Il Signore degli anelli – Le due torri

La Compagnia è divisa: i due hobbit Frodo e Sam sono in cammino verso Mordor. Incontrano Gollum, che si offre di guidarli verso il Monte Fato. Frodo ha con se l’anello, che inizia a sopraffare la sua volontà, ma per fortuna Sam gli è vicino e l’aiuta contro le tentazioni. Aragorn, l’elfo Legolas e il nano Gìmli incontrano Gandalf, sopravvissuto alla caduta nelle miniere. Insieme vanno a Rohan dal re Thèoden per convincerlo a scendere in guerra contro Saruman. Thèoden invece vuole portare il suo popolo in una fortezza, per aspettare l’attacco degli orchi. Gli altri due hobbit, Merry e Pipino, scappati dagli orchi che li avevano fatti prigionieri, incontrano Barbalbero e gli Ent che li aiuteranno a sferrare un attacco alla fortezza dove vive Saruman. Ci sarà una battaglia imponente tra diecimila orchi e gli elfi, gli uomini di Thèoden, Aragorn, Legolas e Gìmli, salvati alla fine dall’intervento di Gandalf che porterà rinforzi. Il cammino di Frodo e Sam continua così verso il Monte Fato, guidati da Gollum, che ha in mente di tradirli per impossessarsi dell’anello.
Secondo episodio della trilogia dedicata al libro di Tolkien. Stesso cast artistico e tecnico, altre tre ore di film, che seguono le tre de La compagnia dell’anello e precedono le tre finali de Il ritorno del re. Come il primo film, anche Le due torri ha un testo abbastanza fedele a Tolkien, ma, se possibile, le scene di violenza e azione sono ancora più numerose. Il ritmo rimane alto per tutto il tempo e l’imponenza delle scene lascia lo spettatore a bocca aperta. Già campione d’incassi negli Usa, ci si aspetta un ottimo risultato al box office anche in Italia. (andrea amato)

Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma

I destini di Will Turner, di Elizabeth Swann e di capitan Jack Sparrow si incrociano ancora nel secondo episodio della saga dei Pirati dei Caraibi. Neutralizzata la Maledizione della prima luna, Jack dovrà lottare contro Davy Jones, capitano dell’Olandese Volante, al quale ha venduto l’anima in cambio del comando della Perla Nera molti anno addietro. Per scampare alla dannazione eterna, il pirata dovrà impossessarsi di uno scrigno contenente il cuore di Jones. Will ed Elizabeth saranno costretti a interrompere le loro nozze e partire per una nuova avventura al fianco di Jack: lotteranno contro una ciurma di uomini-pesce e contro uno spietato mostro degli abissi e Will, finalmente, potrà incontrare suo padre Bill, ormai schiavo dell’aldilà sulla nave di Davy Jones. 

Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re

Il viaggio della Compagnia sta per terminare. Le forze di Sauron hanno attaccato Minas Tirith, la capitale di Gondor. Il futuro della città, momentaneamente retta dal sovrintendente Denethor, dipende dal ritorno di Aragorn, l’erede al trono. Spinto dal mago Gandalf alla difesa delle mura, l’esercito degli umani non riesce a tener testa alle legioni nemiche. Malgrado le numerose perdite, la Compagnia si lancia nella più grande battaglia mai affrontata, allo scopo di distrarre Sauron e permettere all’hobbit Frodo di portare a termine la sua spedizione. Quest’ultimo, assieme a Sam e all’infido Gollum, ha intrapreso un viaggio massacrante la cui meta è il Monte Fato, l’unico posto in cui l’Anello potrà essere distrutto.
Terzo e ultimo capitolo della trilogia ispirata all’opera di J.R.R. Tolkien e diretta dal regista neozelandese Peter Jackson, Il ritorno del re è l’episodio finale di un processo creativo che ha richiesto due anni di pre-produzione, 274 giorni di riprese, tre anni di post-produzione e un budget di 300 milioni di dollari. Sceneggiatore assieme a Philippa Boyens e alla moglie Fran Walsh, Jackson si è ancora una volta attenuto in maniera piuttosto scrupolosa al romanzo dello scrittore britannico. «Era la miglior sceneggiatura possibile – ha detto – sarebbe stato da pazzi cambiarla». E ancora una volta, al centro della pellicola, ha posto l’eterna lotta tra il bene e il male, le tentazioni del potere, la corruttibilità degli esseri umani. Le vicende personali degli eroi nati dalla fantasia di Tolkien si intrecciano alla storia di popoli che lottano per sopravvivere, cercando di superare le differenze per essere più forti. E poi c’è il viaggio dei due hobbit, Frodo e Sam, legati da un’amicizia che nemmeno il potere negativo dell’Anello riesce a distruggere. Come già nel primo episodio della serie, la ricchezza dei temi narrativi è dunque una delle principali risorse della storia raccontata da Jackson, che rispetto al secondo capitolo ha quasi del tutto risolto il problema del disorientamento di coloro che, a distanza di mesi, non ricordavano alla perfezione i fatti della «puntata» precedente e si trovavano spiazzati di fronte ai nuovi accadimenti. Stavolta la storia si sviluppa in maniera piuttosto lineare e comprensibile anche da chi non ha confidenza con l’universo creato da Tolkien, persino da chi non ha assistito ai primi due episodi della saga. Undici le statuette che Il Signore degli Anelli si è aggiudicato agli Oscar 2004: miglior film, regista, sceneggiatura non originale, montaggio, scenografia, costumi, trucchi, sonoro, effetti visivi, canzone originale (Into the West) e colonna sonora originale. (maurizio zoja)

Elizabethtown

Drew Baylor (Orlando Bloom) ha fatto perdere milioni di dollari all’azienda produttrice di scarpe per cui lavora come designer. Il fiasco della calzatura sportiva di sua creazione è tale che il giovane pensa addirittura al suicidio. Ma mentre sta trasformando la sua cyclette in un’imporabile macchina di morte, riceve la telefonata della sorella minore che gli comunica la notizia della morte del padre. Bisogna recuperare la salma e organizzare la cerimonia funebre a Elizabethtown in Kentuky, città d’origine del genitore, dove è avvenuta la disgrazia. Drew si scrolla di dosso la delusione per il fallimento professionale e parte in aereo alla volta del Kentuky. Sul suo volo, dov’è l’unico passeggero, conosce la bella hostess Claire (Kirsten Dunst) che lo consola riuscendo anche a lasciargli il proprio numero di telefono nella speranza di rivederlo. Drew arriva ad Elizabethtown e affronta tutti gli inconvenienti della situazione con responsabilità e tatto, guadagnandosi così la simpatia della gente della piccola comunità. Una sera chiama Claire e i due iniziano a frequentarsi. Ol’inizio di una dolce storia d’amore che porterà il giovane Drew a ritrovare se stesso.
Cameron Crowe, (Quasi famosi, e Vanilla Sky), confeziona una piacevole commedia romantica affiancando le due star Orlando Bloom e Kirsten Dunst. Esordisce con la rappresentazione del fallimento e dell’illusione del pluricelebrato sogno americano come già aveva fatto nel film con Tom Cruise, ottenendo i medesimi brillanti risultati. Ci si diverte e ci si emoziona partecipando attraverso l’occhio di Crowe al fiasco del povero Drew e alla sua autocommiserazione.
Nel prosieguo della pellicola è proprio il personaggio interpretato da Orlando Bloom a entrare nelle simpatie dello spettatore con le sue fragilità, le puerili nevrosi e l’affascinante timidezza. Kirsten Dunst invece abbaglia la scena con la sua bellezza e la vitalità del suo personaggio, ma tra i due protagonisti manca quella chimica che renderebbe la loro storia irresistibile. Ci sono la tenerezza e l’innocenza dell’innamoramento ma nessuna traccia di quell’energia straripante che il vero amore suscita. Il resto della vicenda non manca di intrecci interessanti e brillantemente divertenti grazie all’ottima interpretazione di tutto il cast e alla buona ideazione dei dialoghi. Brilla per intensità drammatica la performance di Susan Sarandon, la madre di Drew, che durante il party in ricordo del marito si esibisce in un emozionante quanto nostalgico tip tap sulle note di Moon River. La pellicola trova il tempo di trasformarsi anche in film on the road in cui Drew, attraverso una sorta di guida turistica realizzata da Claire, attraversa in macchina gli Usa visitando luoghi affascinanti e bizzarri.
Un lavoro che nelle intenzioni iniziali sicuramente voleva dire molto di più, presentando un dramma familiare, una storia d’amore e il percorso di rinascita spirituale di un giovane, ma che poi, nella sua realizzazione, si perde in soluzioni narrative ordinarie senza approfondire in modo significativo le tematiche affrontate. La regia è in ogni caso apprezzabile nelle sue soluzioni visive e, insieme a una colonna sonora ben costruita dati i trascorsi professionali di Crowe come redattore del magazine Rolling Stone, la pellicola risulta di gradevole intrattenimento. (mario vanni degli onesti)

