Garage Olimpo

Argentina, 1978. Una maestra elementare che milita nell’opposizione viene rapita dagli squadroni della morte e portata nel famigerato Garage Olimpo. Inizia per lei un incubo fatto di torture e di ambigue lusinghe, mentre le autorità fingono di non sapere nulla. Il regista Marco Bechis, che all’epoca dei fatti faceva il maestro elementare in Argentina, fu davvero imprigionato e torturato, e riuscì a salvarsi solo perché cittadino italiano. A vent’anni di distanza ricompone le esperienze e realizza uno dei film più onesti e agghiaccianti sulla banalità del Male nelle dittature latinoamericane (e non solo); una pellicola che lascia impietriti per il repentino passaggio dalla quotidianità all’abisso e alla violenza, e per la compresenza dei due universi paralleli. La città di Buenos Aires appare in squarci brevissimi: poi si è subito ricondotti all’interno del garage, dal quale non è possibile fuggire. Bechis sconta forse qualche incertezza nella parte «diurna», ma Garage Olimpo rimane un esempio di rigore della messinscena, soprattutto se si tiene conto della difficoltà del tema. I rumori e la luce al neon di questo film non si scordano facilmente, il «volo» (fisico e narrativo) finale è mozzafiato e necessario. (emiliano morreale)

Paz!

Siamo nella Bologna di fine anni Settanta, quella del disegnatore di Pescara, studente fuorisede e fuoricorso al Dams, in un appartamento al quinto o sesto piano di un palazzone in via Emilia Ponente 43. Qui vivono tre ragazzi, Massimo Zanardi (detto Zanna), Enrico Fiabeschi e Pentothal. Convivono, ma senza mai incontrarsi, solo sfiorandosi. Zanardi, interpretato da Flavio Pistilli (
Auguri professore, La guerra degli Antò
), è uno studente liceale pluriripetente ed è inseparabile da Roberto Colasanti, bello e ricco, e Sergio Petrilli, brutto e povero. I tre sono accusati di aver crocefisso il gatto della preside della scuola e la prova di colpevolezza è l’agenda di Zanna, trovata in giardino. Mentre Zanardi è impegnato a recuperare la sua agenda, Enrico Fiabeschi, interpretato da Max Mazzotta (
L’ultimo capodanno dell’umanità
), deve sostenere un esame di cinema al Dams. L’argomento è il film
Apocalypse Now
, ma il nostro ne sa poco: «Apocalipsi näu: regia di Francis Ford Coppola, musiche dei Doors». L’unico che non si muove dalla sua stanza è Pentothal, che ha il volto di Claudio Santamaria (
La stanza del figlio, L’ultimo bacio
), ventenne meridionale, fumettista, in botta per la sua ex ragazza Lucilla che lo ha lasciato. Pentothal vive perennemente in pigiama con un paio di Clark ai piedi, sempre slacciate e logore. Operazione difficile quella di Renato De Maria, un amico dei tempi bolognesi di Andrea Pazienza, ma che è riuscito a raccontare i personaggi del disegnatore di Pescara, Bologna e una generazione. Realizzato con costi ridottissimi, girato in digitale, De Maria è riuscito con una sapiente fotografia, una scenografia azzeccata e un montaggio curato a supplire i limiti di budget. E poi gli attori, soprattutto quelli famosi, che hanno partecipato «in amicizia». Un film vietato ai minori di 14 anni, che per poco ha rischiato di essere vietato ai 18. Sarebbe stato un insulto, un volere imbavagliare un grande disegnatore e come ha detto il regista: «Censurare una generazione, la nostra». Per fortuna non è stato così.
(andrea amato)