Qualcuno da amare

A Santa Monica, in occasione dell’imminente demolizione di un vecchio cinema, due fratelli, proprietari del locale, organizzano un ricevimento al quale invitano numerosi personaggi del mondo dello spettacolo. Film d’autore interessante, ambizioso, ben dialogato, ma anche un po’ prolisso. Ultima interpretazione di Orson Welles, scomparso il 10 ottobre dell’85 a sessantanove anni, mattatore assoluto delle sequenze in cui appare.
(andrea tagliacozzo)

L’infernale Quinlan

Un poliziotto della narcotici (Heston) e sbirro corrotto (Welles) si ostacolano nell’indagine su un omicidio in una sordida città messicana di confine, mentre la moglie di Heston (Leigh) fa da pegno per la loro lotta. Una meravigliosa e giustamente celebre sequenza d’apertura è solo l’inizio di questo capolavoro di stile, splendidamente fotografato da Russell Metty. Grande colonna sonora di rock latino a firma Henry Mancini; eleganti cammei non accreditati di Joseph Cotten, Ray Collins e soprattutto Mercedes McCambridge. Ricostruito secondo gli appunti di Welles nel 1998, in una versione di 111 minuti. Stare alla larga dalle copie di 95 minuti.

F for Fake – Verità e menzogne

Divertissement wellesiano, iniziato come un ritratto del celebre falsario d’arte Elmyr de Hory. Quando uno degli intervistati si rivelò essere Clifford Irving (che ingannò il mondo con una finta autobiografia di Howard Hughes), Welles fu costretto a modificare l’intreccio. Ora è una dissertazione informale sull’inganno, con il fascino delle riprese di Welles che compensa alcuni degli spigoli del film. Joseph Cotten, Paul Stewart e Laurence Harvey appaiono brevemente nel ruolo di se stessi, così come la compagna di Welles, Oja Kodar.

Conta solo l’avvenire

Durante la prima guerra mondiale, un uomo, ridotto dalle ferite quasi a un relitto, lascia che si dia notizia della sua morte. Un valente chirurgo riesce a salvargli la vita, ma il reduce, tornato a casa dopo vent’anni del tutto trasformato nell’aspetto, scopre che la moglie si è risposata. Mediocre melodramma che si ricorda solo per le presenze di Orson Welles e di una piccolissima Natalie Wood, che all’epoca aveva solo otto anni.
(andrea tagliacozzo)

Casino Royale

Ormai in pensione, James Bond è alle prese con intrighi internazionali complicatissimi, stangone belle e pericolose e un nipote degenere. Negli anni Sessanta, oltre a quelli di Blake Edwards e Richard Lester, si producevano un sacco di film dissacratori anche se non riusciti: operazioni autoreferenziali, piccole e grandi scoperte del camp (era di poco precedente il fondamentale saggio di Susan Sontag). Questa ad esempio è una pellicola assurda, scritta scavalcando un problema di diritti e diretta da cinque registi diversissimi uno dall’altro: tra i quali Val Guest, quello di Quatermass; il grande Huston, che aveva già fatto una cosa simile – ma più divertente – con
I cinque volti dell’assassino
; il montatore e regista di western Robert Parrish… Senza dire dello script, cui mise mano anche Woody Allen (che, possiamo dirlo, fa il cattivo), o degli attori, da Orson Welles a Barbara Bouchet. Però che simpatia quel delirio, e che libertà dissennata e pop in questo film pur noioso e scombinato!
(emiliano morreale)

Lo straniero

Terzo film diretto da Orson Welles (senza contare l’incompiuto It’s All True, del ’42). Un criminale nazista, che si è rifatto l’esistenza sotto mentite spoglie in una tranquilla cittadina americana, vede crollare il suo castello di menzogne con l’arrivo di un uomo incaricato d’indagare sul suo conto. Un’opera su commissione che Welles comunque svolge in modo egregio, riuscendo a confezionare anche un paio di sequenze d’antologia. Nomination per la sceneggiatura di Trivas. (andrea tagliacozzo)

Fate la rivoluzione senza di noi

Eccentrica commedia su due coppie di gemelli che prima vengono scambiati e poi si incontrano alla vigilia della Rivoluzione francese. Ignorato nel 1970, adesso ha un meritato seguito di cultori; il cast — soprattutto Wilder — è spassoso.