Pirati dei Caraibi – La maledizione della prima luna

Nel Mar dei Caraibi del Diciassettesimo secolo, il bucaniere Jack Sparrow, in procinto di essere giustiziato, viene liberato dalla prigione e suo malgrado coinvolto in una lotta senza tregua contro l’astuto capitano Barbossa. Quest’ultimo ruba la sua nave (la Black Pearl), assalta e saccheggia la città di Port Royal e rapisce Elisabeth Swann, la bella figlia del governatore. Will Turner, amico di infanzia della ragazza e segretamente innamorato di lei, decide di allearsi con Jack per tentare di salvarla. A bordo della nave più veloce del regno, l’Interceptor, i due si mettono alla caccia del pirata e della sua losca ciurma. Ma Will e Jack non sanno che Barbossa e il suo equipaggio sono vittime di una maledizione che li condanna a vivere come non-morti e a trasformarsi in scheletri quando splende la luna piena.
Tornano sul grande schermo i pirati. L’ultimo analogo tentativo era stato l’infelice Pirati di Roman Polanski uscito nel 1986, un film di qualità che il pubblico non aveva apprezzato. Hollywood ora ci prova con questo La maledizione della prima luna diretto da Gore Verbinski, già regista di The Ring e The Mexican, che si rivela un film gradevole e scorrevolissimo nelle oltre due ore di arrembaggi, inseguimenti e colpi di scena. Puro intrattenimento, la giusta dose di ironia e un cast eccezionale. Nulla di realmente nuovo nella direzione di Verbinski, che si avvale di un ritmo serrato, di un utilizzo vorticoso dell’obiettivo e di una colonna sonora adeguata (anche se a tratti troppo invadente), il tutto condito da convincenti effetti speciali. L’inserimento dell’elemento soprannaturale porta comunque una leggera ventata di novità in un genere tanto abusato, soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta. Il merito della riuscita del film è soprattutto di Johnny Depp, pirata glam e vagamente dandy, ispirato, si dice, all’inconfondibile stile di Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones. Spiritoso e sarcastico, con la bottiglia di rum sempre a portata di mano, Depp/Sparrow entra in scena e la movimenta, diventando suo malgrado il personaggio attorno a cui ruota l’interesse dello spettatore. Ma anche l’ingenuo Orlando Bloom, nella parte dell’innamorato un po’ imbranato e spinto da sincera passione, convince e tiene testa all’incontenibile simpatia di Depp. Nella parte della bella da salvare, secondo i cliché del genere, un’attrice giovane e provocante quanto basta, Keira Knightley, già vista nel divertente Sognando Beckham. A completare il cast, Geoffrey Rush nei panni del pirata Barbossa, cui conferisce la tipicità del cattivo della situazione ma senza prendersi troppo sul serio (ricordando il Walter Matthau di polanskiana memoria). L’irresistibile confronto finale tra il bucaniere Depp e il pirata Rush rimane il momento culminante di un film godibile e adatto agli spettatori di tutte le età. (emilia de bartolomeis)

