A che servono questi quattrini?

Storia di sapore pirandelliano, da una commedia di Armando Curcio. Un anziano marchese (Eduardo), ridotto ormai in miseria, coltiva un piccolo seguito di discepoli ai quali insegna che il lavoro e il denaro sono inutili. Per dimostrare la sua teoria convince uno suo adepto (Peppino) a spacciarsi per erede di una grossa fortuna. Ottima l’interpretazione dei due De Filippo, anche se la versione cinematografica non regge il confronto con il testo teatrale. (andrea tagliacozzo)

Non stuzzicate la zanzara

L’irrequieta Rita scappa dal collegio assieme a Paolo, un giovane professore che insegna nello stesso istituto, per partecipare a una competizione canora. Ma il padre della ragazza è decisamente contrario. Sequel di Rita la zanzara, altrettanto sciocco e mediocre. Nel ’72, dopo un intervallo di cinque anni, la Wertmüller tornò dietro la macchina da presa per dirigere Giannini nel suo primo, grande successo: Mimì metallurgico. (andrea tagliacozzo)

La banda degli onesti

In punto di morte, un ex impiegato della Zecca incarica il portiere Antonio di gettare nel Tevere il cliché per la fabbricazione delle diecimila lire che aveva sottratto anni addietro sul posto di lavoro. Il portiere, che naviga in brutte acque finanziarie, pensa bene invece di tenersi il maltolto per servirsene assieme a due amici. Uno dei migliori film di Totò, sostenuto, oltre che dall’ottima interpretazione dei tre protagonisti, anche da una sceneggiatura (firmata da Age e Scarpelli) più curata del solito.
(andrea tagliacozzo)

Rita la zanzara

In un collegio femminile, la vivace Rita è segretamente innamorata di Paolo, il giovane e timido insegnante di musica. Introdottasi di nascosto nella camera del professore, la ragazza scopre che questi compone canzoni beat. Terzo film di Lina Wertmüller che dirige dietro lo pseudonimo inglese di George Brown questa commediola costruita su misura per il personaggio di Rita Pavone. (andrea tagliacozzo)

Non ti pago!

Riduzione per lo schermo di una fortunata commedia di Eduardo De Filippo. Don Ferdinando, gestore di un banco del lotto, non vuole liquidare la somma vinta da Procopio, suo dipendente, perché questi ha avuto i numeri in sogno dal defunto padre del principale. Le cose si aggiustano quando l’impiegato e la figlia di Don Ferdinando decidono di sposarsi. La versione cinematografica non riesce a rendere giustizia né al testo originale di Eduardo né alla bravura dei tre fratelli. (andrea tagliacozzo)

La cambiale

La cambiale di un industriale, finito in prigione per insolvenza, arriva nelle mani del proprietario di un negozio di animali che, a sua volta, la gira al suo ingenuo commesso. Questi dona la cambiale a una ragazza di facili costumi che se ne serve per imbrogliare un negoziante ed ottenere in cambio una pelliccia. Un cast davvero imponente di attori di casa nostra (per non parlare degli autori del copione, tra cui spiccano le prestigiose firme di Vittorio Metz e Lugi Magni) lasciato a briglia sciolta e banalmente sprecato per un’ideuzza non troppo malvagia, ma svolta con poca fantasia. Come al solito, quando c’è da improvvisare a mettersi in mostra è soprattutto Totò.
(andrea tagliacozzo)

Casanova farebbe così!

Dall’omonima commedia di Peppino De Filippo e Armando Curcio. Don Agostino, che si vanta in paese di essere un irresistibile seduttore, scommette con gli amici che riuscirà a passare una notte in casa di Maria Grazia, la moglie di Don Ferdinando. In assenza di quest’ultimo, Don Agostino si fa ospitare da Maria Grazia con la scusa d’essere inseguito dai carabinieri. Film poco riuscito, nonostante gli sforzi dei due protagonisti. Nello stesso anno, Bragaglia aveva diretto i De Filippo in Non ti pago! (andrea tagliacozzo)

