La terra

Luigi (Fabrizio Bentivoglio), professore di filosofia, vive a Milano ma non può dimenticare la sua Puglia, nonostante traumi e brutti ricordi siano indissolubilmente legati al paesino in cui è cresciuto. In occasione di un affare economico di famiglia dovrà rituffarsi nell’atmosfera torbida e ambigua della Puglia più remota. Un ritorno al passato, ma alla luce del presente, dei suoi fratelli ormai cresciuti e cambiati inesorabilmente, ma pur sempre sangue del suo sangue. Luigi è il sopravissuto, colto e risoluto, che impartisce lezioni di vita ai fratelli rimasti impigliati nei fili della terra da dove lui è scappato. La sua presenza farà da trait d’union alle loro vite separate e diverse, ma legate dalla nascita. E sarà proprio quest’incontro a riunire une volta per sempre la famiglia.

Ma quando arrivano le ragazze?

Gianca e Nick, ventenni bolognesi, si conoscono a Perugia durante lo stage per giovani musicisti di Umbria Jazz. Gianca suona il sax e cerca di non deludere le aspettative di un padre che ha rinunciato alle sue velleità artistiche per diventare un affermato consulente finanziario, Nick ha scoperto da poco il suo amore per la tromba ma è dotato di una tecnica ancora approssimativa. La comune passione fa nascere prima una forte amicizia e poi un gruppo jazz che servirà da rampa di lancio per il talento naturale di Nick. Messo di fronte a una mediocrità artistica che la grande passione non riesce a mascherare, Gianca segue lo stesso percorso del padre e sposa Francesca, la ragazza dei suoi sogni.
Pupi Avati al suo meglio. Prendere o lasciare. Chi non ha mai apprezzato il lavoro del regista bolognese non cambierà certamente idea guardando questo film dal forte taglio autobiografico. I fan dell’autore di Regalo di Natale troveranno invece nella pellicola, svolte con leggerezza ma in maniera tutt’altro che superficiale, tutte le tematiche care al suo cinema: l’amore, l’amicizia, il tradimento. Paolo Briguglia (Gianca, alter ego cinematografico di Avati) e Claudio Santamaria (Nick) sono una coppia assai ben assortita e Vittoria Elisa di Rivombrosa Puccini non è soltanto bella. Johnny Dorelli convince nel ruolo del patetico padre del protagonista e anche i personaggi di contorno (gli altri membri della band) sono qualcosa in più di semplici macchiette, ognuno con la sua storia, solo accennata ma intrigante. Il miglior film italiano di queste prime settimane del 2005. (maurizio zoja)

Non pensarci

Un rocker che non ha mai sfondato torna nella sua città natale, Rimini. Qui incontra di nuovo il fratello, impegnato nella gestione dell’azienda di famiglia, la sorella ipnotizzata dai delfini dell’acquario e i genitori sempre più attempati. La lunga assenza gli riserva moltissime rivelazioni sui suoi cari: deciderà così di prendersi cura di tutti e, in fondo, anche un po’ di se stesso.

El Alamein – La linea del fuoco

La battaglia di El Alamein è una delle pagine più tragiche della storia italiana del Novecento. Dal 23 ottobre al primo novembre 1942 morirono 25 mila soldati italiani e ne furono catturati 30 mila, portati da prigionieri in India. Quell’esercito regio italiano, orgoglio del Duce, ma preso in giro dall’alleato tedesco super organizzato e schiacciato dalla forza inglese, diede prova di coraggio e forza. Il grande generale Rommel, la volpe del deserto, disse che «il soldato tedesco impressionò tutto il mondo. Ma il soldato italiano impressionò quello tedesco». Monteleone, sceneggiatore in passato di molti film di successo di Gabriele Salvatores (uno su tutti
Mediterraneo)
, ha realizzato un film su quei giorni, su quei soldati-eroi, sulla tragedia di una guerra combattuta in un posto fuori dal mondo. La storia di cinque soldati, diversi uno dall’altro, ma uniti dalla tragedia, dallo spirito di corpo e dal coraggio. Probabilmente il film di guerra italiano più bello della storia del cinema. Senza le solite retoriche belliche, senza quell’orgia di effetti speciali all’americana, ma con un’ottima scrittura del testo, una fedeltà storica, una studio dei personaggi, un cast giovane, fresco e credibile, uno scenario e una musica da pelle d’oca. Monteleone ha detto che per realizzare questo film non si è ispirato a Spielberg, ma a
La sottile linea rossa
di Malick. Lo abbiamo notato, per fortuna.
(andrea amato)

Basilicata Coast To Coast

Basilicata Coast to Coast

mame cinema BASILICATA COAST TO COAST - STASERA IN TV scena
La band protagonista

Diretto da Rocco Papaleo nel suo esordio come regista, Basilicata coast to coast (2010) racconta le vicende di una band della provincia di Potenza che decide di partecipare al festival nazionale del teatro-canzone di Scanzano Jonico. I quattro amici e membri del gruppo devono attraversare la Basilicata dalla costa tirrenica alla costa ionica. A questo punto, perciò, ha inizio un viaggio quasi surreale, documentato giorno per giorno da una televisione parrocchiale e da una giornalista (interpretata da Giovanna Mezzogiorno).

