Synapse – Pericolo in Rete

Fantascientifico ma non troppo: il paradosso di
Synapse – Pericolo in rete
sta tutto in questa contraddizione. Dieci o venti anni fa sarebbe stato un film davvero allarmante e utile. Oggi serve solo a ricordare che i monopoli economici hanno come centro nevralgico il sistema informatico e la comunicazione globale. Il tutto, come è logico che sia in un film, avviene all’interno di una trama congegnata secondo le regole di un thriller fantapolitico incentrato su un oscuro e inquietante magnate delle telecomunicazioni, Gary Winston, che rimanda nemmeno troppo velatamente al contemporaneo Paperon de’ Paperoni della Microsoft, Bill Gates. Contro costui, novella incarnazione del gigante avido e pericoloso alla Gordon Gekko di
Wall Street
, finisce per schierarsi l’ignaro brillante programmatore Milo, che credeva di lavorare per il progresso digitale e invece non faceva altro che alimentare le peggiori ambizioni di Winston.

In un film come
Synapse
non conta molto chi l’ha diretto – ovvero l’insignificante e anonimo Peter Howitt di
Sliding Doors
– quanto gli spunti che è in grado di mettere in campo l’intelligente sceneggiatura di Howard Franklin, raffinato e sottovalutato sceneggiatore e regista di
Occhio indiscreto
e
Il diavolo in blu
. Purtroppo, come si accennava, il film risulta anche troppo ingenuo, ricalcando lo schema faustiano dei più interessanti
Il socio
e
L’avvocato del diavolo
. Ci si chiede in fondo quanto possa essere considerato eroico un personaggio come Milo, che di fatto fornisce gli strumenti e i supporti tecnico-ideologici per le trame oscure di Winston. Dopotutto, nel mondo reale, il progettista ambizioso e il capitalista senza scrupoli non sono forse le due facce della stessa medaglia ? Ed è mai possibile credere ancora, sebbene queste siano purtroppo le regole indeclinabili dello spettacolo, che il Male si configuri attraverso oscuri complotti eversivi? Occorre ancora presentarci l’ennesimo Malvagio per eccellenza anziché cogliere dietro questo fenomeno il volto più noto dei fautori della cosiddetta democrazia? Perché contrapporre la libertà e la democrazia al monopolio e al controllo globale se si tratta, ormai, di un unico circolo vizioso? Quello di
Synapse
, dunque, è candore disarmato o malafede camuffata? Opteremmo per la prima soluzione. Ma non è una grande consolazione.
(anton giulio mancino)

Laws of Attraction – Matrimonio in appello

Due avvocati divorzisti, avversari i tribunale, (Brosnan e Moore) si innamorano e si sposano. Si ritrovano, però, nuovamente l’uno contro l’altra nel burrascoso divorzio di una rockstar (Michael Sheen) dalla moglie (Parker Posey). Riusciranno a salvare la loro relazione o finiranno col divorziare a loro volta? Classica commedia romantica dal regista di
Sliding Doors.