Ricordati di me

Una famiglia borghese come tante altre, in un quartiere residenziale romano. Padre, madre, figlio e figlia. Tutti che vogliono o volevano diventare qualcuno. Carlo (Fabrizio Bentivoglio), il padre, voleva essere uno scrittore e da anni ha il suo romanzo incompiuto, Giulia (Laura Morante), la madre, era un’attrice, Paolo (Silvio Muccino), il primogenito, vorrebbe essere come i suoi amici, appartenere a un gruppo ed essere ricambiato da una sua compagna di liceo, molto più sveglia di lui. E poi c’è Valentina (Nicoletta Romanoff), la figlia, decisa a fare la showgirl, a tutti i costi. La lucida determinazione della piccola di casa risveglia tutti i sogni degli altri componenti della famiglia. Carlo incontra una sua vecchia fiamma (Monica Bellucci), che lo galvanizza, Giulia riprende a fare teatro e pensa di innamorarsi del regista, Paolo fa una festa per essere accettato dagli altri e Valentina, a tappe serrate, arriva in televisione. E ora che cosa succederà? Dopo il grande successo de
L’ultimo bacio,
Gabriele Muccino ritorna sul grande schermo con un film molto più complesso e scioccante: la famiglia è nuovamente sgretolata, i valori non esistono più, conta solo autoaffermarsi e ottenere riconoscibilità all’esterno. Di chi è la colpa? Del sistema, della televisione, di noi stessi… Uno spaccato verosimile, un film che ne contiene altri quattro, una prova matura di scrittura e regia, un ritorno al cinema di quarant’anni fa, un film onesto, anche in tutti i suoi limiti. La paura di essere normali, questa la fobia che attanaglia una famiglia normale come tante altre. E se bastasse solo ascoltarsi un po’ di più?
(andrea amato)

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Maradona – La mano de D10s

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La trama

Vita e miracoli di Diego Armando Maradona, uno dei più grandi giocatori della storia del calcio. Dalla nascita in un’umile famiglia argentina ai trionfi negli stadi, sempre amatissimo o detestato, sempre sopra le righe.

La recensione

Complimenti a Marco Risi anche solo per averci provato. Fare un film sulla vita di Maradona non sarebbe stato facile per nessuno. Il figlio del grande Dino ha voluto cimentarsi nell’impresa di raccontare l’uomo e il calciatore, soprattutto l’uomo, ma ha commesso l’errore di cedere a un compromesso che ha minato la buona riuscita del film. Ha accettato quelli che lui stesso definisce “paletti, lacci e laccetti”, sottoponendo la sceneggiatura a Claudia, l’ex moglie di Maradona, ancora in buoni rapporti con il Pibe de Oro. Ne è uscito quindi un film eccessivamente agiografico, che glissa su molti punti oscuri (su tutti il figlio Diego Jr., che Maradona ha sempre fuggito e che nel film non viene nemmeno nominato).

Per celebrare la grandezza del Maradona giocatore non serviva un film, sarebbe bastato guardare i filmati dei suoi gol, delle sue giocate (qui decisamente sottoutilizzati). Come quella con cui stese la difesa dell’Inghilterra in Messico, ai vittoriosi mondiali del 1986, nella stessa partita in cui segnò il gol di mano che dà il titolo al film.

Il film sarebbe potuto servire a conoscere meglio il Maradona uomo ma Risi, come detto, ha optato per un’agiografia che sa di bugia. A partire dalla dedica finale, in cui si legge che oggi Maradona è in forma e ha risolto i suoi problemi di droga e di peso: il giorno prima dell’uscita italiana del film è stato ricoverato in ospedale.
(maurizio zoja)