Troy

Troy

mame cinema TROY - STASERA IN TV IL FILM EPICO achille
Brad Pitt nel ruolo di Achille

Diretto da Wolfgang Petersen, Troy (2004) è ambientato nel 1200 a.C., nell’antica Grecia. Agamennone (Brian Cox) ha conquistato tutte le città-stato del paese, ma gli manca ancora un’ultima avversaria da sconfiggere: la splendida e potente città di Troia, circondata da alte mura che si dice siano invalicabili. Tuttavia, suo fratello Menelao (Brendan Gleeson) ha stretto un’alleanza con i Troiani, ospitando i principi Ettore e Paride (Eric Bana e Orlando Bloom) nella propria dimora a Sparta.

Ma, proprio in quest’occasione, Paride e la moglie di Menelao, la regina Elena di Sparta (Diane Kruger) intrecciano una relazione segreta e, al momento in cui il principe deve far ritorno a Troia, Elena lo segue. Ciò rompe l’alleanza tra Sparta e Troia e Menelao, furibondo, va da Agamennone, il quale sfrutta la situazione per dichiarare guerra a Troia. E a questa guerra dovranno partecipare tutti i Greci, compreso Achille (Brad Pitt), che sogna la gloria eterna.

Questo conflitto, però, non immortalerà solo i nomi dei guerrieri che la combattono nella storia. Comporterà anche lutti, tradimenti, inganni e devastazione. E non tutti sopravviveranno.

Curiosità

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I principi Ettore e Paride con Elena, di ritorno a Troia
  • Il film presenta diverse inesattezze rispetto all’Iliade, l’opera epica di Omero a cui si ispira liberamente la trama. Per esempio, nell’opera Patroclo non è il cugino di Achille, bensì il suo compagno d’armi e, secondo gli usi dell’antica Grecia, il suo amante. Inoltre, le schiave catturate da Agamennone sono due: Briseide e Criseide, e l’avido re le pretende entrambe. E Achille ama solo Patroclo, non Briseide, perché secondo la società ellenica dell’epoca il vero amore poteva esistere solo tra uomini, cioè gli unici esseri ritenuti intelligenti.
  • Anche il duello tra Paride e Menelao è nell’opera profondamente diverso: per salvare Paride, infatti, interviene la dea Afrodite, colei che gli aveva promesso l’amore di Elena, la donna più bella del mondo. Lo trasporta su una nuvola al sicuro all’interno del palazzo reale di Troia.
  • Viene omessa nel film pure la presenza degli dei, costante nell’opera. Nell’Olimpo, per l’appunto, si sono create vere e proprie fazioni riguardo alla guerra di Troia: Afrodite e Apollo, per esempio, proteggono i Troiani, mentre Era e Atena proteggono i Greci.
  • Nel cast c’è anche Peter O’Toole nel ruolo del re di Troia Priamo.
  • Le scene in esterni sono state girate a Malta e in Messico. I set interni invece, sono stati girati nel Regno Unito, negli Shepperton Studios. II budget del film fu di 175.000.000 $.
  • Inoltre, il film è stato presentato fuori concorso al 57º Festival di Cannes.
  • La pellicola ha avuto un ottimo incasso internazionale: 497.409.852 $. Negli Stati Uniti ha incassato 133.378.256 $ e in Italia 14.878.762 €. È nella top 150 dei film con maggior incasso.
  • I commenti della critica sono stati, tuttavia, per lo più negativi, a causa delle profonde incongruenze tra il film e l’opera da cui è tratto.