Ashanti

Il dottor David Linderby e la bella moglie Anansa, nera della tribù Ashanti, prestano assistenza sanitaria in alcune zona dell’Africa centrale. Quando la donna viene rapita da uno schiavista, che intende venderla a un principe arabo, il medico si mette disperatamente alla sua ricerca. Le uniche cose interessanti del film, diretto con mestiere ma con poca fantasia dal veterano Richard Fleischer, consistono nel prestigioso cast e negli splendidi paesaggi africani.
(andrea tagliacozzo)

Riprendiamoci Fort Alamo! – Il generale Max

Jerry Paris, futuro regista della serie televisiva «Happy Days», mette spiritosamente alla berlina alcuni miti statunitensi. Per dimostrare alla donna che ama di non essere un buono a nulla, un generale messicano, alla testa di una cinquantina di soldati, occupa il Forte Alamo dove, oltre un secolo prima, i suoi connazionali subirono una cocente sconfitta da parte degli americani.
(andrea tagliacozzo)

Io, Beau Geste e la legione straniera

Il comico Marty Feldman, all’esordio nella regia, realizza uno scherzoso rifacimento del
Beau Geste
di William Wellman (del ’39, con Gary Cooper). Due fratelli, uno bellissimo, l’altro di una bruttezza sconvolgente, sono i figli di un Lord inglese. Il bello ruba un brillante di famiglia e si arruola nella legione straniera. Sulla falsariga di Mel Brooks – con il quale Feldman aveva realizzato
Frankenstein Junior
– ma senza l’inconfondibile tocco del maestro (che anche lo stesso Brooks ha perso ormai da almeno vent’anni).
(andrea tagliacozzo)

Spartacus

Lo schiavo Spartaco, spedito alla scuola dei gladiatori, si dimostra uno di migliori elementi. In seguito, l’uomo si pone alla testa degli schiavi che, ribellatisi ai romani, si organizzano in un esercito e tentano di raggiungere la libertà. Kubrick, che aveva lavorato con Douglas in
Orizzonti di gloria
, sostituì il regista Antony Mann a riprese già iniziate. E lo fece nel migliore dei modi. Non è il suo film migliore, ma dal punto di vista stilistico è nettamente superiore ai kolossal dell’epoca. Sceneggiatura «politica» (tra le righe e non) scritta da Dalton Trumbo, che tornò a poter usare la sua firma dopo essere stato per lungo tempo sulla lista nera del Senatore McCarthy (quello della «Caccia alle streghe» anticomunista).
(andrea tagliacozzo)

Topkapi

Un banda di malviventi organizza un minuzioso piano per rubare dal museo Topkapi di Istanbul un pugnale d’incalcolabile valore. Ma, scambiati dal controspionaggio per terroristi, i ladri trovano un ostacolo inaspettato sulla loro strada. Un film diventato giustamente celebre, grazie al suo memorabile cocktail di suspense e divertimento (nonché per la colonna sonora composta da Manos Hadjidakis). Il bravissimo Peter Ustinov vinse l’Oscar 1964 come miglior attore non protagonista (il secondo dopo quello ricevuto nel 1960 per Spartacus, sempre nella stessa categoria). Scritto da Monja Danischewsky, dal romanzo di Eric Ambler The Light of Day.
(andrea tagliacozzo)

Luther

Germania-Italia 1 a 0. Palla al centro. Agli albori del XVI secolo, il giovane Martin (Joseph Fiennes), sconvolto per essere scampato alla morte durante una tempesta, decide di prendere i voti e si fa ammettere nel monastero agostiniano di Erfurt. Il monaco Johann von Staupitz (Bruno Ganz), suo padre spirituale, lo accudisce con amore e ne incoraggia gli studi, intravvedendo le sue potenzialità. Durante un pellegrinaggio a Roma, Martin viene profondamente turbato dalla dissolutezza dei costumi imperante nell’urbe e dallo scandaloso mercimonio delle indulgenze. Abili monaci-imbonitori promettono la remissione dei peccati in cambio di denaro, costituendo di fatto la principale fonte di finanziamento della sterminata corte papale, preoccupata dal canto suo di preservare il culto cattolico dalle orde turche che premono a oriente e ansiosa di estendere il proprio dominio sulle terre nuove, appena scoperte da Cristoforo Colombo. Laureatosi in Teologia presso l’università di Wittenberg, Lutero comincia ad elaborare le famose 95 tesi che, affisse sul portale del duomo della cittadina tedesca, costituiranno il più pesante atto di accusa contro la corruzione della Chiesa di Roma mai vergate da mano umana. Le tesi, diffuse anche grazie alle nuove tecniche di stampa che a quel tempo facevano la loro comparsa, si diffondono rapidamente e provocano un vero sconquasso nella città eterna. Il Papa Leone X scomunica Lutero e vorrebbe convocarlo a Roma per sottoporlo al giudizio dell’Inquisizione, ma Martin si giova dell’intervento in sua difesa di Federico di Sassonia detto Il saggio (Peter Ustinov) che ottiene per lui un salvacondotto fino a Worms. Lì Lutero, posto di fronte alla richiesta di revocare tutti i suoi scritti, opporrà alla fine il suo rifiuto, sancendo anche simbolicamente quella frattura non solo teologica ma anche politica che porterà la Germania ad essere il Paese dove si svilupperà il Protestantesimo, grazie anche alla traduzione in lingua tedesca della Bibbia alla quale Lutero, braccato dalle truppe imperiali di Carlo V, mentre infuria la rivolta dei contadini che mieterà migliaia di vittime, lavorerà instancabilmente, comprendendo come solo la parola di Dio, porta direttamente ai fedeli, avrebbe potuto svelare gli inganni perpetrati ai danni della Fede da uomini di chiesa corrotti e avidi di potere.

