Totò, Peppino e… la dolce vita

Un Totò della piena maturità, del periodo in cui – pur semicieco – distillò alcune delle sue perle. Anche se la parodia della
Dolce vita
è abbastanza azzeccata, la trama non c’è e il film vale per le improvvisazioni sue e del divino Peppino. Come al solito due-tre sketch memorabili, fra cui quello irresistibile che vede la coppia alle prese col night di lusso. Nella ideale trilogia «tra città e campagna» (
Totò, Peppino e la… malafemmina; Totò, Peppino e le fanatiche; Totò, Peppino e… la dolce vita
), quest’ultimo è forse l’episodio più debole, privo dei proverbiali picchi del primo e del ritmo scatenato da farsa regionale del secondo (con una meravigliosa Titina De Filippo). Ma siamo sempre a metà strada tra il versante demenziale delle parodie dei generi e quello neorealista dei film di Monicelli. Il livello tecnico è ancora piuttosto alto, prima del crollo che si registrerà con l’arrivo degli spaghetti-western: insomma si ride ancora, e tanto.
(emiliano morreale)

I pompieri di Viggiu

Nel piccolo paese di Viggiù, a causa della cronica mancanza d’incendi, il locale corpo dei pompieri se ne sta quasi sempre inoperoso. Giunti nel teatro di una città vicina, i vigili, sistemati dietro al palco, assistono a uno spettacolo di varietà. La trama, labilissima, serve ovviamente come pretesto per legare i vari (e purtroppo mediocri) numeri musicali. Mario Mattoli, tra i registi preferiti da Totò, ha diretto per la prima volta l’attore napoletano nel ’47 in
I due orfanelli
.
(andrea tagliacozzo)