Superman Returns

Cinque anni sono passati da quando Superman ha lasciato la Terra per raggiungere eventuali sopravvissuti sui resti del suo pianeta natale, Krypton. Ma ora che è tornato, le cose non sono proprio come le aveva lasciate: l’amata Lois Lane ha avuto un bambino e si è legata a un nuovo compagno, Charles. In più, il perfido Lex Luthor sta tramando nell’ombra per portare a compimento un diabolico piano: combinare i cristalli lasciati dal supereroe nella Fortezza della Solitudine con della kryptonite estratta da un frammento meteoritico, per dare così origine a un nuovo continente nel centro dell’Oceano Atlantico, e da lì dettare le proprie condizioni al mondo intero.

La recensione

Sono passati quasi venti anni dall’ultimo
Superman,
il quarto e pomposo episodio interpretato dall’indimenticabile

Scream 3

Anche stavolta Sydney Prescott è perseguitata dal maniaco omicida mascherato, che si accanisce anche con il cast del film in produzione «Stab 3», ispirato ai delitti di cui è stata protagonista. Non mancano all’appello l’ex agente di polizia Linus e la giornalista Gale Weathers, sempre a caccia di scoop, mentre il bandolo della matassa è l’oscuro passato della defunta madre della protagonista. Scream 3 è superfluo esattamente come Scream 2 : sia l’uno che l’altro, oltre a non poter fisiologicamente competere con il primo film, non cercano affatto di approfondirlo, né di sviluppare nuovi percorsi di ricerca. Sono, come di consueto, tentativi di sfruttare e riciclare una formula rivelatasi efficace. Quando però di mezzo c’è Wes Craven, il più versatile e moderno esponente dell’ormai tramontato new horror americano, è inevitabile che i risultati si mantengano comunque buoni. Nonostante i molti limiti, Scream 3 è un film dignitoso e intelligente: una via di mezzo tra il primo Scream e Helzapoppin’ . Forse anche troppo intelligente e compiaciuto, visto che gioca parecchio a prendere in contropiede lo spettatore erudito, rendendo esplicita qualsiasi suggestione di tipo metalinguistico. Ma non era certo il metacinema alla base della meritata fama del primo Scream . Scream 3 , come già Scream 2 , tenta di far progredire il discorso puntando sulle interazioni tra la realtà e le degenerazioni della società-spettacolo, dove il crimine e le tragedie personali fanno audience diventando così saghe cinematografiche. Quel che dovrebbe contare maggiormente in questo (speriamo) ultimo capitolo della serie è la pura suspense, cui si aggiunge una banale sfida decodificatoria concentrata non già sulle regole del sequel (come in Scream 2 ), ma sulla recente voga «del terzo capitolo»: Guerre stellari , Il padrino e, ovviamente, Scream 3 . Questa lettura su più piani spinge ancora una volta Craven a interferire con il livello elementare del racconto e a fare del suo meglio per confondere lo spettatore, fornendogli simultaneamente più piste ognuna delle quali persuasiva e organica a uno svolgimento filologicamente goliardico, per non dire deliberatamente scorretto e incongruente. Interamente imbastito sull’idea del «film nel film», che Craven aveva peraltro già sfruttato in Nightmare 7 , Scream 3 funziona e diverte finché si cerca di star dietro alle citazioni incrociate da altri film o dai precedenti capitoli della stessa saga, oppure ai camei eccellenti (l’inquietante Lance Henriksen nei panni di un alter ego di Wes Craven, dedito a produrre più che a dirigere i film dell’orrore; Roger Corman in quelli inconfondibili del produttore; Carrie Fisher nel ruolo di una «sosia» della principessa Leila di Guerre stellari ; Kevin Smith in quello di un fan del fatale «Stab 3»). Per poi sgonfiarsi però, inevitabilmente, allorché ci si avvia allo scioglimento del mistero. (anton giulio mancino)

Laws of Attraction – Matrimonio in appello

Due avvocati divorzisti, avversari i tribunale, (Brosnan e Moore) si innamorano e si sposano. Si ritrovano, però, nuovamente l’uno contro l’altra nel burrascoso divorzio di una rockstar (Michael Sheen) dalla moglie (Parker Posey). Riusciranno a salvare la loro relazione o finiranno col divorziare a loro volta? Classica commedia romantica dal regista di
Sliding Doors.