Non si tratterà però solo di un viaggio: tutti avranno infatti modo di ripensare alle proprie vite e alla maniera con cui migliorarle. E, al ritorno a casa, niente sarà più come prima.

Nel cast: Rocco Papaleo, Alessandro Gassman, Max Gazzè, Giovanna Mezzogiorno, Paolo Briguglia, Michela Andreozzi, Claudia Potenza e Gaetano Amato.

Curiosità

  • Il film rappresenta l’esordio di Max Gazzè come attore, il quale è anche l’interprete del brano musicale Mentre dormi, presente nella colonna sonora del film.
  • La pellicola è stata girata nei comuni lucani di Maratea, Trecchina, Lauria, Tramutola, Spinoso (Lago di Pietra del Pertusillo), Aliano, Scanzano Jonico e nella città fantasma di Craco.
  • La produzione esecutiva è stata affidata dalla Regione Basilicata che ha finanziato il progetto filmico per la promozione dell’immagine della Basilicata.
  • Alla sua uscita nelle sale italiane il 9 aprile 2010, si è piazzato al sesto posto del botteghino e nel primo fine settimana ha guadagnato circa 600 000 euro. Gli incassi del film ammontano a 3 368 466 euro.
  • Il film ha riscosso perlopiù pareri positivi tra i critici.
    Il manifesto lo ha definito «Un’idea bella e commovente».
    Il Messaggero
    : «Non esplosivo ma dolce
    L’Unità: «ben recitato, ben girato e pieno di magnifiche musiche» oltreché «struggente, randagio, emozionante.»
    Il Corriere della Sera: «Film vitale, simpatico, con qualcosa di prolisso e didascalico, ma pieno di una genuina voglia di cinema e racconto.»
    La Stampa: «Un piccolo film che trova con spontaneità una sua intonata forma artistica.»
  • Rocco Papaleo si è aggiudicato il Nastro d’Argento come regista esordiente 2010, mentre Rita Marcotulli lo ha vinto per la colonna sonora 2010.

Buongiorno, notte

Il 16 marzo del 1978 i terroristi delle Brigate Rosse rapiscono il Presidente della Democristiana Cristiana, Aldo Moro. Sono tre uomini e una donna: Mariano, Enzo, Ernesto e Chiara. Affittano un appartamento, lo arredano, preparano la stanza dove terranno segregato Moro. Lo trasportano dentro una cassa. Lo Stato italiano e le sue istituzioni vengono colpite al cuore. I cinque trascorrono insieme 55 giorni. Mangiano le stesse cose. Chiara esce ogni giorno per andare al suo lavoro, torna con la spesa e i giornali. Sembra che tutto debba andare avanti all’infinito ma poi le Brigate Rosse votano per la condanna a morte del leader democristiano.
Ispirato a Il prigioniero, il libro di Anna Laura Braghetti, una dei carcerieri di Moro, Buongiorno, notte ripercorre uno dei periodi più drammatici del dopoguerra. Chiara è l’occhio dei terroristi sul mondo. Annusa le reazioni della gente, porta dentro casa l’odio, l’incomprensione, l’indifferenza. Si commuove per le lettere di Moro che le ricordano quelle del padre, partigiano giustiziato dai fascisti. Non condivide la decisione di ucciderlo. Bellocchio immagina per la brigatista una conversione finale, un risveglio. Così Chiara sogna Moro libero per la città. Un finale diverso, surreale. Nel film gli uomini e le donne fanno la storia, mentre piegano le calze, cucinano la minestra e guardano la televisione. È stato detto che il pregio del film è quello di non cercare a tutti i costi la teoria del complotto politico. La delicatezza della scelta stilistica non salva però nessuno. Le immagini del funerale di Moro con la sfilata dei politici, il papa sulla portantina, vale molto di più di ogni parola. Buongiorno, notte merita di essere visto: ottimi gli interpreti tra cui Maya Sansa (Chiara), Luigi Lo Cascio (Mario Moretti) e Roberto Herlitzka (Moro). Una pellicola che tiene bassi i toni e lascia nello spettatore la voglia di approfondimento, di ricerca storica. Bellocchio ha dichiarato: «l’oggetto del mio film non è la verità storica. Non mi ha interessato, pur essendo argomento di fondamentale importanza, capire chi c’era dietro i terroristi, affrontare quel dibattito sul complotto che per anni ci siamo portati dietro. Da lì l’invenzione, che a un certo punto reagisce, non ci sta, come invece non è avvenuto nella realtà». (francesco marchetti)