Teorema

La tranquilla e agiata esistenza borghese di una famiglia di Milano, composta da padre, madre, due figli e domestica, viene sconvolta dall’arrivo di un misterioso e affascinante ospite. Tutti sono pian piano conquistati dal giovane e questi si presta ad avere rapporti sessuali con tutti. L’edificio della famiglia borghese crolla sotto i colpi del simbolismo pasoliniano in un film affascinante e originale che fece scandalo e fu sequestrato per oscenità. Laura Betti vinse la Coppa Volpi come migliore attrice al Festival di Venezia.
(andrea tagliacozzo)

I racconti di Canterbury

I racconti di Geoffrey Chaucer portati sullo schermo da Pasolini con il suo inconfondibile stile. Otto pellegrini si mettono in cammino per Canterbury dove intendono rendere omaggio alla tomba di san Thomas Beckett. Durante il viaggio, ognuno dei componenti della comitiva racconta a turno una storia. Non si tratta di uno dei migliori lavori del regista, che ripete stancamente gli stilemi dei film precedenti (
Il Decameron
in particolare), anche se non mancano momenti interessanti. Orso d’Oro a Berlino.
(andrea tagliacozzo)

Accattone

Uno dei film capitali della storia del cinema italiano, e uno dei capolavori di Pasolini. La storia di un giovane sottoproletario, della sua tragica innocenza fuori della Storia negli anni decisivi per la modernizzazione dell’Italia. A vederla oggi, un’opera che porta alla massima chiarezza e incandescenza intuizioni che in mille altri lavori del periodo sono solo accennate, intraviste, abbozzate. Pasolini si inventa un mondo, si inventa uno stile (attingendo a certo Buñuel, e alla propria cultura di allievo di Roberto Longhi), fa un uso liberissimo del montaggio, del doppiaggio e della musica, trasformando una serie di apporti da pastiche in monumento ieratico. Straziante, con una morte davvero apocalittica (e, in fondo, senza redenzione cristiana:
Accattone
si fa il segno della croce alla rovescia). Un film barbaro, il film di un maestro.
(emiliano morreale)

Medea

Girati una fase di crisi dell’intellettuale e dell’artista, i film della «tetralogia del mito» – strani punti di intersezione, coacervi fascinosi e imperfetti – possono essere letti all’interno della vicenda del loro autore. Dopo i capolavori «romani» in bianco e nero e la serie delle allegorie con Totò, e prima della «trilogia della vita», Pasolini vaga tra l’Africa, l’Asia e l’Italia, riscrivendo vicende arcaiche con intenti confusi e didascalici, e confrontandosi con idee più lontane. A esempio, è difficile capire questi film senza il confronto serrato con le esperienze teatrali di quegli anni, dal Living Theatre a Grotowski a Bene. Lo stesso Pasolini tenta il teatro, con esiti non felicissimi. Eppure, in questa pellicola assurda e disperata, interpretata da Maria Callas e da un campione di salto triplo, girata tra la Siria, la Cappadocia e la Pisa medievale, prende forma quel «cinema» sotterraneo che Pasolini vedeva scorrere sotto i singoli film, come un’anima che li sottendesse e li attraversasse.
(emiliano morreale)

Uccellacci e uccellini

Totò e suo figlio Ninetto, mentre stanno andando a sfrattare dei contadini morosi, incontrano un corvo saccente che li spinge a vestire il saio e a predicare agli uccelli. Questa favola allegorica – ricca di spunti fantastici, ma anche di riferimenti alla società italiana dell’epoca – offrì a Totò, ormai giunto al termine della carriera (si tratta del suo penultimo film), una tardiva possibilità per farsi notare anche dalla critica che per tanti anni lo aveva snobbato.
(andrea tagliacozzo)

