Non ci resta che piangere

Gli amici Saverio e Mario, rispettivamente maestro e bidello in una scuola elementare, si ritrovano inspiegabilmente proiettati a ritroso nel tempo, fino al lontano 1492. Un gran numero trovate (non tutte divertenti o di prima scelta) e due protagonisti in buona forma, ma in definitiva un film che non sta in piedi, minato da una sceneggiatura improvvisata ed episodica. Troisi e Benigni hanno scritto il copione assieme a Giuseppe Bertolucci (fratello del più noto Bernardo e regista per Benigni in Berlinguer ti voglio bene e TuttoBenigni ). (andrea tagliacozzo)

Io speriamo che me la cavo

Un insegnante delle elementari quarantenne di buona famiglia viene trasferito per errore in una scuola allo sfascio in una fatiscente cittadina vicino a Napoli. Naturalmente alla fine della storia sia il professore che gli allievi impareranno molto l’uno dagli altri. Il tentativo della Wertmüller di criticare il sistema educativo italiano, in La scuola della violenza versione italiana, rimane un esercizio laborioso.

La sindrome di Stendhal

Tratto da un libro di Graziella Magherini. Anna, giovane detective affetta da sindrome di Stendhal, indaga su un serial killer stupratore. Lo scova e lo uccide, ma si immedesima nella sua personalità divenendo assassina a sua volta. Un thriller insipido e troppo dilatato nel minutaggio.

The American

Essendo un assassino, Jack (George Clooney) si sposta di continuo ed è sempre solo. Quando un lavoro in Svezia si conclude piuttosto male rispetto al previsto per questo americano espatriato, Jack si ritira in campagna, in italiana. Si gode l’opportunità per restare lontano dalla morte per un po’ mentre si annida in un paesetto medievale. Lì Jack accetta l’incarico di costruire un’arma misteriosa per un contatto misterioso, Mathilde (Thekla Reuten). Assaporando la tranquillità e la pace trovata tra le montagne d’Abruzzo, Jack accetta l’amicizia di un prete del posto, Padre Benedetto (Paolo Bonacelli) ed ha una torrida relazione con una bella donna locale, Clara (Violante Placido). A poco a poco il rapporto tra Jack e Clara si trasforma in una vera storia d’amore, apparentemente priva di pericoli. Ma uscendo dall’ombra, Jack potrebbe sfidare il suo destino.

Il mistero di Oberwald

Statico adattamento cinematografico di una pièce di Cocteau, L’aquila a due teste. Una regina protegge un assassino incaricato di ucciderla e poi se ne innamora. Da ricordare per essere stato girato in video e poi trasferito su pellicola: gli esperimenti coloristici del regista sono interessanti, ma non alleviano la noia dell’intreccio. Antonioni aveva bisogno di un pretesto per un esperimento tecnico (il film è stato girato in video per intervenire elettronicamente sul colore, ed è stato quindi riversato in pellicola), ma se il testo è ridicolo e anacronistico, i giochi coi colori che dovrebbero esprimere l’interiorià dei personaggi sono stucchevoli e stancano presto.

Johnny stecchino

A Firenze, l’ingenuo Dante s’innamora della bella e misteriosa Maria, che lo invita a raggiungerla a Palermo. La donna è la moglie di Johnny Stecchino, un pentito della mafia costretto a nascondersi per evitare d’essere fatto fuori, a cui Dante somiglia come una goccia d’acqua e che, a sua insaputa, dovrà sostituire in pubblico per esporsi al tiro dei sicari. Leggermente migliore del precedente lavoro da regista di Benigni ( Il piccolo diavolo ), il film soffre ancora una volta di una struttura fragile e poco cinematografica, solo saltuariamente ravvivata dai guizzi del comico toscano. Sceneggiatura dello stesso Benigni scritta in collaborazione con Vincenzo Cerami (coautore di tutti i film dell’attore, compreso il sopravvalutato La vita è bella ). (andrea tagliacozzo)

D’Annunzio

Un ritratto di Gabriele D’Annunzio nel periodo della sua vita che va tra i 25 e i 30 anni, quando è giornalista, critico d’arte, scrittore di opere scandalistiche e cronista mondano. Benché sposato, padre e con un altro figlio in arrivo, D’Annunzio affascina le donne con i suoi modi seducenti. Dalla biografia del poeta scritta da Piero Chiara, un film patinato, eccellente sul versante della fotografia e del décor, ma completamente nullo in tutto il resto.
(andrea tagliacozzo)

Milarepa

Ispirato dall’omonimo libro nepalese del secolo XII, sulla vita del grande yogi Milarepa. Uno studente di oggi si identifica col vecchio maestro spirituale tibetano e segue un percorso spirituale che lo porta alla saggezza. Una pellicola che esplora la religiosità orientale e che ebbe commenti entusiastici da parte di Pasolini.

Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti

Complesso resoconto — con traffico di stupefacenti, omicidi e gambizzazioni — delle peripezie dell’ex prostituta Molina. Impegnato il ritratto dei ragazzini usati e abusati per spacciare droga. Nel complesso è migliore delle opere successive della regista, ma rimane diverse miglia al di sotto delle perle degli anni Settanta.

Francesco

Risibile e inetto dramma storico, con un Rourke fuori parte che bofonchia nel ruolo di Francesco d’Assisi (!), il figlio di un ricco mercante italiano che passa attraverso una rinascita spirituale. La narrazione è spesso confusa, la regia è sciatta e il risultato è una vera noia.