La cosa più dolce

Christina è una mangiauomini che dispensa consigli su come «usare» l’altra metà del mondo. Una sera, mentre cerca di rimorchiare per la sua amica, si imbatte in un ragazzo diverso, che, dopo la prima scintilla, scompare. Christina ha pochi indizi, ma con l’aiuto dell’amica d’infanzia Courtney decide di mettersi sulle sue tracce. Intanto, l’altra amica Jane sperimenta i piaceri del sesso, con qualche inconveniente. Scritto dalla sceneggiatrice di
South Park,
La cosa più dolce…
non vuole essere una commedia romantica, ma in realtà non si capisce che cosa sia. Uno strano mix tra
Sex in the City, Friends, Tutti pazzi per Mary, American Pie
e
South Park,
non si riesce a capire dove voglia andare a parare. Un’accozzaglia di gag, a volte prevedibili, la cui unica incognita è il livello di volgarità che si può raggiungere. Le attrici sono brave, ma il film proprio non c’è.
(andrea amato)

The Anniversary Party

Joe e Sally (Alan Cumming, Jennifer Jason Leigh) organizzano una festa in occasione del loro sesto anniversario di matrimonio, anche se pochi mesi prima sono stati separati. Vogliono mettere su famiglia, andare a vivere a Londra e hanno molti progetti di lavoro. Le ricorrenze per festeggiare ci sono tutte e così invitano gli amici più intimi per una serata di allegria. Joe è uno scrittore inglese di successo, che ha deciso di fare il regista. Sally è un’attrice già sul viale del tramonto. L’ambiente è quello di Beverly Hills, artisti, attori, registi, scrittori, e nell’arco di un’intera giornata, ventiquattrore, tutti si metteranno più o meno a nudo, tirando fuori i propri problemi. The Anniversary Party potrebbe definirsi un Grande freddo del terzo millennio e la presenza di Kevin Kline sembra quasi confermare questo link. Tragicomica, pungente, a volte scorretta, una commedia corale fresca e brillante, con un buon lavoro di scrittura alle spalle e girato senza tanti fronzoli, giusto con qualche concessione nel montaggio. Uno spaccato di vita hollywoodiana non così lontana dalla vita di chiunque, con amicizia e tradimenti, amori e gelosie. Il cast è ben assortito e tutti funzionano perfettamente nel proprio ruolo. Dedicato a chi rimanda decisioni importanti. (andrea amato)

Personal Velocity – Il momento giusto

Tre storie di donne, una diversa dall’altra, ma con qualcosa in comune, il
personal velocity,
ovvero il tempo in cui nella propria vita accade qualcosa per puro caso o per volontà. Delia (Kyra Sedgwick) è una madre di tre bambini, sposata con un operaio e figlia del primo hippy del suo quartiere. Ha conosciuto il marito ai tempi della scuola, quando era la ragazza più popolare. Ora il marito la picchia, ma lei lo ama troppo per lasciarlo. Un giorno, dopo l’ennesima lite, Delia decide di andare via, se non altro per il bene dei suoi bambini. Va a Nord in cerca di una vecchia amica. Cambia vita in questa nuova cittadina e riacquista quella consapevolezza e forza che il marito le aveva annientato. Greta (Parker Posey), invece, è figlia di un importante avvocato di Manhattan, lavora in una casa editrice ed è sposata con un giornalista gentile, ma banale e poco interessante. Per reazione al padre ambizioso, Greta ha cercato una vita tranquilla, ma la sua irrequietezza viene fuori con una buona offerta di lavoro. Paula (Fairuza Balk) è in macchina, ha appena assistito a un incidente che poteva coinvolgerla mortalmente. Ha litigato con il suo fidanzato, aspetta un bambino e ha caricato in auto un autostoppista. L’incontro con questo ragazzino le farà aprire gli occhi e la riporterà sulla strada giusta. Si allontana sorridendo, con lo sguardo di chi finalmente ha capito tutto. Tratto dalla fortunata serie di racconti di Rebecca Miller, figlia di Arthur, che dopo aver intrapreso la carriera di attrice, pittrice e di scrittrice si è cimentata dietro la macchina da presa. Premiato al Sundance Festival 2002 con il Premio della Giuria e al Festival di Locarno 2002,
Personal Velocity
è interamente girato in digitale. Le prime due storie fanno parte dell’omonima raccolta di racconti, mentre la terza è stata scritta appositamente per il film, per fare da raccordo alle altre. Tre donne accomunate dalla voglia di essere artefici del proprio destino e dal desiderio di sentirsi rassicurate e protette da un punto di vista emotivo. Crudo in alcuni passaggi, molto realistico, senza troppi fronzoli, asciutto e diretto, come un pugno allo stomaco. Una pellicola destinata a diventare un vero e proprio cult per le donne del terzo millennio.
(andrea amato)