Un corpo da reato

Liv Tyler circuisce uomini e il suo uomo li svaligia. Si innamora di un barista, che la aiuta a farla franca quando lei accoppa il marito. Tra i due comincia un vita di coppia, resa interessante dal fatto che lei è un’autentica bomba del sesso. La stessa storia viene raccontata da tre personaggi diversi: il barista la racconta a un killer, suo cugino avvocato la racconta allo psicanalista, il poliziotto la racconta a un prete. E ben presto viene fuori come questa donna ha devastato le loro vite…
Che quello di Liv Tyler fosse ancora, come recita il brutto titolo italiano, Un corpo da reato , potevano dubitarne gli spettatori che ne avessero seguito lo sviluppo, dal bocciolo seguito dal botanico decadente Bertolucci alla versione matronale della svagata lesbica di Dr. T e le donne . Ma eccola sbalordirci, tinta di rosso, in uno di quei film fatti apposta per rilanciare un’attrice mettendole a disposizione guardaroba (anche intimo), bronci e ralenty. E lei ricambia: è così sexy che tiene in piedi il film come di rado avviene.
La commedia, pur andando un po’ a scartamento ridotto, con un’aria dimessa da cable Tv, in realtà è piuttosto cattiva: una satira misogina del matriarcato che mostra come una donna per costruirsi il nido, non arretri dinanzi al furto, al pluriomicidio e alla seduzione multipla. La Tyler si prende amabilmente in giro, così come gli interpreti maschi, una bella collezione di loser mammisti, affetti da varie turbe sessuali. La sceneggiatura fila via liscia, la messinscena utilizza con originalità le manipolazioni digitali per costruire un universo femminile kitsch pastello, a un passo dal John Waters più morbido. Carina, in teoria, l’idea di mettere la musica dei Village People sulla sparatoria finale (anche se il regista non ha la più pallida idea di come si filma una sparatoria). (emiliano morreale)

Aliens – Scontro finale

Seguito “muscolare” del film di Ridley Scott. Il capitano Ellen Ripley, dopo essere sopravvissuta alla strage che un ignoto e mostruoso alieno ha compiuto sulla nave spaziale Nostromo, si ritrova sul pianeta Acheron, in una base di coloni terrestri, a fronteggiare un’orda di nuovi, orribili mostri. In apparenza meno raffinato del precedente episodio (tutto giocato sulle atmosfere e sull’attesa del mostro), ma indubbiamente più efficace e spettacolare, con un uso magistrale del montaggio e della macchina da presa che James Cameron aveva già esibito in Terminator. Il film ha una suspense e un ritmo tali da lasciare quasi storditi. Oscar agli effetti speciali e al sonoro. (andrea tagliacozzo)

A cena con gli amici

A Baltimora, cinque amici, lasciatisi ormai alle spalle l’adolescenza, si riuniscono periodicamente per ricordare con nostalgia le vecchie imprese. Qualcuno è maturato, qualcun’altro meno. Tutti, comunque, sono alle prese con i problemi che comporta inevitabilmente l’età adulta. Film d’esordio di Barry Levinson (e per gli attori Ellen Barkin e Paul Reiser), si distacca da altri prodotti del genere grazie a una sceneggiatura sufficientemente intelligente e alla discreta interpretazione corale degli attori, allora sconosciuti, ma di lì a poco destinati quasi tutti al successo. (andrea tagliacozzo)

A New York qualcuno è impazzito – Pubblifollia

Un pubblicitario, deciso a usare la più assoluta onestà sul lavoro, conia alcuni slogan che ai dirigenti dell’agenzia sembrano assurdi e privi di senso. Rinchiuso frettolosamente in un manicomio, il creativo registra un inaspettato trionfo quando una delle sue trovate, pubblicata per errore, ha un enorme successo. L’interpretazione dell’esilarante Dudley Moore assicura un minimo di divertimento a un film di per sé non eccezionale.
(andrea tagliacozzo)