Rapporto confidenziale

Strano film sopra le righe (tematicamente simile a Quarto potere), in cui Welles interpreta un famoso magnate con un oscuro passato. La pellicola segue le sue azioni in seguito alle minacce e ai ricatti da parte del pretendente della figlia. Girato nelle versioni inglese e spagnola.

International Hotel

Improbabile trama alla Grand Hotel ambientata in un aeroporto londinese. Tutti sono terribilmente belli e ricchi; se vi piace guardare gente terribilmente bella e ricca bene. Altrimenti non ha senso. Eccellente la Rutherford (che con questo ruolo si aggiudicò l’Oscar) così come Maggie Smith. Scritto da Terrence Rattigan. Panavision.

Impara a conoscere il tuo coniglio

L’insolita commedia fu portata a termine per il rotto della cuffia, e rimase per questo gravemente danneggiata. Comincia alla grande con Smothers che decide di liberarsi di una vita troppo inquadrata nel mondo degli affari e diventa un mago che balla il tip-tap, ma poi si perde via. Alcuni momenti mostrano ancora una felice inventiva e alcune idee divertenti. Girato nel 1970.

Terrore sul Mar Nero

Dramma di spionaggio spesso sconcertante, ambientato durante la seconda guerra mondiale, iniziato da Welles al quale è stato poi tolto. Molta della narrazione sul contrabbando di munizioni in Turchia riesce ancora a emozionare. Cotten e Welles hanno sceneggiato questo adattamento di un romanzo di Eric Ambler. Rifatto nel 1975. Visibile anche nella versione colorizzata al computer.

Ro.Go.Pa.G.

Film a episodi (Illibatezza, Il pollo ruspante, Il mondo nuovo, La ricotta), tre accomunati dall’analisi degli “allegri principi della fine del mondo”. Si distingue il segmento di Pasolini, La ricotta, in cui il regista narra il dramma di un proletario, Cipriani, inconsapevole protagonista di una spietata e barocca lotta per la sopravvivenza. Per questo lavoro, Pasolini fu accusato di vilipendio alla religione di Stato e per questo costretto a modificare molti dialoghi.

La battaglia della Neretva

Nell’inverno del 1942, l’armata popolare jugoslava guidata da Tito è incalzata dalle truppe corrazzate tedesche del colonello Kranzer. I partigiani, attardati da donne, bambini e feriti, si dirigono verso il fiume Neretva con l’intenzione di attraversarlo. Quasi un film di propaganda, una discutibile ma spettacolare agiografia di Tito, che in questa versione, ridotta di quasi un’ora, perde di molta della sua forza narrativa. Protagonista del film, in veste d’attore, il regista russo Sergej Bondarciuk, già autore di film come Waterloo e Guerra o Pace. (andrea tagliacozzo)

Quarto potere

Un film da cui non si può prescindere, e pur sempre il più importante di Welles. Un film che spiega Hollywood, l’America e la crisi della soggettività contemporanea, cercando nello stesso tempo una nuova chiave narrativa, secondo modalità che trovano eguali forse solo in Nathanael West. La radio, il teatro, il romanzo si uniscono nello sforzo di comporre, nonostante tutto, un racconto unitario. Citizen Kane è una delle vicende più limpidamente tragiche del cinema moderno, quasi un paradigma dello scontro disperato tra il soggetto e il mondo che si illude di aver creato. Nonostante le apparenze, un intreccio semplice e limpido, e uno dei primi esempi di narrazione aporetica per sovraccarico (come, negli stessi anni, il chandleriano Grande sonno di Hawks). Un film cavo, un gigantesco trompe-l’œil, quasi un contenitore-truffa che permette di concepire una enorme enciclopedia del capitalismo moderno. Un film a suo modo definitivo, tanto da bloccare per sempre la carriera del suo allora ventiseienne autore (che pure firmerà almeno un’altra mezza dozzina di capolavori). (emiliano morreale)

Il terzo uomo

Alla fine della seconda guerra mondiale, uno scrittore canadese si reca a Vienna per indagare sulla scomparsa del suo amico Harry Lime. In Austria, l’uomo apprende dai servizi segreti inglesi che Lime era coinvolto in attività criminose. Tratto da un romanzo di Graham Greene, un film di spionaggio cupo e stilizzato, visivamente splendido (anche grazie alla fotografia in bianco e nero di Robert Krasker che vinse l’Oscar). L’apparizione di Orson Welles (nel ruolo chiave di Harry Lime) è breve, ma a dir poco memorabile. Gran premio al Festival di Cannes del 1949.
(andrea tagliacozzo)

Macbeth

Welles portò il Bardo alla Republic Pictures con questo adattamento suggestivo e ben realizzato, girato integralmente in bizzarri interni (che intenzionalmente ne enfatizzano la teatralità). La maggior parte dei cinema d’essai mostrano oggi la versione originale di Welles, di 105 minuti e con gli attori che parlano con autentico accento scozzese.