Totò, Peppino e… la dolce vita

Un Totò della piena maturità, del periodo in cui – pur semicieco – distillò alcune delle sue perle. Anche se la parodia della
Dolce vita
è abbastanza azzeccata, la trama non c’è e il film vale per le improvvisazioni sue e del divino Peppino. Come al solito due-tre sketch memorabili, fra cui quello irresistibile che vede la coppia alle prese col night di lusso. Nella ideale trilogia «tra città e campagna» (
Totò, Peppino e la… malafemmina; Totò, Peppino e le fanatiche; Totò, Peppino e… la dolce vita
), quest’ultimo è forse l’episodio più debole, privo dei proverbiali picchi del primo e del ritmo scatenato da farsa regionale del secondo (con una meravigliosa Titina De Filippo). Ma siamo sempre a metà strada tra il versante demenziale delle parodie dei generi e quello neorealista dei film di Monicelli. Il livello tecnico è ancora piuttosto alto, prima del crollo che si registrerà con l’arrivo degli spaghetti-western: insomma si ride ancora, e tanto.
(emiliano morreale)

Totò Story

Un’antologia di alcuni episodi tratti dai più noti del comico napoletano:
Totò sceicco, La banda degli onesti, Totò, Peppino e la malafemmina, Totò, Peppino e i fuorilegge, Totòtruffa ‘62, Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi
e
Signori si nasce
. Nella scena tratta da quest’ultimo, una delle più divertenti dell’intera raccolta, Totò cerca di scroccare del denaro al fratello (interpretato da Peppino De Filippo) con la scusa di costruire una tomba di famiglia.
(andrea tagliacozzo)

Genitori in blue jeans

Le vicende di Peppino, il titolare di una rinomata sartoria romana, che, recatosi a Parigi con un amico, dopo essersi dato alla pazza gioia e aver tentato facili conquiste, s’innamora di una bella inglese. Commediola che si regge unicamente sulla verve degli interpreti. Il regista Mastrocinque aveva già diretto Peppino De Filippo in altre tre pellicole dove l’attore napoletano faceva coppia con Totò.
(andrea tagliacozzo)

Totò, Peppino e i fuorilegge

Totò si mette d’accordo con l’amico Peppino per truffare la ricchissima consorte: facendo credere di essere stato rapito dal famigerato bandito Ignazio, chiede alla donna un riscatto di cinque milioni. Come al solito le parti più divertenti del film sono gli impagabili duetti tra Totò e Peppino De Filippo. Irresistibile anche Titina De Filippo nel ruolo della moglie di Totò. Sempre nel ’56, Camillo Mastrocinque aveva diretto il comico partenopeo in
La banda degli onesti, Totò lascia o raddoppia
e
Totò, Peppino e la malafemmina
.
(andrea tagliacozzo)

Chi si ferma è perduto

Due colleghi e vecchi amici, Antonio Guardalavecchia e Peppino Colabona, non riescono a far carriera a causa del capo ufficio Santoro che ostacola la loro promozione. Quando quest’ultimo muore, i due si danno un gran da fare, l’uno a scapito dell’altro, per entrare nelle grazie del successore. Il film, scritto e diretto con poca fantasia, si regge come al solito sulla grande verve e le improvvisazioni dei due bravissimi comici napoletani.
(andrea tagliacozzo)

Toto, Peppino e… la Malafemmina

Mentre è a Napoli per studiare, Gianni perde la testa per una ballerina, che segue fino a Milano. Totò e Peppino, zii del giovane, sono preoccupatissimi. Decidono quindi di recarsi nella città lombarda per far rinsavire il nipote. Forse la migliore delle commedie di Totò, incredibilmente ricca di gag, battute e indimenticabili duetti con Peppino De Filippo. Non si contano le scene d’antologia: i due che scrivono la lettera alla ragazza, l’arrivo a Milano, gli alterchi con il vicino Mezzacapa e altre ancora.
(andrea tagliacozzo)

Totò e le donne

Ottava collaborazione tra i registi Monicelli e Vanzina, che proseguirà fino al seguente
Totò a colori,
girato nello stesso anno. Totò è un commesso di un negozio di stoffe esasperato dalle mille imposizioni della moglie. Al poveretto non resta altro rifugio che la soffitta, dove può fumare in pace il suo sigaro e rievocare i suoi antichi problemi con le donne. Straordinario, come al solito, Totò, ben coadiuvato dall’ottimo cast di contorno nel quale spiccano le presenze di Peppino De Filippo (al suo primo film con il principe della risata) e Ave Ninchi. Tra le curiosità, Totò neonato è interpretato dal furuto regista, nonché figlio dello sceneggiatore, Carlo Vanzina. Su questo set, nacque l’amore tra Totò e Franca Faldini, che divenne poi sua moglie.
(andrea tagliacozzo)

