La miliardaria

La Loren è una ricca ereditiera convinta che i soldi possano comprare tutto, finché non incontra Sellers, un medico indiano, per niente disposto a vendere il suoi principi, né tanto meno il suo amore. Sophia è splendida, ma come adattamento della commedia di G.B. Shaw il film risulta un po’ pesante. CinemaScope.

Casino Royale

Ormai in pensione, James Bond è alle prese con intrighi internazionali complicatissimi, stangone belle e pericolose e un nipote degenere. Negli anni Sessanta, oltre a quelli di Blake Edwards e Richard Lester, si producevano un sacco di film dissacratori anche se non riusciti: operazioni autoreferenziali, piccole e grandi scoperte del camp (era di poco precedente il fondamentale saggio di Susan Sontag). Questa ad esempio è una pellicola assurda, scritta scavalcando un problema di diritti e diretta da cinque registi diversissimi uno dall’altro: tra i quali Val Guest, quello di Quatermass; il grande Huston, che aveva già fatto una cosa simile – ma più divertente – con
I cinque volti dell’assassino
; il montatore e regista di western Robert Parrish… Senza dire dello script, cui mise mano anche Woody Allen (che, possiamo dirlo, fa il cattivo), o degli attori, da Orson Welles a Barbara Bouchet. Però che simpatia quel delirio, e che libertà dissennata e pop in questo film pur noioso e scombinato!
(emiliano morreale)

Lolita

Per lungo tempo è stato uno dei capolavori misconosciuti di Kubrick. Pesava forse il confronto col testo di Nabokov, di cui il regista manteneva però solo lo scandaloso scheletro dell’intellettuale Humbert Humbert che si innamora della «ninfetta». Kubrick è imperturbabile come uno slapstick, come un Buster Keaton. Non a caso, il vero cuore del film è il personaggio proteiforme di Quilty, interpretato da Peter Sellers (geniale la sua contrapposizione con Mason). Un’invenzione, questa, che letta alla luce di Leslie Fiedler (il suo «Amore e morte nel romanzo americano» è di pochi anni prima), inserisce Lolita nella grande tradizione romanzesca americana. L’anno dopo sarà la volta del
Dottor Stranamore
(che anche Stranamore sia un ennesimo travestimento di Quilty?). Ma
Lolita
è soprattutto una straordinaria indagine sul desiderio nell’era della cultura di massa (geniale la scena al drive-in con
La maschera di Frankenstein
), una sorta di prova generale di
Eyes Wide Shut
. Valido anche come antidoto alla moda del panico pedofilo.
(emiliano morreale)

Sette volte donna

Opera decisamente minore di Vittorio De Sica che firma sette episodi intitolati ad altrettante figure femminili (Paulette, Maria Teresa, Linda, Simona, Eve, Marie e Jeanne) interpretati dall’istrionica Shirley MacLaine. Quest’ultima si dà un gran da fare, ma non riesce a risollevare le sorti del film, minato all’origine dall’insipienza del soggetto e della sceneggiatura, scritti da Cesare Zavattini. (andrea tagliacozzo)

Invito a cena con delitto

Un eccentrico miliardario ospita nel suo castello cinque celebri investigatori, sfidandoli a risolvere una intricata serie di assassini. Un film che con un pizzico di sforzo in più da parte degli autori (tra i quali lo sceneggiatore Neil Simon) avrebbe potuto essere quasi memorabile. Invece il ritmo è alquanto fiacco, le trovate così così e l’insieme risulta solo a tratti divertente. Gli interpreti, indubbiamente bravi, fanno il verso ad alcuni celebri detective della letteratura e del cinema (Philip Marlowe, Hercule Poirot, Miss Marple…). Ma su tutti spicca un irriconoscibile Peter Sellers, maestro nei trasformismi, nei panni di Sidney Wang (parodia di Charlie Chan).
(andrea tagliacozzo)

Dimmi dove ti fa male

Entrato in una clinica per alcuni esami di controllo, Lester Hammond viene sottoposto a un non necessario intervento d’appendicite a causa delle manipolazioni del cinico amministratore dell’ospedale, un bieco individuo che si arricchisce ai danni dei pazienti. Insospettito, Lester prende contatto con un ispettore sanitario. Peter Sellers è in buona forma, ma non riesce a salvare questa fiacca commedia dai risvolti satirici.
(andrea tagliacozzo)