La lunga notte del ’43

A Ferrara, nel 1943, il partito fascista è lacerato da due diverse correnti: quella moderata del Bolognesi e quella più ortodossa e fanatica del federale Artuisti. Quest’ultimo fa assassinare il rivale e incolpa gli antifascisti, scatenando un’immediata rappresaglia da parte delle camicie nere. Felice esordio dietro alla macchina da presa del giornalista politico Florestano Vancini con un film di grande intensità, scritto da Ennio De Concini e Pier Paolo Pasolini. Ottimo Enrico Maria Salerno, premiato con il Nastro d’argento, mentre il film si aggiudicò il premio come Opera prima al Festival di Venezia.
(andrea tagliacozzo)

Il Decamerone

Trasposizione cinematografica di alcune novelle del Boccaccio. Due di queste uniscono tutte le altre: nella prima, un usurario con l’inganno riesce a diventare santo; la seconda, invece, ha per protagonista un pittore (interpretato dallo stesso regista). Un’opera intrisa di grande poesia, ma non sempre facilmente digeribile per il comune spettatore. A questo film, primo della Trilogia della vita, Pasolini farà seguire
I racconti di Canterbury
e
Il fiore delle Mille e una notte
. Grandi polemiche alla sua uscita.
(andrea tagliacozzo)

Ro.Go.Pa.G.

Film a episodi (Illibatezza, Il pollo ruspante, Il mondo nuovo, La ricotta), tre accomunati dall’analisi degli “allegri principi della fine del mondo”. Si distingue il segmento di Pasolini, La ricotta, in cui il regista narra il dramma di un proletario, Cipriani, inconsapevole protagonista di una spietata e barocca lotta per la sopravvivenza. Per questo lavoro, Pasolini fu accusato di vilipendio alla religione di Stato e per questo costretto a modificare molti dialoghi.

Mamma Roma

Al secondo film, Pasolini tenta di ibridare la straordinaria scoperta/invenzione dell’esordio
Accattone
con un pezzo di storia del cinema italiano, Anna Magnani. All’epoca il tentativo parve ai più una forzatura, ma oggi
Mamma Roma
appare davvero uno degli esiti più alti del regista. La storia – melodrammatica e assolutamente credibile – della prostituta costretta a tornare sulla strada e del suo amore folle e distruttivo per il figlio si dipana in una sorta di magico equilibrio, nel quale i «tipi» lukacsiani diventano icone e allegorie. Alcuni momenti del film sono degni di figurare fra le vette del cinema italiano: basterebbero solo la sequenza iniziale del matrimonio e quella finale, con la contenzione del ragazzo e l’urlo muto della Magnani (che riprende quello celebre di
Roma città aperta
, cui Pasolini aveva già dedicato una poesia), a fare di questo film un capolavoro.
(emiliano morreale)

Capriccio all’italiana

Film a episodi, l’ultimo girato da Totò prima della scomparsa avvenuta il 15 aprile del 1967. Il principe della risata compare in due dei sei segmenti: nel primo (diretto da Steno) è un anziano signore che rapa a zero i capelloni; nel secondo (diretto da Pasolini) è una marionetta che recita l’Otello in un teatrino popolare. La pellicola si ricorda soprattutto per quest’ultimo episodio, il più personale e poetico, mentre gli altri sono piuttosto trascurabili. (andrea tagliacozzo)

Pasolini prossimo nostro

Mentre dirigeva la sua ultima opera compiuta,
Salò o le 120 giornate di Sodoma,
Pier Paolo Pasolini concesse una lunga intervista a un giornalista del «Corriere della Sera». Il letterato e regista tracciò un bilancio amaro della propria esperienza, senza tacere dettagli personali, come la morte dell’amato fratello Guido durante la guerra di Liberazione e considerazioni più generali sulla politica italiana dei turbolenti anni Settanta. Poco tempo dopo, Pasolini trovò tragicamente la morte. Il regista Giuseppe Bertolucci, cogliendo l’attualità del messaggio pasoliniano, ha recuperato quel reperto filmato, integrandolo con altri documenti d’archivio. Il documentario è stato presentato a Venezia 2006, quale evento speciale nella sezione O