Ti conosco mascherina

Riduzione cinematografica di una commedia di Eduardo Scarpetta curata da Eduardo De Filippo. Uno strano tipo fa da procuratore e maggiordomo a un’attrice teatrale molto carina, ma piuttosto scarsa in quanto a talento artistico. Le scritture latitano e l’uomo, pressato dai creditori, organizza un imbroglio ai danni di un ricco barone. Più che la regia di Eduardo – qui al suo secondo film – contano soprattutto la sua interpretazione e quelle dei suoi due fratelli.
(andrea tagliacozzo)

Giallo napoletano

Raffaele Capacece, professore di mandolino classico, si è ridotto a fare il suonatore ambulante. Per colpa dell’anziano genitore, che sperpera al lotto e alla roulette tutti i loro guadagni, il musicista si ritrova coinvolto in tre misteriosi delitti. Giallorosa dalla trama fin troppo intricata, ma ben sorretto da un cast d’eccezione.
(andrea tagliacozzo)

Il cappello a tre punte

La novella El sombrero de tres picos di Pedro A. de Alarcón trasportata dalla Spagna in Italia, e più precisamente a Napoli. Durante la dominazione spagnola, il governatore fa imprigionare il marito di una bella popolana di cui si è invaghito. L’uomo, riuscito a sfuggire alle guardie, vorrebbe rendergli pan per focaccia seducendo, a sua volta, la bella moglie del governatore. Una divertente commedia, anche se non sempre all’altezza del talento dei De Filippo. Rifatto nel 1955 da Camerini con il titolo La bella mugnaia. (andrea tagliacozzo)

Siamo tutti inquilini

Una ragazza eredita un appartamento da una signora presso la quale prestava servizio, ma non avendo a disposizione molti mezzi, raramente riesce a pagare le spese condominiali. L’amministratore vorrebbe approfittare della situazione per sottrarre la proprietà alla giovane, ma il portiere, uomo di buon cuore, prende le sue difese. Simpatica commediola, ben sostenuta dall’eccellente cast. Buona, in particolare, l’interpretazione della Ferrero, una della attrici italiane più interessanti degli anni Cinquanta.
(andrea tagliacozzo)

Un giorno in pretura

In un tribunale romano, durante un’intensa giornata, il pretore Lorusso passa in rassegna diversi casi: da un ladruncolo che per fame ha rubato dei gatti, al figlio di un ex deputato accusato di aver baciato una ragazza; da un caso di abbandono del tetto coniugale, a un altro di oltraggio al pudore. Memorabile soprattutto quest’ultimo episodio con Alberto Sordi che dà vita a uno dei suoi personaggi più famosi: Nando Mericoni, l’americano «de Roma».
(andrea tagliacozzo)

Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa

Maria Sarti, un’attrice romana di poca fortuna, è costretta a improvvisarsi cantante in un cabaret di Napoli. Durante uno spettacolo, la donna inventa la famosa «mossa», con cui scandalizza i benpensanti e che le costa un processo per oscenità. Affettuosa rievocazione dell’Italia dei primi del Novecento, riuscita solo in parte, anche se può contare sull’apporto di una bravissima Monica Vitti nei panni della protagonista (che nella realtà si chiamava Maria Campi).
(andrea tagliacozzo)

Piccola posta

Con lo pseudonimo di Lady Eva, una donna gestisce una rubrica di consigli su un settimanale per signore. Tra le lettrici che invocano il suo aiuto ci sono una casalinga frustrata, un’aspirante attrice e una vecchia di ottant’anni. Commedia senza pretese resa memorabile dalla Valeri e da un esilarante Alberto Sordi nel ruolo del cinico direttore di un casa di riposo per anziani.
(andrea tagliacozzo)

Non mi muovo

I tre De Filippo nella riduzione cinematografica di un loro cavallo di battaglia, la commedia
O quattro e maggio
di Diego Petriccione: una famiglia, persa la casa, gira per Napoli alla ricerca di un nuovo posto dove sistemarsi. Dopo alcune traversie decide di occupare abusivamente un appartamento. Il proprietario tenta con ogni mezzo di rientrarne in possesso. Una delle migliori prove, sicuramente tra le più divertenti, dei De Filippo sul grande schermo.
(andrea tagliacozzo)