Number 23

Walter Sparrow è un accalappiacani sposato e con un figlio. La moglie Agatha, sapiente pasticcera, gli regala un libro intitolato
Number 23.
Walter inizia a leggere il romanzo e trova molti aspetti coincidenti con la sua vita: sembra essere legato spiritualmente al protagonista del racconto, il misterioso detective Fingerling ossessionato dal numero 23. Suggestionato, anche l’uomo cade in una spirale ossessiva.

500 giorni insieme

Tom crede ancora, nonostante il cinismo del mondo moderno, all’idea dell’amore predestinato che cambia tutto, al colpo di fulmine che capita una sola volta nella vita. Sole, la ragazza, invece no. Per niente. Ma ciò non ferma Tom, che continua a correrle dietro ancora e ancora, come un moderno Don Chisciotte, con tutta la forza e il coraggio che ha. Tom s’innamora perdutamente non solo di una ragazza adorabile, intelligente e brillante – non che ciò gli dispiaccia – ma dell’idea stessa di Sole, l’idea di un amore che ha il potere di far sussultare il cuore e fermare il mondo.  La miccia prende fuoco il Giorno 1, quando Tom (Joseph Gordon Levitt), un aspirante architetto che lavora come autore di sdolcinati biglietti di auguri, incontra Sole (Zooey Deschanel), l’allegra e bellissima nuova segretaria del capo, appena giunta dal Michigan. Per quanto appaia fuori dalla sua portata, Tom scopre presto di avere molte cose in comune con Sole. Entrambi amano gli Smiths. Entrambi hanno un debole per l’artista surrealista Magritte. Tom un tempo viveva nel New Jersey e Sole ha un gatto di nome Bruce. “Siamo compatibili da matti”, medita Tom…

Jeepers Creepers – Il canto del diavolo

Fratello e sorella stanno tornando in auto verso casa. C’è un camion malridotto alle loro spalle, con una targa singolare, che li raggiunge e li tampona. Grande spavento. Dopodiché i due fratelli, che si beccano senza far ridere nessuno, nemmeno chi usa il loro gergo, vedono il figuro che era alla guida del furgone rovesciare in un tubo di scarico due inequivocabili cadaveri avvolti in teli sporchi di sangue. I ragazzi che fanno? Fuggono? Chiamano la polizia? Nemmeno per sogno, vanno a vedere dentro quel tunnel che cosa diavolo c’è. E scoprono cadaveri cuciti insieme, corpi straziati e mummificati… mentre fuori gracchiano i corvi e aleggia il diavolo… Al regista Victor Salva piacciono gli horror. Allo spettatore possono non piacere i suoi. Anche se, per la verità, nelle prime settimane di uscita questo
Jeepers Creepers – Il canto del diavolo
in Gran Bretagna e negli Usa ha fatto il pieno tra i teen-ager. Mal recitato, mal sceneggiato, mal ambientato. Insomma, non gliene va bene una. Gran profusione di corvi neri gracchianti, gatti miagolanti nel buio, urla, sangue, cadaveri (che non farebbero spavento a un bambino tanto sono mal realizzati), sensitive che prevedono sciagure, telefonini scarichi quando servono, folli corse in auto, poliziotti tanto imbranati da essere imbarazzanti, vecchie storie di ragazzi morti e mai trovati, la chiesa sconsacrata… Insomma, tutti i luoghi comuni e le banalità del genere. E poi questo diavolo che succhia i polmoni, odora i corpi, cammina sulle pareti come Spiderman ed è mascherato così male da far ridere. E questo è il punto. Forse Salva non voleva fare un horror. Voleva fare una parodia dell’horror. Purtroppo non è riuscito nemmeno in questo. Per fortuna, il film dura solo un’ora e mezzo.