L’infernale Quinlan

Un poliziotto della narcotici (Heston) e sbirro corrotto (Welles) si ostacolano nell’indagine su un omicidio in una sordida città messicana di confine, mentre la moglie di Heston (Leigh) fa da pegno per la loro lotta. Una meravigliosa e giustamente celebre sequenza d’apertura è solo l’inizio di questo capolavoro di stile, splendidamente fotografato da Russell Metty. Grande colonna sonora di rock latino a firma Henry Mancini; eleganti cammei non accreditati di Joseph Cotten, Ray Collins e soprattutto Mercedes McCambridge. Ricostruito secondo gli appunti di Welles nel 1998, in una versione di 111 minuti. Stare alla larga dalle copie di 95 minuti.

I ruggenti anni Venti

Tre commilitoni (Cagney, Bogart e Lynn) scoprono che le loro vite si intrecciano drammaticamente dopo che la prima guerra mondiale è finita. Il personaggio di Cagney diventa un boss della malavita durante il proibizionismo in questo banale script che viene fortemente movimentato da un bel cast e una regia vivace. Disponibile anche in versione colorizzata.

Chiamate nord 777

La madre di un ragazzo arrestato per l’uccisione di un poliziotto, convinta dell’innocenza del figlio, offre un’ingente somma di denaro chi riuscirà a scoprire il vero colpevole. Un intrepido giornalista, mosso più che altro dalla curiosità professionale e dall’umanità del caso, decide di indagare. Un avvincente poliziesco, spettacolare quanto realistico, dominato dalla carismatica presenza di James Stewart.
(andrea tagliacozzo)

Poliziotto speciale

Baldwin è fuori parte nel ruolo di Bo Dietl, rinnegato detective del dipartimento di polizia di New York degli anni Ottanta, che in questo ritrito resoconto iper-drammatizzato delle sue eroiche imprese — basato sul suo “romanzo autobiografico” — resiste agli odiosi federali che gli stanno addosso perché tiri fuori dal buco il suo migliore amico d’infanzia, ora divenuto un boss della mafia. Violenza e turpiloquio senza fine sono l’unica differenza tra questo film e un comunissimo episodio di una serie poliziesca tv.

Poliziotto privato: un mestiere difficile

Un agente della narcotici, allontanato dal servizio a causa di gravi problemi con l’alcool, torna in circolazione per difendere un collega sospettato di aver preso parte al traffico internazionale di stupefacenti. Trama scontata e regia poco brillante, nonostante la firma di Robert Clouse che quattro anni prima aveva realizzato il quasi leggendario
I tre dell’operazione drago
(reso memorabile unicamente dalla presenza di Bruce Lee e dalla colonna sonora di Lalo Schifrin). Il film si regge tutto sulle spalle di un ottimo, ma ormai invecchiato Robert Mitchum.
(andrea tagliacozzo)

Delitto di polizia – Phoenix

Uno sbirro dell’Arizona con dipendenza dal gioco (Liotta), nei debiti fino al collo col suo allibratore, organizza un colpo con tre suoi compagni sbirri corrotti per derubare un pescecane di strozzino locale, ma naturalmente le cose si svolgono nella tipica maniera da B-movie. Questo neo-noir realizzato con stile vanta un cast superiore ma è affondato da personaggi riprovevoli e da uno script deprimente per quanto derivativo, post-moderno e tarantiniano. Ha debuttato sulla tv via cavo un anno prima dell’uscita nelle sale nel 1998. Panavision.

Ferite mortali – Exit Wounds

Deprimente film d’azione con un Seagal non più giovane, ma sempre in forma, che recita la parte di un poliziotto alle prese con colleghi corrotti. Il rapper DMX è un misterioso spacciatore. Tutto molto familiare e scontato, ma il target di pubblico potrebbe non accorgersene.

Il cittadino si ribella

Durante una rapina in banca, uno stimato professionista viene preso in ostaggio dai banditi, pestato a sangue e abbandonato in un’auto. Poiché la polizia non sembra disposto ad aiutarlo, l’uomo decide di farsi giustizia da sé. Grande successo dell’epoca, un poliziottesco di grande efficacia spettacolare, ambiguo nei temi che propone, ma estremamente ben diretto. Secondo film del regista Castellari con Franco Nero – il primo, l’anno precedente, era stato
La polizia incrimina, la legge assolve
– al quale farà seguito l’anno successivo il western
Cipolla Colt
. I due nel ’76 realizzeranno il loro capolavoro,
Keoma
.
(andrea tagliacozzo)

La corsa della lepre attraverso i campi

Il giovane Tony, testimone di un delitto perpretato da un gruppo di zingari, si vede consegnare dalla vittima una grossa somma di denaro. Braccato dagli zingari, il giovane, che deve guardarsi anche da una banda di assassini, fugge con il malloppo. Discreto poliziesco alla francese, a tratti suggestivo anche se non del tutto riuscito, con una piacevole colonna sonora di Francis Lai. (andrea tagliacozzo)

Bullitt

L’antieroe definitivo di McQueen: un detective di polizia annusa qualcosa di grosso dietro all’assegnamento in custodia di un testimone criminale. Un film d’azione dal ritmo sostenuto, con un grande uso delle location di San Francisco: in particolare nell’ormai classico inseguimento in auto, una pietra miliare del cinema. Il montaggio, vincitore dell’Oscar, è di Frank Keller. Sceneggiatura di Alan R. Trustman e Harry Kleiner, dal romanzo Due volte morto di Robert L. Pike.

8 milioni di modi per morire

L’ex poliziotto Matt Scudder, reduce da una cura di disintossicazione dall’alcool, è deciso a vendicare la morte di un’amica, la prostituta Sunny, uccisa da uno spietato trafficante di droga, Angelo Maldonato. Per riuscirci, si serve di Sarah, già amante del losco individuo. L’ultimo film di Hal Ashby non è uno dei sui migliori, ma colpisce spesso nel segno e si fa notare per l’ottima prova di Jeff Bridges e dell’emergente (all’epoca) Andy Garcia. La sceneggiatura del film, tratta da Mille modi per morire di Lawrence Block, porta le firme di David Lee Henry e Oliver Stone. (andrea tagliacozzo)

Mercanti di uomini

La polizia statunitense e quella messicana incaricano due agenti dei rispettivi paesi d’infiltrarsi in una organizzazione che ingaggia clandestinamente, sfruttandoli in modo ignobile, un gran numero di braccianti messicani in cerca di lavoro. Un buon film d’avventura diretto da un regista che comunque ha dato sempre il suo meglio nei western.
(andrea tagliacozzo)