Kika – Un corpo in prestito

Storia stravagante, molto adulta, sull’artista del trucco Kika, spirito libero (Forqué, la cui interpretazione è positivamente contagiosa) e gli uomini della sua vita, tra i quali uno scrittore americano espatriato (Coyote) e un evaso psicotico. Almodovar ha dato alla sua attrice preferita, Abril, il ruolo di una vita: quello di una reporter di un tabloid televisivo che perlustra Madrid con una telecamera fissata sulla testa, cercando di catturare atti criminali su videotape. Film molto divertente, esplicitamente sessuale, non tiene il tono elevato fino alla fine, ma rimane fresco e certamente diverso. Sicuramente scioccherà chi non ha familiarità con Almodovar.

Una fortuna sfacciata

L’ambiziosa e raffinata Lauren e la pimpante ma volgare Sandy, incontratisi a un corso di recitazione, non si possono soffrire. La due diventano irriducibili rivali quando scoprono di condividere lo stesso amante, l’insegnante Michael. L’uomo, in realtà, è un agente della CIA. Dal regista di
Love Story
, una commedia scoppiettante e piena di gag, ben scritta da Leslie Dixon. Gara di bravura tra Bette Midler e Shelley Long, due attrici dotate di un notevole talento per il genere comico.
(andrea tagliacozzo)

E.T. l’Extra Terrestre

Un piccolo e indifeso extraterrestre si ritrova tutto solo sulla Terra, abbandonato dai suoi sbadatissimi compagni. Rifugiatosi nella casa di un famiglia americana, l’alieno s’imbatte in tre bambini che, dopo l’iniziale timore, decidono di tenerlo con loro. Grazie all’aiuto dei ragazzi, l’extraterrestre riesce a lanciare un segnale di soccorso indirizzato ai compagni. Uno dei maggiori successi della Storia del Cinema, allo stesso tempo divertente e commovente, realizzato con stile impeccabile e un entusiasmo quasi infantile da un ispiratissimo Steven Spielberg. Vincitore di tre Oscar, per la colonna sonora (straordinaria, di John Williams), gli effetti visivi e quelli sonori.
(andrea tagliacozzo)

I guerrieri della palude silenziosa

Nelle paludi della Louisiana, nove soldati della Guardia nazionale, giunti in quella zona per un’esercitazione, rubano le canoe dei Cajuns, discendenti dei rifugiati canadesi del Settecento, provocando la violenta reazione di questi. Inizia una guerra senza esclusione di colpi. Un action movie teso e violento, un capolavoro nel suo genere. Walter Hill è assolutamente straordinario nello sfruttare l’ostilità dell’ambiente circostante.
(andrea tagliacozzo)

Le grand rôle

Maurice Kurtz è un attore semifallito che vive per il suo amore, la giovane Perla. Quando Rudolph Grichenberg, celebre regista americano, sbarca a Parigi per preparare l’adattamento de Il mercante di Venezia, Maurice ottiene il ruolo di Shylock. Perla è pazza do gioia per il fidanzato ma non può evitare di rivelargli della sua una malattia incurabile che le lascia ormai pochi mesi di vita. Quando Maurice perde la parte per non dare un dispiacere a Perla, insieme ad amici e parenti organizza una clamorosa messa in scena per farle credere che tutto vada bene.

