Starship Troopers – Fanteria dello spazio

Difficile stabilire se Starship Troopers-Fanteria dello spazio sia una parabola fantascientifica reazionaria ai limiti dell’apologia nazista, o al contrario un feroce attacco al sistema militare e ai suoi presupposti razzisti, maschilisti e violenti. Anzi, forse non è neppure importante, perché alla fine è proprio l’ambiguità dell’impianto ideologico che lo sorregge a costituire il pregio fondamentale del film, firmato da un Paul Verhoeven tornato ai livelli crudeli di Robocop. Tratto dall’omonimo romanzo di uno dei più grandi (e più reazionari) scrittori di fantascienza, Robert A. Heinlein, Starship Troopers delinea un quadro sconsolante di un futuro ipermilitarizzato, in cui la paranoica idiosincrasia americana verso il nemico – stile anni Cinquanta – si rivolge verso l’esterno e si esplica nella strenua difesa dall’offensiva di micidiali insetti giganti di provenienza extraterrestre. Orrorifico fino al midollo, privo di concessioni politicamente corrette e compiaciuto dell’etica guerresca, Starship Troopers tradisce appena le sue intenzioni parodistiche. Interessante l’uso straniante di un gruppo di attori antipatici e inespressivi come Casper Van Dien e Denise Richards, destinati successivamente a una modesta fama. Effetti speciali da paura. In tutti i sensi. (anton giulio mancino)

Soldato d’Orange

Le vite di sei ricchi e spensierati studenti universitari olandesi vengono irrevocabilmente cambiate quando i tedeschi occupano il loro paese nel 1940. Ottimo dramma, con Hauer al suo meglio nella parte di un affascinante aristocratico che viene coinvolto nella Resistenza. Basato sul romanzo autobiografico di Erik Hazelhoff.

L’amore e il sangue

Chiassosa avventura ambientata nel XVI secolo: la Leigh è la promessa sposa del giovane principe Burlinson, ma cade nelle grinfie di Hauer e della sua variopinta banda di guerrieri. Grandi dosi di amore e sangue (appunto…), ma è tutto piuttosto sgradevole e disgustoso. Verhoeven (al suo primo impegno americano) in quanto ad audacia non è secondo a nessuno. Conosciuto anche con il titolo The Rose and the Sword. Technovision.

Robocop

In una Detroit del prossimo futuro, un agente di polizia viene barbaramente ucciso da una banda di criminali. Il suo corpo viene allora innestato nell’armatura di un imponente androide, dando vita a un infallibile robot-poliziotto. Violento e spettacolare, ma anche ricco d’ironia, il film segnò l’esordio negli Stati Uniti dal regista olandese Paul Verhoeven. Del film ne verranno realizzati due seguiti decisamente non all’altezza dell’originale. (andrea tagliacozzo)

Atto di forza

Da un racconto di Philip K. Dick (l’autore di Blade Runner). In una Chicago del futuro, un operaio ha flebili ricordi di una esistenza precedente. Sbarcato su Marte, l’uomo scopre di essere un agente segreto e di dover portare a termine una difficile missione. Una trama a dir poco intricata, non sempre facile da seguire, non diminuisce comunque l’impatto visivo del film, davvero notevole. Perfetto, nel ruolo, il granitico Schwarzy. Sharone Stone, qui in un ruolo di secondo piano, tornerà in veste da protagonista nel successivo film di Verhoeven, Basic Instinct. (andrea tagliacozzo)

Un’estate da ricordare

Un giovane sordomuto, introverso e scontroso, non vede di buon occhio il nuovo compagno della madre. La singolare amicizia con un intelligentissimo orango, con il quale riesce a comunicare attraverso il linguaggio dei segni, lo aiuta a uscire dal guscio. Nonostante l’origine televisiva, un ottimo prodotto, interpretato da un cast decisamente eccellente.
(andrea tagliacozzo)

Il quarto uomo

Gerard, scrittore omosessuale, accetta la corte della misteriosa e affascinante Christine per conoscere il giovane amante di questa. L’uomo riesce nel suo scopo, ma scopre intanto che i tre precedenti mariti della donna sono morti in altrettanti tragici incidenti. Un insolito thriller, suggestivo e visionario. Lo stile irriverente ed energico di Paul Verhoeven, più tardi in luce nei suoi lavori americani come Robocop, Atto di forza e Basic Instinct, è già maturo. (andrea tagliacozzo)

Kitty Tippel

Racconto prodotto in modo superficiale su una giovane donna, povera ma determinata(van de Ven), e sulle sue battaglie mentre sale la scala sociale nella Amsterdam del XIX secolo. Commento sociale superficiale sulla vita della classe lavorativa. Comunque, la van de Ven è eccellente nel ruolo di Keetje.

