Sogni d’oro

Il regista Michele Apicella sta girando la sua opera seconda: si tratta di
La mamma di Freud
, una biografia comica del padre della psicanalisi. Crisi creative e personali, ma soprattutto sogni e visioni, accompagnano il suo percorso fino alla fine del film, che sarà un fiasco. Il Moretti più narcisista e fastidioso, uno di quelli in cui l’intelligenza e la sincerità non riescono a bilanciare la chiusura, gli sbrodolamenti, i vezzi. Insomma,
Sogni d’oro
è un «secondo film» da manuale (consideriamo infatti
Io sono un autarchico
ed
Ecce bombo
lo stesso lavoro in doppia versione), ne possiede tutti i difetti e le incertezze. Si aggiunga poi che in quegli anni il cinema italiano era un deserto assoluto (e lo sarebbe rimasto fin quasi alla fine del decennio), nel quale lo sbandamento dei cineasti toccava il proprio nadir. Eppure, di questo film azzardato e scombinato, rimangono impressi frammenti proverbiali, pillole di ironia: Moretti che gioca a palla sul minicampo della sua stanza, Moretti-uomo lupo che urla «Perdonami, sono un mostro!», il dibattito televisivo. E poi c’è una Morante agli esordi (ma oggi è più brava e anche più bella).
(emiliano morreale)

Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica

Un operaio metalmeccanico cassaintegrato, simpatizzante di Rifondazione comunista (Solenghi) e una fanatica leghista (Pivetti) si accapigliano e si scontrano ma finiscono per piacersi: sullo sfondo l’Italia delle elezioni dell’aprile 1994. Se Solenghi e la Pivetti non convincono e non riescono neppure lontanamente a ricreare la coppia storica wertmulleriana Giannini-Melato, Gnocchi dà buona prova di sé. Deludente.

L’ora di religione (Il sorriso di mia madre)

Ernesto (Sergio Castellitto) è un pittore, illustratore di favole per bambini, separato dalla moglie e padre del piccolo Leonardo. Un giorno gli comunicano che un comitato promosso dai suoi parenti vuole fare beatificare sua madre, da tre anni. Capisce che dietro tutta l’operazione ci sono solo motivi venali e gli appare tutto una buffonata. Contemporaneamente conosce la maestra di religione di suo figlio e se ne innamora. Il suo essere libero e ateo contrasta con il processo di beatificazione, ma questo è il pretesto per ripensare alla madre e rielaborare il passato. Vive nel dubbio e non sa se fare il gioco dei fratelli, della zia e della moglie, oppure continuare a vivere senza violare i suoi valori e principi. Un film con derive surreali, incontri decontestualizzati, immagini e situazioni quasi felliniane, dialoghi che sfiorano il grottesco. Bellocchio ritorna sul grande schermo dopo La balia (1999) e lo fa con un film non di facilissima lettura, sostenuto però dal cast di attori tutto di grande livello. Castellitto tiene il personaggio molto bene, anche se ogni tanto irrita per la sua cieca integrità, appena sfiorata dal dubbio. La mano sapiente del regista si nota e l’aiuto di un montaggio e di una fotografia, che rendono Roma a tratti mistica, non è certo indifferente. (andrea amato)

Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada

Un alto funzionario del governo si trova accidentalemte chiuso a chiave nella sua limousine blindata e il suo dilemma è visto come se se si trattasse di una crisi internazionale. Satira forte, sovreccitata, ha un paio di momenti di risate: ma o vi farà addormentare o vi farà venire il mal di testa. Titolo completo: Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada.

La sconosciuta

Irena, ex prostituta venuta dall’Est con un passato molto ingombrante e difficile da dimenticare, riesce a trovare un lavoro come domestica in una ricca famiglia. La ricerca di una vita finalmente serena nasconde in realtà un secondo fine: la figlia adottiva della giovane coppia per cui lavora e di cui pensa di essere la vera madre. Il passato della donna si materializza nel suo ex magnaccia, che farà vertiginosamente precipitare il precario equilibrio che Irina pensava di aver costruito.

Genitori & figli – Agitare bene prima dell’uso

Il confronto-scontro tra il mondo degli adulti e quello dei giovani di oggi attraverso lo sguardo disincantato della quattordicenne Nina (CHIARA PASSARELLI). Quando una mattina il suo professore d’italiano Alberto (MICHELEPLACIDO) – reduce da una furibonda lite con il figlio Gigio (ANDREA FACHINETTI) – assegna alla classe un tema del titolo “Genitori e Figli: istruzioniper l’uso”, per lei è l’occasione di parlare, per la prima volta a cuore aperto, della sua famiglia: dei due genitori, Luisa (LUCIANA LITTIZZETTO), caposala d’ospedale, e Gianni (SILVIO ORLANDO), che ha lasciato moglie e figli per vivere su una barca; dell’amicizia che lega la madre a Clara (ELENA SOFIA RICCI), insospettata amante dell’ex marito, e di quella un po’ particolare con il collega Mario (MAX TORTORA); dell’inspiegabile razzismo del fratellino Ettore (MATTEO AMATA) e di una misteriosa nonna (PIERA DEGLI ESPOSTI) che ricompare all’improvviso dopo vent’anni. Ma soprattutto Nina racconta di sé: delle sue amiche, della prima tragicomica serata in discoteca, delle uscite con i ragazzi più grandi e del suo primo innamoramento per Patrizio Cafiero (EMANUELE PROPIZIO), un buon ragazzo dall’ancora più buon soprannome, Ubaldolay. Lapenna di Nina riserverà non poche sorprese anche ad Alberto e a sua moglie Rossana (MARGHERITA BUY) che, dalla lettura del tema, scopriranno di Gigio, cose che in vent’anni, non avevano mai nemmeno sospettato.

Principessa

Matilda è una ragazza di provincia che vive di espedienti tra cui quello di interpretare il ruolo di principessa in rievocazioni storiche in costume. Come tante donne della sua età non ha grandi progetti pur avendo dei sogni. L’amore le sfugge di mano e così Matilda si ritrova incinta. Pietro, il suo ragazzo, non vuole assumersi alcuna responsabilità. Così Matilda decide di abortire sostenuta dall’amica Anna, una pittrice alla moda che vede in lei una proiezione di se stessa. L’incontro con Andrea, un marchese un po’ impacciato ma gentile, le regala momenti di serenità in questo periodo difficile. Colto alla sprovvista Andrea presenta Matilda alla madre, la marchesa Elena Branciforte, come la fantomatica duchessina Scotti Panfini. Matilda, divertita da questo gioco delle parti, si dimentica dei suoi problemi. La marchesa Elena, che non è per niente convinta delle sue nobili origini, aspetta la partenza di Andrea per Londra per poter finalmente mettere la sventurata Matilda sotto torchio.