Il capitano Sinbad

In un Paese del lontano Oriente, il bieco sovrano El Kerin approfitta dell’assenza del Capitano Sinbad per tiranneggiare i propri sudditi. Mentre Sinbad affronta con l’equipaggio della sua nave ogni genere di traversie per ritornare in patria, il despota rapisce la principessa Jana, promessa sposa dell’intrepido marinaio. Gli effetti speciali, seppur artigianali, non sono male, ma la sceneggiatura è quanto di più prevedibile si possa immaginare. Azzeccato l’ex Zorro Guy Williams nei panni del protagonista.
(andrea tagliacozzo)

La croce di fuoco

In Messico, durante la rivoluzione, il governo locale perseguita i religiosi. Solo un mite ma coraggioso sacerdote sceglie di sfidare il potere, deciso a restare nel paese a qualsiasi costo. Adattamento cinematografico de
Il potere e la gloria
di Graham Greene, dal quale sono stati eliminati diversi elementi scabrosi. Un film minore di John Ford, anche se non privo di pregi (tra i quali la splendida fotografia di Gabriel Figueroa). Henry Fonda aveva lavorato per la prima volta con John Ford nel 1939 interpretando il giovane Abramo Lincoln in
Alba di gloria.
(andrea tagliacozzo)

A 007, dalla Russia con amore

In Turchia, James Bond deve recuperare un prezioso decifratore universale caduto nelle mani dei servizi segreti sovietici. L’apparecchio interessa anche alla Spectre, una pericolosa organizzazione criminale. Secondo film della serie, uno dei più avvincenti nonostante il ritmo non sia poi così elevato. Terence Young aveva già diretto il precedente episodio, Licenza di uccidere . (andrea tagliacozzo)

Original Sin

Un ricco mercante di caffè sudamericano (Antonio Banderas), che non crede nell’amore, decide di sposarsi con una donna inglese conosciuta per lettera. Gli si presenta una bellissima donna (Angelina Jolie) con qualche lato oscuro. Poco dopo il matrimonio scoprirà che costei è una malvivente in cerca di soldi, ma l’amore è sempre più forte. Grottesco. Non c’è altro aggettivo per descrivere un film del genere. Una sceneggiatura sciatta, curata male, stanca nella narrazione, banale in quelli che dovrebbero essere i colpi di scena. La coppia di star non riesce minimamente a risollevare le sorti del film che, minuto dopo minuto, diventa sempre più insopportabile. Qualche centimetro di nudità della Jolie non vale certo il prezzo del biglietto. (andrea amato)

Il bruto

ArmendÄriz viene imbrogliato dall’astuto boss e spinto a molestare gli inquilini che questi vuole ingiustamente sfrattare: sedotto dalla lasciva compagna (Jurado) del capo, si innamorerà poi di una ragazza alla quale aveva accidentalmente ucciso il padre. Un melodramma banale e piuttosto sgraziato: un peccato, per un regista di questo livello.

In nome di Dio

Tre banditi che hanno rapinato una banca si vedono affidare un neonato dalla madre morente e si prendono l’impegno di portarlo in salvo. Inizia così una traversata del deserto. Scatenato, coloratissimoe natalizio, uno dei Ford più sentimentali ed epici. Eayne, Armendariz e Harry Carey jr. sono nientemeno che i tre Re Magi, in una rivisitazione che, come sempre in Ford, non si capisce quanto sia cattolica-irlandese (l’amore per i peccatori) e quanto calvinista-pionieristica (sempre
westward
…). Non è forse tra i suoi capolavori, ma certo tra i film più indicativi del suo stile. E per i fans, una gioia assoluta. Il climax è la scena nel deserto, quando i compagni morti guidano Wayne, unico superstite, a portare il bambino in salvo, e le pagine della Bibbia vengono sfogliate dal vento del Narratore. Insieme al quasi coevo
She Wore a Yellow Ribbon
, siamo già in piena nostalgia, alla rivisitazione crepuscolare e quasi ironica del genere (il film è un remake di un western muto di vent’anni prima, dello stesso Ford, con Harry Carey sr.).
(emiliano morreale)