Showgirls

Un film incredibilmente orribile — ma i suoi creatori giurano di averlo fatto con intenzioni serie — su una giovane e impetuosa vagabonda che in autostop arriva a Las Vegas, diventa una “lap dancer” e poi una showgirl completa, ma scopre che fare sesso e fare carriera sono inevitabilmente legati. Un po’ di erotismo soft, un po’ di melodramma stucchevole, tanti dialoghi terribilmente ridicoli. La Berkley fa subito capire il tono della sua prova in una delle prime scene quando esprime la sua furia spremendo con forza il ketchup sulle patate fritte. Scritto da Joe Eszterhas. Super 35.

Basic Instinct

La bellissima Catherine Tramel, scrittrice di romanzi gialli, è sospettata dell’omicidio di un ex cantante rock. Il detective Nick Curran, al quale è stato affidato il caso, si lascia ammaliare dalla donna, che ostenta un comportamento provocante e disinibito. Thriller intrigante, furbo e ben fatto, quasi un aggiornamento anni Novanta dei noir dell’epoca d’oro di Hollywood (dove il sesso non era mai mostrato ma solo suggerito). Non tutto funziona, ma la dinamica regia di Paul Veroheven attenua le cadute di tono della sceneggiatura. La Stone aveva già lavorato con il regista olandese due anni prima in Atto di forza. (andrea tagliacozzo)

L’uomo senza ombra

Dopo John Carpenter, anche Paul Verhoeven si cimenta con un remake libero del classico di James Whale, L’uomo invisibile . Stavolta il regista olandese ha buon gioco nel far slittare sul piano erotico l’intero plot del film originale, finendo nuovamente dalle parti di Basic Instinct : non a caso il brillante scienziato Sebastian Caine (Kevin Bacon), appena sperimentato su se stesso il siero dell’invisibilità, sembra interessato a sfruttarlo esclusivamente in chiave sessuale, riuscendo così a palpeggiare, spiare o violentare tutti i personaggi femminili che lo circondano (dall’ex compagna Elisabeth Shue a un’avvenente vicina di casa).
Anche se non vengono taciute le componenti filosofiche della vicenda (l’Uomo Invisibile, incarnazione aggiornata e yuppie del «dottore pazzo», si sente investito da un’onnipotenza divina e traduce l’invisibilità in liberazione dai vincoli della morale comune), il film è in realtà un chiaro esempio di rilettura postmoderna di un modello collaudato: molto debitore, in questo, nei confronti de La mosca , il rifacimento cronenberghiano de L’esperimento del dottor K . Le cose migliori vengono dagli effetti speciali che, soprattutto nella prima parte, offrono una lezione aperta di anatomia. Poi L’uomo senza ombra si trasforma in un vero e proprio psycho-thriller alla Venerdì 13, con tanto di maniaco omicida mascherato, consentendo a Verhoeven di dare libero sfogo a quella passione per la violenza esplicita che costituisce uno dei tratti maggiormente riconoscibili del suo cinema. (anton giulio mancino)

Black Book

Olanda, settembre 1944. L’Europa si avvia verso la conclusione del secondo conflitto mondiale ma la furia nazista continua a imperversare. Rachel Stein (Carice van Houten) è una giovane e bella cantante ebrea che assieme ai suoi familiari e a un gruppo di altre persone decide di tentare la fuga verso i territori già occupati dagli Alleati. Il viaggio terminerà in tragedia: il gruppo viene intercettato da una vedetta tedesca che non esita a sterminare tutti i componenti. Rachel sarà l’unica sopravvissuta. Una serie di vicende portano la giovane in contatto con la resistenza olandese, guidata dal carismatico Kuipers (Derek De Lint). La ricerca della libertà e la sete di vendetta verso chi, tradendo, ha favorito l’eccidio, sono ora gli unici desideri di Rachel. Si mette così al servizio della resistenza cambiando aspetto e identità.