Un uomo per tutte le stagioni

Splendido film tratto dal lavoro teatrale di Robert Bolton sul conflitto personale di sir Thomas More quando Enrico VIII chiede il suo supporto nello scisma con il Papa e nella creazione della chiesa anglicana. La generosa interpretazione di Scofield incontra un cast superbo, una vivace atmosfera. Sei Oscar: miglior attore, regia, film, sceneggiatura (Robert Bolt), fotografia (Ted Moore), costumi. Rifatto per la tv nel 1988, con Charlton Heston.

Storia immortale

Intrigante vicenda (tratta da una storia di Isak Dinesen, ovvero Karen Blixen) su un mercante moralmente fallito (Welles), che vuole trasformare in realtà il mito secondo il quale un marinaio sedurrà la moglie di un uomo ricco. Una pellicola di ottima fattura, a tratti smagliante, originariamente realizzata per la televisione francese.

Moby Dick, la balena bianca

Trasposizione cinematografica – la terza, dopo il muto
Sea Beast
del 1926 e
Moby Dick, il mostro bianco
del 1930 – dell’omonimo romanzo di Herman Melville. È la storia del capitano Achab, comandante del peschereccio Pequod, e della sua ossessionata caccia a Moby Dick, la gigantesca balena bianca che lo aveva reso invalido a una gamba. Un film imperfetto, ma ricco di straordinarie sequenze. Gregory Peck è un Achab credibile, anche se Orson Welles gli ruba la scena nei panni di Padre Mapple.
(andrea tagliacozzo)

Il principe delle volpi

Nominato ambasciatore presso Città del Monte, il giovane Andrea Orsini riceve l’incarico di avvelenare il governatore del Duca Alfonso d’Este per consentire ai Borgia un’agevole conquista della città. Ma Andrea, innamoratosi di Donna Camilla, giovane moglie della vittima designata, non se la sente obbedire agli ordini. Un dramma storico ricco di mezzi ma senza vita, girato nella Repubblica di San Marino.
(andrea tagliacozzo)

La signora di Shanghai

La macchina da presa è la vera protagonista — relegando quasi ai margini gli attori — di questo strano thriller: un noir “sui generis” che racconta di un avventuriero irlandese (Welles) che si unisce all’affascinante Hayworth e a suo marito (Sloane) in una crociera sul Pacifico. Il celebre climax nella sala degli specchi tiene inchiodato lo spettatore. Fotografia di Charles Lawton jr. Tratto da un romanzo di Sherwood King. Sceneggiato e prodotto da Welles. Per le scene in mare è stato usato lo yacht di Errol Flynn, lo “Zaca”.

L’orgoglio degli Amberson

Dramma brillante dal romanzo di Booth Tarkington su una famiglia che non vuole adattare il suo modo di vivere ai tempi. Madre e figlio si scontrano sull’amante di lei. Il film di Welles dopo Quarto potere è ugualmente eccitante a suo modo, anche se gli fu levato di mano, rimontato e rigirato da altri. Il soggetto era già stato portato sugli schermi nel 1925 con il titolo Pampered Youth. Ne esiste anche una versione colorizzata. Rifatto per la tv via cavo nel 2001, ricevette quattro nomination agli Oscar, tra cui Miglior Film e Fotografia.

Otello

Avvincente versione cinematografica magistralmente diretta della tragedia di Shakespeare, con Welles nei panni del protagonista, indotto per inganno da Iago (MacLiammoir) a credere che la moglie Desdemona (Cloutier) gli è stata infedele. Girato — da non credersi! — tra il 1949 e il 1952 per problemi di budget: uno dei più affascinanti (e sottovalutati) adattamentti da Shakespeare mai girati. Joseph Cotten compare nel ruolo di un senatore, Joan Fontaine in quello di un’attendente. Restaurato (e con la colonna sonora reincisa) per la riedizione del 1992.