Grace of My Heart – La grazia nel cuore

Deludente pellicola su un grande argomento: il mondo della musica pop che ruotava intorno al Brill Building di New York tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Un’aspirante cantautrice (Douglas) si ritrova le porte sbarrate come interprete ma diventa invece una compositrice pop di successo; il suo destino si lega in seguito a una successione di uomini nel business musicale. Alcuni bei momenti qua e là, ma di regola è superficiale — una vera vergogna. Pieno di gradevoli canzoni nello stile di quel periodo, più un numero da brivido God Give Me Strength, scritta da Elvis Costello e dal veterano del pop Burt Bacharach. Martin Scorsese è produttore esecutivo.

Don Bosco

Ormai vecchio e stanco, Don Bosco, che ha dedicato l’intera esistenza ai giovani, ricorda le sue provocatorie iniziative, nella Torino dell’800, tese a strappare i ragazzi al bieco sfruttamento dei padroni. L’attività del sacerdote, però, riceve l’aperta ostilità di molti personaggi altolocati. Didascalico e scontato, il film soffre molto dell’impostazione paratelevisiva della regia di Castellani. Cast dignitoso, ma svogliato.
(andrea tagliacozzo)

Arma letale 2

Tornano Martin (Mel Gibson) e Roger (Danny Glover), i sergenti di polizia protagonisti del primo episodio di Arma letale . I due sono incaricati di guardare le spalle a un supertestimone. Impresa non facile, perché questi, ex trafficante di droga, è nel mirino di un’organizzatissima banda di spacciatori sudafricani. Riuscito cocktail di umorismo e azione, realizzato dallo stesso produttore dell’ottimo Trappola di cristallo . Divertente Joe Pesci, in ruolo di contorno ma fondamentale nell’economia del film (non a caso l’attore tornerà nei panni di Leo Getz anche nei due successivi episodi). (andrea tagliacozzo)

Best

«Ho speso un sacco di soldi per l’alcol, le donne e le macchine veloci… tutti gli altri invece li ho sperperati» Questo è George Best, il più forte giocatore del mondo (secondo Pelè), il giocatore più matto del mondo (secondo Maradona). Icona degli anni Sessanta, considerato il quinto Beatles, Best fu non solo un grandissimo atleta, ma anche un ribelle, un figlio del suo tempo, un figlio di quella splendida Swinging London. «Altro che noioso… io sono… The Best», così diceva, purtroppo la stessa cosa non si può dire del film che avrebbe dovuto celebrarlo.
Best
è scritto male, girato peggio, noioso, retorico, moralista, superficiale e inadatto. Non si può svilire un personaggio storico così importante e caratteristico come un semplice alcolizzato e basta. George Best era molto più complesso, un talento incredibile che a 27 anni, all’apice della carriera, decide di smettere. Per ribellassi, per incoscienza, consegnandosi per sempre al mito. Scandalosa la mancanza di immagini di repertorio e grottesco il tentativo di ripetere con gli attori le gesta del grandissimo Manchester di quegli anni. John Lynch, seppur bravo, non riesce a portarci un Best reale, sembra piuttosto uscito da
Via da Las Vegas.
Peccato, una bella occasione sprecata, una bella storia da raccontare che però, così, non lascia nulla. Il 15 giugno uscirà in libreria l’autobiografia del giocatore nordirlandese, speriamo sia meglio.
(andrea amato)