Da qui all’eternità

Adattamento sotto tono ma pur sempre vigoroso del romanzo di James Jones sulla vita in una base dell’esercito alle Hawaii poco prima di Pearl Harbor. Il racconto dell’attacco a sorpresa dei giapponesi mescola indimenticabili scene d’azione con veri filmati dei combattimenti. Magnifica la recitazione di tutto il cast, compreso Sinatra al suo “ritorno” nel ruolo dello sfortunato soldato Maggio. Otto Oscar, fra cui miglior film, regia, sceneggiatura (Daniel Taradash), fotografia (Burnett Guffey) e attori non protagonisti (Sinatra e la Reed) e altre cinque nomination. Rifatto nel 1979 come miniserie tv, che a sua volta diede origine a una breve serie.

L’orfana senza sorriso

In Canada, una coppia protestante adotta un’orfanella cattolica. Ma il marito, un politico, viene messo alla berlina da alcuni avversari senza scrupoli. Un melodramma dalle buoni intenzioni ma eccessivamente sentimentale. Greer Garson e Walter Pidgeon, che undici anni prima avevano ottenuto un clamoroso successo con
La signora Miniver
(vincitore di numerosi premi Oscar, tra i quali uno alla Garson come migliore attrice), non riescono a ripetere gli esiti felici del film precedente.
(andrea tagliacozzo)

Intrigo internazionale

In seguito a un equivoco, un agente pubblicitario viene coinvolto in un complicato intrigo di spionaggio internazionale. Ricercato dalla polizia per un omicidio che non ha commesso, l’uomo viene aiutato da una bella sconosciuta. Ma poi scopre che anche questa è una spia. Summa del cinema di Hitchcock, con la sua perfetta fusione tra thriller e commedia nel più puro stile del maestro del brivido. Trama arzigogolata (perfino lo stesso Cary Grant durante le riprese non riusciva a capire cosa stesse succedendo) funzionale all’atmosfera di completa perdita dell’orientamento che voleva creare il regista. Non poche le sequenze da antologia del cinema: una su tutte (se non la migliore, sicuramente la più famosa) quella in cui Cary Grant viene inseguito da un aeroplano in mezzo a una landa desolata.
(andrea tagliacozzo)

Il gioco dell’amore

Un ricco possidente vorrebbe aggiungere ai suoi poderi la fattoria di proprietà di un pacifico contadino e della sua numerosa famiglia. Avendo saputo che questi non ha mai pagato la tassa sul reddito, l’uomo avverte il governo che, prontamente, manda un suo incaricato per le verifiche del caso. Secondo film della Reynolds agli ordini del regista George Marshall, una commedia senza troppe sorprese, ma gradevole e ben confezionata.
(andrea tagliacozzo)