Doc Holliday. La Delany, comunque, è completamente inadeguata come oggetto dell’amore di Wyatt, e la storia va avanti fino alla sparatoria dell’O.K. Corral, con una serie di ridondanti scontri a fuoco e rese dei conti. il vero cugino di quinto grado di Earp, Wyatt Earp, interpreta Billy Claiborne. Panavision.

I guerrieri della palude silenziosa

Nelle paludi della Louisiana, nove soldati della Guardia nazionale, giunti in quella zona per un’esercitazione, rubano le canoe dei Cajuns, discendenti dei rifugiati canadesi del Settecento, provocando la violenta reazione di questi. Inizia una guerra senza esclusione di colpi. Un action movie teso e violento, un capolavoro nel suo genere. Walter Hill è assolutamente straordinario nello sfruttare l’ostilità dell’ambiente circostante.
(andrea tagliacozzo)

Men of Honor-L’onore degli uomini

Il primo capo Billy Sunday è un feroce istruttore di palombari che fuma una pipa regalatagli da MacArthur in persona. Carl Brashear ha un solo sogno: entrare in marina e diventare un primo capo. Sunday, determinato e razzista, non ha alcuna intenzione di aprire il suo corso di addestramento agli afroamericani. Carl, però, è ancora più determinato di lui nel voler perseguire a tutti i costi il suo obiettivo. «I have a dream», diceva il dottor King, e come per incanto la pursuit of happiness si salda, senza colpo ferire, con il sogno dell’integrazione razziale secondo Hollywood. Inevitabilmente il film di Tillman jr. risulta tutto già visto, per cui non si sa bene se stroncarlo a causa della sua prevedibilità o se divertirsi affidandosi alla melodia del déjà vu. Anche se la prima ipotesi sarebbe quella teoricamente preferibile, non si può fare a meno di notare come l’aurea mediocrità d’altri tempi del film (con i suoi ritmi soporiferi e ultradilatati), l’appello a un tranquillo e pacato sdegno civile, l’ecumenismo «cromatico» che mette in ombra l’istituzione al cui interno si combatte cotanta nobile pugna, sembrano contenere in sé gli anticorpi di qualsiasi obiezione critica. Tutto già visto? Quindi tutto potenzialmente da rivedere. C’è qualcosa del segreto stesso dell’artigianato high budget hollywoodiano nella serena banalità di questo film. E perciò ci si arrende: si ripercorrono luoghi noti, ci si commuove dove richiesto, si ride quando previsto. E un po’ ci si sorprende del valore pedagogico che sortisce la colorita espressione «culo nero» che, date le circostanze, viene mondata di qualsiasi intento dispregiativo. «I have a dream», diceva il dottor King. Anche noi.
(giona a. nazzaro)

La foresta di smeraldo

Nella foresta amazzonica, un ingegnere americano cerca di ritrovare Tommy, il figlio rapitogli dieci anni prima da una tribù locale. Ma il ragazzo, cresciuto con amore dagli indios, è ormai diventato uno di loro. Realizzato da John Boorman con grande senso dello spettacolo, un film davvero suggestivo, in cui il tema ecologico è sviluppato in maniera originale e senza un filo di retorica. Efficace l’interpretazione del figlio del regista Charley Boorman nel ruolo di Tommy (il padre lo aveva già diretto, giovanissimo, in Un tranquillo week end di paura). La sceneggiatura porta la firma di Rospo Pallenberg, che per Boorman aveva in passato scritto il copione di Excalibur . (andrea tagliacozzo)

Il nido dell’aquila

Uno scalatore (Boothe), incaricato da un collezionista (Pleasance) di raccogliere le rarissime uova dell’aquila calva, si avventura sui ripidi pendii della montagna. Ma deve scontrarsi con l’ostile proprietario della zona (Hauer), un reduce del Vietnam. Un mediocre film di stampo avventuroso, con un fin troppo chiaro messaggio ecologista.
(andrea tagliacozzo)