Cronaca di un amore

Primo film di Michelangelo Antonioni, all’epoca trentottenne, che qualche anno prima aveva avuto un’esperienza (alquanto traumatica) come aiuto-regista di Marcel Carné. Un industriale milanese, sposato a una giovane di Ravenna, fa compiere delle indagini sul passato della moglie. Un amico di quest’ultima, in gioventù innamorato della ragazza, intuisce la cosa e si reca a Milano per avvertirla. Fin da questo suo esordio, nel bene e nel male (a seconda dei gusti e dei punti di vista), il cinema di Antonioni ha già quelle caratteristiche che si ritroveranno nelle opere successive del regista: ritmi lenti e piani sequenza interminabili nell’analisi lucida e spietata dei tormenti esistenziali dei protagonisti. (andrea tagliacozzo)

Nel blu dipinto di blu

Un musicarello di quelli artigianali e dignitosi, prima dell’era trash Fizzariotti – Morandi – Efrikian (o, addirittura, Al Bano – Romina). Piero Tellini era un valido sceneggiatore (i film neorealisti di Lattuada e Zampa, e poi
Cronaca di un’amore
,
Napoli milionaria
,
Guardie e ladri
) che prima aveva girato solo una commedia un po’ cupa con Paolo Stoppa (
Prima di sera
). Qui scrive con Scola e Zavattini una piccola vicenda populista da tardo neorealismo rosa. Dall’Arcadia di
Poveri ma belli
qualche anno è passato e si sente. Siamo un attimo prima del boom e, tra periferie e borgate, piccoli malviventi e picari, tira un’aria simile a quella dei
Soliti ignoti
, o addirittura di certo Bolognini – Pasolini (
La giornata balorda
). La canzone del titolo viene cantata prima da De Sica e poi diventa elemento essenziale di un finale surreale (zavattiniano?) in cui un elicottero atterra tra le baracche per consentire a Modugno, appunto, di volare.
(emiliano morreale)