Uno sparo nel buio

Peter Sellers torna a indossare i panni dell’imbranatissimo ispettore Clouseau, indossati in quello stesso anno ne
La pantera rosa
. A Parigi, viene ucciso l’autista di un uomo molto ricco. La responsabile del delitto sembra essere la giovane cameriera Maria Gambrelli. Ma l’ispettore Clouseau, rapito dalla bellezza della ragazza, si fa in quattro per dimostrarne l’innocenza. Il miglior film della serie e, in assoluto, il capolavoro di Edwards e Sellers (con
Hollywood Party
). Quasi tutte le gag – proposte a valanga, con un ritmo variabile, non sempre velocissimo come vuole la tradizione dello
slowburn
, ovvero della trovata comica cucinata a fuoco lento – sono irresistibili.
(andrea tagliacozzo)

Un alibi troppo perfetto

Un simpatico ladruncolo, spacciandosi per pastore protestante, convince tre detenuti, in procinto di lasciare il carcere, a tentare un grosso colpo ai danni di un principe indiano. Se ritorneranno tempestivamente in prigione, i tre avranno un alibi praticamente inattaccabile. Divertente commedia, ben delineata nell’intreccio e servita da un ottimo cast. Strepitoso, come al solito, il grande Peter Sellers.
(andrea tagliacozzo)

The Magic Christian

Un ricchissimo industriale inglese, non sapendo a chi lasciare la sua cospicua eredità, adotta un giovane vagabondo che sottopone a un corso accelerato sul potere corruttivo del denaro. Commedia dissacrante, inventiva, a tratti sconclusionata ma divertente, interpretata da un caustico e irresistibile Peter Sellers, qui anche in veste di cosceneggiatore. Al copione, tratto da un libro di Terry Southern, collaborarono anche Graham Chapman e John Cleese (membri del gruppo comico inglese Monty Python). Ottima la prova di Ringo Starr, all’epoca ancora batterista dei Beatles. La canzone dei titoli
Come and Get It,
interpretata dai Badfinger, porta la firma di da Paul McCartney.
(andrea tagliacozzo)

Hollywood Party

Un maldestro attore indostano viene licenziato su due piedi dopo aver combinato un mucchio di guai sul set. Il produttore, che sta organizzando un grande party nella sua favolosa villa, include per errore il nome dell’indostano nella lista degli invitati. L’attore finirà per mettergli a soqquadro l’abitazione. Capolavoro del cinema comico, abilmente costruito da Blake Edwards sulle corde di un ispirato Peter Sellers. Piuttosto che sulla velocità, il regista punta sullo
slowburn
, le gag cucinate a ritmo lento che pian piano portano alla catastrofe e alla distruzione dell’intero set. Nota di merito per Steven Franken che quasi ruba la scena al protagonista nel ruolo del cameriere ubriaco. Splendide le musiche di Henry Mancini.
(andrea tagliacozzo)

Il ruggito del topo

Divertente satira in cui il ducato di Grand Fenwick dichira guerra agli Stati Uniti. Sellers si divide tra tre ruoli, tutti ugualmente spassosi. La gag che precede i titoli di apertura è un capolavoro. Adattamento di un romanzo di Leonard Wibberley da parte di Roger Macdougall e Stanley Mann. Con un sequel: Mani sulla luna.

La Pantera Rosa

In una stazione sciistica, l’ispettore Clouseau è sulle tracce di un misterioso ladro internazionale del quale ignora l’identità. Questi non è altro che il maturo playboy Sir Charles, che si serve di tutto il suo fascino per mettere le mani sul favoloso gioiello della bella principessa Dala. Una divertente commedia sofisticata nel più tipico stile di Blake Edwards. Peter Sellers, anche se relegato quasi in secondo piano, ruba la scena al resto del cast. L’attore tornerà nei panni dell’ispettore Closeau in altre sei occasioni, a partire da quello stesso anno in
Uno sparo nel buio
.
(andrea tagliacozzo)

La pantera rosa sfida l’ispettore Clouseau

Impazzito a causa dalle disastrose imprese dell’ispettore Clouseau, Dreyfuss, ispettore capo della polizia francese, finisce in manicomio. Riuscito a fuggire, l’uomo rapisce l’inventore di un raggio capace di disintegrare un oggetto di qualsiasi dimensione e, con la minaccia di colpire svariati obiettivi, esige da tutte le nazioni del mondo l’eliminazione di Closeau. Quinta puntata della fortunata serie iniziata nel ’64 dallo stesso Blake Edwards. Il tasso di novità è praticamente pari allo zero, anche se il film risulta comunque esilarante, grazie a un Peter Sellers in forma strepitosa e al gran numero di gag orchestrate dal regista.
(andrea tagliacozzo)

Oltre il giardino

Sellers è un taciturno i cui silenzi vengono interpretati come segni di intelligenza superiore dai personaggi ricchi e potenti. Umorismo nero di basso livello, ricco di commenti sarcastici sulla quotidianità americana nell’era della televisione… ma è troppo lungo! Adattamento cinematografico di Jerzy Kosinski, autore stesso del romanzo. Douglas ha vinto l’Oscar.