A sangue freddo

Dall’omonimo romanzo di Truman Capote. Fidandosi di un’informazione raccolta in carcere, due giovani pregiudicati penetrano nella casa di un agricoltore con l’intenzione di svuotare una cassaforte. Non riuscendo a trovare il denaro, i malviventi compiono un’inutile strage uccidendo l’agricoltore e la sua famiglia. All’epoca il film con il suo impietoso realismo, la sua violenza tutt’altro che compiaciuta, sembrò quasi un pugno nello stomaco.
(andrea tagliacozzo)

La sera della prima

Myrthe è un’attrice di successo che non riesce ad accettare l’inesorabile vecchiaia e si trova ad interpretare sulla scena un personaggio molto simile a se stessa e alla sua situazione. Quando muore una sua giovane ammiratrice, in cui rivede la propria giovinezza, la crisi si acuisce. John Cassavetes – anche interprete, nel ruolo dell’ex amante della protagonista – è abile nel costruire un parallelismo tra il teatro e la vita reale, anche grazie all’apporto determinante degli attori, tutti straordinari. (andrea tagliacozzo)

La tela del ragno

Il dottor Stewart Melver dirige una clinica per malati di mente. Quando sua moglie suggerisce di cambiare la tappezzeria della biblioteca, nell’istituto si scatena un’aspra polemica: l’amministratrice è fermamente contraria, mentre Meg, la direttrice, pensa di affidare il compito di disegnare la nuova carta da parati a uno dei ricoverati, Steven. Tra i film meno riusciti del grande Vincente Minnelli, anche se lo stile raffinato del regista e alcune sue felici intuizioni narrative riescono ad aggirare le trappole del soggetto (tratto da un romanzo di William Gibson).
(andrea tagliacozzo)

Un bacio e una pistola

Meeker è un perfetto Mike Hammer nell’adattamento umorale, veloce e violento del romanzo di Mickey Spillane. Con anni di anticipo, una grande influenza sui registi francesi della Nouvelle Vague: uno dei film migliori di Aldrich. Debutto cinematografico per la Leachman. Alcune versioni homevideo hanno 82 secondi in più di metraggio che cambiano completamente il finale.

Poliziesco brusco e tortuoso, sceneggiato da A.I.  Bezzerides, il film colpì per la sua carica di visionaria violenza offrendo il ritratto di un mondo oscuro e corrotto, rilettura pessimista e angosciante del mito del vaso di Pandora. Maltrattato all’uscita, in seguito è diventato un noir di culto grazie soprattutto all’entusiasmo dei critici della Nouvelle Vague. Grande la regia barocca di Aldrich, splendida la fotografia di Ernest Laszlo.

A sangue freddo

Eccellente adattamento, dal taglio un po’ documentaristico, del libro di Truman Capote, che racconta le storie di due giovani killer (Blake e Wilson), i motivi che li spingono a uccidere e l’arresto finale dopo lo sterminio di una famiglia innocente. Tagliente, appassionante, non sensazionalistico: magistrali la sceneggiatura e la regia di Brooks, raffinata la fotografia in bianco e nero di Conrad Hall. Rifatto come miniserie televisiva nel 1996. Quattro nomination agli Oscar. Panavision.

Quarto potere

Un film da cui non si può prescindere, e pur sempre il più importante di Welles. Un film che spiega Hollywood, l’America e la crisi della soggettività contemporanea, cercando nello stesso tempo una nuova chiave narrativa, secondo modalità che trovano eguali forse solo in Nathanael West. La radio, il teatro, il romanzo si uniscono nello sforzo di comporre, nonostante tutto, un racconto unitario. Citizen Kane è una delle vicende più limpidamente tragiche del cinema moderno, quasi un paradigma dello scontro disperato tra il soggetto e il mondo che si illude di aver creato. Nonostante le apparenze, un intreccio semplice e limpido, e uno dei primi esempi di narrazione aporetica per sovraccarico (come, negli stessi anni, il chandleriano Grande sonno di Hawks). Un film cavo, un gigantesco trompe-l’œil, quasi un contenitore-truffa che permette di concepire una enorme enciclopedia del capitalismo moderno. Un film a suo modo definitivo, tanto da bloccare per sempre la carriera del suo allora ventiseienne autore (che pure firmerà almeno un’altra mezza dozzina di capolavori). (emiliano morreale)

Carabina Williams

L’ex marinaio Mark Williams si unisce a una banda di distillatori di whisky. Durante una sparatoria tra i fuorilegge e la polizia, un agente rimane ucciso. Mark, sebbene non sia responsabile della morte del poliziotto, si costituisce e viene condannato a trent’anni di carcere. Finito in cella d’isolamento in seguito ad alcune intemperanze, l’uomo impiega il suo tempo inventando un nuovo tipo di fucile automatico. Il protagonista, realmente esistito, è interpretato da un convincente James Stewart. Regia impersonale e di mestiere, totalmente funzionale alla storia.
(andrea tagliacozzo)

Così parla il cuore

Biografia romanzata del compositore d’operetta Sigmund Romberg. Durante una vacanza, il musicista, già celebre, incontra la giovane Lillian, della quale s’innamora. Benché la madre della ragazza non veda di buon occhio la loro unione, i due finiscono per sposarsi. Nonostante la prestigiosa firma di Stanley Donen (il regista di
Cantando sotto la pioggia
), un film non eccezionale. Si ricorda soprattutto per le numerose apparizioni a sorpresa di celebri artisti della MGM come Gene Kelly, Jane Powell, Cyd Charisse e Howard Keel.
(andrea tagliacozzo)