Femme Fatale

Festival di Cannes 2001, un gruppo di malviventi sta mettendo in atto un colpo da dieci milioni di dollari. Si tratta di un abito, indossato da una modella, composto da diamanti preziosissimi. Una bionda mozzafiato, travestita da fotografo, attira la modella in bagno per un incontro lesbo incandescente. Nel frattempo i complici sostituiscono il vestito e creano scompiglio nel Palais du Festival. Qualcosa va storto, la biondona scappa e un complice viene catturato. Scena successiva: la bionda cerca di trovare documenti falsi e di scappare dalla Francia. Uno strano scambio di persona l’aiuta a espatriare. Dopo sette anni, sotto mentite spoglie, la biondona torna a Parigi e un paparazzo le scatta una foto che mette a repentaglio la sua vita. Il fotografo, però, è affascinato da questa donna, la segue e scopre che per lui sarà una femme fatale. Altro non si può dire della trama di questo film, per non svelare la rete articolata tessuta da Brian De Palma, che si diverte a giocare con i colpi di scena, l’attenzione dello spettatore e il sottile limite tra sogno e realtà. Molte le citazioni di De Palma, anche di se stesso, anzi soprattutto. Un film che riuscirebbe a vivere di vita propria, senza sceneggiatura, secondo il tipico stile del regista. Incredibile la fotografia, il montaggio, il missaggio e la visionarietà della macchina da presa. Una Rebecca Romijn-Stamos sensualissima e due scene sexy da far sobbalzare lo spettatore. Per il resto un po’ troppa prevedibilità e la sensazione di essere continuamente presi in giro da De Palma. (andrea amato)

Bon Voyage

Un’attrice famosa, uno scrittore alle prime armi da sempre innamorato dell’attrice (come un giornalista spia), un ministro che da poco subisce il fascino della diva (sempre lei), un delinquente, un fisico di fama, la sua assistente… È la vigilia dell’occupazione tedesca di Parigi, 1940. Un drappello di persone si ritrova a scappare a Bordeaux perché la situazione della capitale è incerta e pericolosa. Si ritrovano (quasi) tutti all’albergo Splendid. Dove le storie si intrecciano, tra amori improbabili, fughe, spie, possibili armi atomiche, sequestri…

Bella, lieve, divertente e colta commedia stile anni Quaranta questo
Bon Voyage
firmato dal francese Jean-Paul Rappeneau
(Cyrano De Bergerac, L’Ussaro sul tetto).
In un momento storico terribile e angoscioso, la vita – pur frenetica – della capitale francese scorre con la leggerezza di una diva del cinema, Viviane, una bella e ironica Isabelle Adjani dagli occhioni sempre spalancati e i lunghi capelli ondulati con frangetta corta corta sulla fronte. Del ministro Beaufort, un perfetto Gérard Depardieu, che nel bel mezzo del dramma trova il tempo per amoreggiare con la bella attrice. E del mite Frédéric, lo scrittore, interpretato da Grégori Dérangère, che dopo aver passato la vita a inseguire il sogno di un amore con l’attrice che gliene ha fatte passare di tutti i colori (compresa la galera e un’accusa per un omicidio mai commesso) capisce che la vita – l’amore – è altrove. Un po’ noir, un po’ commedia romantica, un po’ film di spionaggio,
Bon Voyage
è sostenuto da una sceneggiatura frizzante e divertente, da un ritmo incalzante (tutte le storie si intersecano e si concludono alla perfezione), da una fotografia fantastica e da altrettanto bei costumi d’epoca. Da segnalare anche la colonna sonora. Tanti i rimandi al cinema che fu, quasi un omaggio a quella stagione (non a caso
Bon Voyage
comincia in una sala cinematografica e si conclude proprio in un cinema con la parola «Fin» che chiude anche la pellicola nella pellicola) con le atmosfere ora di
Casablanca
ora di Lubitsch. Undici nomination per i César 2004.
(d.c.i.)

Doppio taglio

Jack Forrester, editore di successo con ambizioni politiche, viene accusato dell’omicidio della moglie, orrendamente seviziata. A difenderlo è chiamata una brillante avvocatessa, Teddy Barnes, che dapprima sembra riluttante, ma poi, dopo aver conosciuto l’editore, accetta l’incarico. Giallo ben costruito e ricco di suspense, con un Jeff Bridges ambiguo al punto giusto. Straordinario Robert Loggia nei panni dello sboccato mentore di Glenn Close.
(andrea tagliacozzo)