Film denso e impegnativo (due ore filate filate), senza cedimenti apprezzabili e viceversa con qualche momento di buon cinema, il Lutero girato da Eric Till convince per l’ambientazione, la ricchezza dei costumi e la larghezza dei mezzi messi a disposizione dalla produzione. Qualche dubbio ci rimane di fronte alla scelta di affidare la parte del monaco nato ad Eisleben nel 1483 all’aitante Joseph Fiennes, fratello di Ralph – attore pure lui -. Intendiamoci, il trentaquattrenne Joseph non sfigura, forte anche dei suoi trascorsi shakespeariani, ma chi ha nella testa la figura tracagnotta e il profilo adunco del vero Martin Lutero (almeno quella tramandata dai manuali di Storia) stenterà parecchio nell’identificazione. Dal punto di vista filologico anche altrove il film si prende delle libertà che probabilmente giovano al ritmo della narrazione ma penalizzano la tenuta complessiva dell’operazione culturale. Sì, operazione culturale, perché questo film, che uscirà nelle sale italiane il prossimo 30 aprile, segue di pochi giorni un’altra pellicola che ha fatto parlare molto di sé,
La Passione di Cristo
di Mel Gibson. Sarà un caso che, in tempi di profonde lacerazioni sociali, di tumultuosi incontri-scontri di civiltà, di richiami per nulla velati a crociate e riconquiste (vero
madame
Oriana?) due film, pure profondamente diversi nel messaggio che veicolano, facciano comunque richiamo a quei valori religiosi ai quali da sempre l’umanità si aggrappa quando si sente smarrita?

Luther
vede anche l’ultima interpretazione (non memorabile, corre obbligo di segnalarlo) di sir Peter Ustinov, che per fortuna sua e nostra in carriera ha saputo lasciare il segno in molte altre pellicole. Il cast è completato da Bruno Ganz, efficace nella parte del monaco che assiste Martin durante i suoi studi, lo incoraggia ad andare nel mondo e gli insegna come tener ferma la fede anche nei momenti di crisi e Claire Cox, che impersona la suora Katerina von Bora, che lascia i voti con alcune sue consorelle per dedicarsi al nuovo credo, diventando poi la sposa di Lutero. Come prevedibile, il film sta facendo registrare ottimi incassi in Germania. Visto dal campanile romano desterà invece qualche mal di pancia. Anche se da allora i ponti sul Tevere hanno visto passare milioni e milioni di metri cubi d’acqua, le frequenti dispute teologiche che vedono periodicamente contrapporsi i contestatari teologi tedeschi ai più inflessibili difensori dell’ortodossia cattolica sono lì a testimoniare che la ferita aperta da Lutero non smette di sanguinare anche dopo cinque secoli. Germania-Italia 1 a 0.

(enzo fragassi)

Quo Vadis?

Il valoroso generale romano Marco Vinicio s’innamora di Licia, una schiava cristiana perseguitata, assieme ai suoi correligionari, dall’imperatore Nerone. Un kolossal estremamente convenzionale nella costruzione, ma indubbiamente ricco e spettacolare nella realizzazione. Nerone è magnificamente interpretato da Peter Ustinov, che ebbe una meritatissima ma poco fortunata nomination agli Oscar (vincerà la statuetta nove anni più tardi con un altro film storico:
Spartacus
).
(andrea tagliacozzo)

La fuga di Logan

La splendida prima parte, che mostra la vita di piacere infinito e l’estinzione a 30 anni nel 2274, è cancellata da una seconda parte noiosa. Oscar speciale per gli effetti visivi. Tratto da un romanzo di William F. Nolan e George Clayton Johnson. Più tardi ha dato origine a una breve serie tv.

Il fantasma del pirata Barbanera

In una cittadina degli Stati Uniti, un insegnante di educazione fisica, assunto per guidare la squadra di atletica del locale college, alloggia in un pensione gestita dalle anziane discendenti del pirata Barbanera. Durante le gare, il fantasma del corsaro, evocato casualmente dal giovane professore, darà una mano agli sprovveduti atleti dell’istituto. Tipico prodotto della Disney: destinato ai più piccoli, anche se riesce a divertire anche gli adulti. Le trovate non sono proprio di primo pelo, ma funzionano.
(andrea tagliacozzo)

I nomadi

In Australia, un commerciante di pecore di origine irlandese si sposta, assieme alla moglie e al figlio, da un capo all’altro del Paese. La donna e il ragazzo vorrebbero acquistare una fattoria e stabilirsi definitivamente in una cittadina, ma all’uomo, amante della libertà, l’idea di una vita sedentaria quasi ripugna. Tratto da una novella di Jean Cleary, il film, affascinante ma spesso troppo paesaggistico, è stato realmente girato nel continente australiano. Cinque nomination agli oscar tra cui Miglior Film, Regia e Sceneggiatura (andrea tagliacozzo)

Lady L

Sesta regia dell’attore inglese Peter Ustinov. Durante il periodo napoleonico, la giovane lavandaia Louise s’innamora di Armand, ladro dal cuore tenero, braccato dalla polizia di Parigi. Fugge con l’uomo in Svizzera per rifarsi una vita, ma l’irrequieto Armand entra a far parte di una organizzazione terroristica che vuole uccidere il re di Baviera. A dispetto dei grandi nomi del cast, un film non molto riuscito. (andrea tagliacozzo)