Texas oltre il fiume

In Louisiana, un nobile spagnolo sta per sposarsi con una ricca ereditiera, quando un ufficiale di cavalleria, spalleggiato da alcuni commilitoni, lo aggredisce sostenendo che la ragazza s’era già impegnata con lui. Nella rissa che ne segue, il nobile uccide l’ufficiale ed è costretto a fuggire verso il Texas. Una scanzonata commedia western. Spassoso l’attore Joey Bishop nel ruolo di un impassibile indiano. Nell’intento dei produttori, il film avrebbe dovuto lanciare Alain Delon sul mercato americano.
(andrea tagliacozzo)

L’aereo più pazzo del mondo sempre più pazzo

Uno shuttle è in procinto di partire per la luna con a bordo un gruppo di persone incaricato di colonizzare l’asteroide. Il pilota Ted Striker scopre delle anomalie nell’apparecchio, ma i responsabili del progetto, che non intendono rimandare la missione, lo fanno rinchiudere in un manicomio e mettono tutto a tacere. L’assenza in cabina di pilotaggio della premiata ditta Zucker, Abrahams & Zucker (autori del primo film) si fa sentire non tanto sulla quantità delle gag, quanto sulla loro qualità. Modesto.
(andrea tagliacozzo)

Wichita

Dietro la macchina da presa di questo ben costruito western di ordinaria amministrazione c’è uno dei più innovativi e geniali autori di horror: Jacques Tourneur. In
Wichita
la mano del regista dei capolavori di suspence realizzati per Val Lewton (
Il bacio della pantera
, tra gli altri) non è molto riconoscibile, ma il film rimane pur sempre un classico racconto del West dove l’ordine – impersonato dallo sceriffo senza macchia Joel McCrea – confligge con le consuetudini violente di un mondo non ancora assestato in una dimensione civile. Billy Wilder si divertì a prendere in giro il produttore, che considerava quello di
Wichita
uno dei titoli di film più azzeccati. Purtroppo l’edizione televisiva mortifica con lo scan and pan il Cinemascope originale. Occhio al cast: ci sono anche Vera Miles e un giovanissimo Lloyd Bridges, padre di Jeff e Beau.
(anton giulio mancino)

Stalag 17

Il progenitore di tutti i film sui prigionieri di guerra. Holden (vincitore di un Oscar) è un sergente supercinico sospettato di essere una spia nazista. Wilder mescola brillantemente dramma e commedia per mostrare la vita monotona e piena di ansie dei prigionieri. Meravigliosi gli intermezzi comici di Strauss e Lembeck (che riprendono i loro ruoli di Broadway), e superba la prova di Preminger nella parte del comandante del campo nazista. Sceneggiatura di Wilder e Edwin Blum, dal dramma di Donald Bevan e Edmund Trzcinski. Oscar a Holden, nomination per la regia di Wilder e a Strauss.

L’aereo più pazzo del mondo

Satira del filone catastrofico iniziato da Airport. Un pilota odia gli aerei in seguito ai traumi subiti in Vietnam. Quando però la sua ragazza, una hostess, lo lascia, lui la segue prendendo lo stesso volo. Durante il viaggio un imprevisto mette in pericolo la vita dei passeggeri e il pilota è l’unico che può salvarli. Commedia demenziale ricca di trovate e invenzioni, una delle migliori (e delle più imitate) nel suo genere. (andrea tagliacozzo)

Orizzonte di fuoco

Proprio mentre gli apache sono sul punto di trattare con i bianchi, un colono uccide il capo tribù, scatenando la rabbiosa reazione dei pellerossa. Una pattuglia di soldati, alla quale è aggregata una missionaria, esce dal forte senza sapere della rivolta e viene attaccata dagli indiani. Un western di routine, senza spunti originali, comunque dignitoso. Due anni prima, Peter Graves si era fatto notare nel ruolo del traditore nazista in
Stalag 17
.
(andrea tagliacozzo)

La morte corre sul fiume

Uno psicopatico che si finge pastore, sposa ricche vedove e le uccide. I due figli fuggono e finiscono ospiti di una strana comunità di bimbi tenuta da una vecchietta. Una delle «schegge impazzite» della storia del cinema americano, unica regia dell’attore Charles Laughton, scritto da uno dei massimi critici cinematografici di sempre (James Agee) e con un cast da fiaba. La griffithiana Lillian Gish racconta ai nipotini una fiaba, e il film stesso diventa una fiaba terrificante, un gotico southern dominato da una delle più folli interpretazioni di Robert Mitchum, pastore con le parole «Love» e «Hate» tatuate sulle nocche. Una natura che diviene fatata, con cieli stellatissimi e iguane che guardano dalla riva, un mondo visto con gli occhi atterriti e macabri dell’infanzia, una fuga fluviale che sembra ripercorrere la storia del cinema come in una lanterna magica: tutto il cinema possibile in un solo film, una fiaba morale morbosa e visionaria, sullo sfondo di una metafisica Depressione.
(emiliano morreale)