Qualcosa di biondo

Dopo tre fortunati film con Francesco Nuti, Maurizio Ponzi dirige la Loren in una delle sue sporadiche interpretazioni degli anni Ottanta. Per trovare il denaro necessario a sottoporre il figlio a una costosa operazione alla vista, l’ex cameriera Aurora parte alla ricerca di colui che crede essere il padre del ragazzo: l’americano Dave. Ritmo lento e poche idee per una storia poco intrigante ed eccessivamente lacrimevole. Buono il cast da esportazione.
(andrea tagliacozzo)

Sette volte donna

Opera decisamente minore di Vittorio De Sica che firma sette episodi intitolati ad altrettante figure femminili (Paulette, Maria Teresa, Linda, Simona, Eve, Marie e Jeanne) interpretati dall’istrionica Shirley MacLaine. Quest’ultima si dà un gran da fare, ma non riesce a risollevare le sorti del film, minato all’origine dall’insipienza del soggetto e della sceneggiatura, scritti da Cesare Zavattini. (andrea tagliacozzo)

Un avventuriero a Tahiti

Mentre è ospite di un’affascinante baronessa su uno yacht diretto a Tahiti, Tony, un avventuriero, conosce una ragazza, Veronique. Questa lascia intendere a Tony di essere l’unica erede di un’isola tahitiana ricca di un giacimento di manganese. Terza collaborazione tra Belmondo, dinamico e simpatico protagonista della pellicola, e il regista Becker, dopo
Quello che spara per primo
del ’61 e
Scappamento aperto
del ’64.
(andrea tagliacozzo)

La vita e niente altro

La prima guerra mondiale è finita da due anni. A Verdun, il maggiore Dellaphane è incaricato di dare un nome ai pochi superstiti, rimasti senza memoria, ai numerosi cadaveri, nonché ai soldati dati ormai per dispersi. All’ufficiale si rivolgono la maestrina Alice, che vorrebbe ritrovare il fidanzato, e la ricca Irene, alla ricerca del marito. Un film intenso, straziante, di rara sensibilità. Grande merito all’intelligente regia di Tavernier e alla magistrale interpretazione di Philippe Noiret.
(andrea tagliacozzo)

Una donna alla finestra

In Grecia, nel 1936, la bella moglie di un diplomatico italiano s’innamora di un comunista greco ricercato dalla polizia del generale Metaxas. Riesce a nasconderlo e a farlo fuggire, per poi raggiungerlo di lì a poco. Intelligente e accurata versione di un romanzo scritto nel 1930 da Pierre Drieu de La Rochelle.
(andrea tagliacozzo)

La domenica specialmente

Tre cortometraggi ambientati nella campagna italiana. Il primo, di Tornatore (con Noiret barbiere che viene comicamente disturbato da un cane), è inconsistente. Il secondo, di Bertolucci (in cui un Ganz di mezza età dà un passaggio a una giovane donna avvenente e al suo fratello ritardato), è banale. Il terzo, di Giordana (la vedova Fellini sviluppa un legame alquanto insolito con la sua nuova nuora), è il migliore, una ponderata riflessione sulla solitudine. Il quarto, di Barilli (un uomo cerca l’amore nelle discoteche romagnole) è piatto. La Fellini è la sorella di Federico, al debutto come attrice.

Dimenticare Palermo

Un italoamericano, candidato alla carica di sindaco di New York, per combattere le speculazioni criminali lancia un sondaggio a favore della liberalizzazione della droga. Ovviamente la cosa non piace ai boss della mafia che, durante un viaggio in Italia, gli tendono una trappola. Le intenzioni del regista erano lodevoli e sincere (da anni si dice che l’unico mezzo per sconfiggere la mafia è quello di togliere il vigente proibizionismo sugli stupefacenti), ma il film, piuttosto costoso (15 miliardi), è riuscito solo in parte, appesantito da sequenze troppo didascaliche, una sceneggiatura poco omogenea (scritta, tra gli altri, da Gore Vidal e Tonino Guerra) e da un protagonista non all’altezza.
(andrea tagliacozzo)

Amici miei atto II

Dopo sette anni, ritornano quattro dei cinque scatenati vitelloni di
Amici miei.
All’appello manca il Perozzi (ovvero Philippe Noiret) che moriva alla fine del primo episodio. Ma i superstiti, ritrovatisi davanti alla tomba dell’amico, non hanno nessuna voglia di lasciarsi travolgere dall’incombente vecchiaia. Discretamente divertente, all’insegna dell’humour nero, ma inevitabilmente inferiore al precedente. Il ruolo che fu di Duilio Del Prete passa a Renzo Montagnani che nel primo film doppiava Noiret.
(andrea tagliacozzo)

Assassination Bureau

A Londra, verso i primi del Novecento, prospera l’Assassination Bureau, un’efficiente società di sicari. Sonia Winter, intraprendente giornalista, ha la brillante idea di commissionare al giovane Ivan Dragomiloff, capo dell’organizzazione, l’uccisione di se stesso. Giallorosa spigliato e divertente, con un insolito e simpatico Oliver Reed. Gli tiene degnamente testa la bella Diana Rigg, che aveva raggiunto la popolarità grazie alla fortuna serie televisiva
Agente speciale
.
(andrea tagliacozzo)

La notte dei generali

A Varsavia, durante la seconda guerra mondiale, un maggiore della polizia militare tedesca indaga sull’omicidio di una prostituta. I sospetti dell’ufficiale si rivolgono su tre generali nazisti. Il maggiore viene inaspettatamente trasferito a Parigi dove viene commesso un delitto analogo. Il film è troppo lento. L’intreccio finisce per dipanarsi in modo confuso a scapito della suspense. Peccato per l’ottimo cast.
(andrea tagliacozzo)

Nuovo cinema Paradiso

Nell’immediato secondo dopoguerra, in un piccolo centro abitato della Sicilia, il piccolo Salvatore, preso a benvolere da Alfredo, un anziano proiezionista, passa gran parte del suo tempo nell’unico cinema del paese. Quando il vecchio perde la vista in seguito a un incidente, il ragazzino prende il posto dell’uomo in cabina di proiezione. Un omaggio nostalgico al mondo del cinema e al modo con cui questo veniva fruito in un’epoca che sembra ormai remota, visto con gli occhi di un bambino. Indubbiamente ben confezionato sul piano puramente estetico-visivo, il film eccede furbescamente in sentimentalismi e stereotipi nostrani (che hanno fatto la fortuna della pellicola all’estero). Esistono due versioni del film: la prima, voluta da Tornatore, fu distribuita senza fortuna; la seconda, sensibilmente accorciata dal produttore Franco Cristaldi, riuscì a ottenere un grande successo che spianò la strada alla conquista (ampiamente immeritata) dell’Oscar come miglior film straniero.
(andrea tagliacozzo)

Lady L

Sesta regia dell’attore inglese Peter Ustinov. Durante il periodo napoleonico, la giovane lavandaia Louise s’innamora di Armand, ladro dal cuore tenero, braccato dalla polizia di Parigi. Fugge con l’uomo in Svizzera per rifarsi una vita, ma l’irrequieto Armand entra a far parte di una organizzazione terroristica che vuole uccidere il re di Baviera. A dispetto dei grandi nomi del cast, un film non molto riuscito. (andrea tagliacozzo)